— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Politica

Italia pronta a una missione navale a Hormuz, ma serve il via libera del Parlamento

Meloni aderisce alla dichiarazione congiunta di Francia, Germania e Regno Unito dopo il memorandum Usa-Iran. Quattro unità della Marina sarebbero già pronte.
Byoblu·15 giugno 2026
Politica — Byoblu
🔊 Ascolta l’articolo

Roma, 15 giugno 2026 — L’Italia si dice disponibile a partecipare a una missione navale internazionale nello Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione e sostenere le operazioni di sminamento, all’indomani del memorandum d’intesa siglato tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato questa mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, precisando però che qualsiasi dispiegamento di forze sarà subordinato alla preventiva autorizzazione del Parlamento.

Cosa dice Meloni

Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, Italia, Francia, Germania e Regno Unito — il cosiddetto gruppo E4 — hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui esprimono «forte apprezzamento» per l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, ringraziano i mediatori Qatar e Pakistan e si impegnano a contribuire «a una missione indipendente e a carattere strettamente difensivo per garantire la sicurezza della navigazione commerciale e sostenere le operazioni di sminamento». I quattro Paesi si sono anche detti pronti a rivedere alcune sanzioni nei confronti dell’Iran, a condizione che Teheran adotti «passi concreti e verificabili» sul nucleare.

In una dichiarazione separata, Meloni ha precisato: «I principi sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz». La premier ha anche chiesto la cessazione delle ostilità in Libano.

Cosa farebbe concretamente la Marina italiana

Secondo quanto anticipato in Commissione Difesa circa tre settimane fa e riportato da Euronews, l’Italia avrebbe già identificato le unità navali da impiegare. Il dispositivo comprenderebbe quattro mezzi: due cacciamine della Quinta divisione navale di La Spezia — con buona probabilità le unità Crotone e Rimini, già posizionate a Gibuti — la nave logistica Vulcano e la fregata europea multi-missione Margottini, consegnata alla Marina nel 2014 e specializzata nella configurazione antisommergibile.

I cacciamine, destinati alle operazioni di sminamento vere e proprie, sarebbero scortati da unità dotate di sistemi di difesa aerea e supportati da una nave logistica come l’Atlante. A fare da ombrello alla missione potrebbe essere la fregata Rizzo, attualmente impiegata nell’operazione Aspides nel Mar Rosso. Stando a quanto riporta Repubblica, la missione potrebbe coinvolgere complessivamente circa 400 militari italiani, con la base di supporto «Amedeo Guillet» nel Corno d’Africa a fare da retrovia logistica.

Fonti del ministero della Difesa citate da Euronews precisano che l’eventuale intervento italiano è in ogni caso vincolato al verificarsi di specifiche condizioni preliminari, al momento non rese pubbliche integralmente.

Il nodo politico: Trump ha chiuso l’accordo, l’Europa accompagna

Un elemento non secondario riguarda il ruolo che i diversi attori hanno effettivamente avuto nel raggiungimento dell’intesa. L’accordo tra Washington e Teheran è il frutto di una trattativa condotta dall’amministrazione Trump, con la mediazione di Qatar e Pakistan. L’Europa — e l’Italia con essa — arriva dopo, con il compito operativo di garantire che le rotte marittime siano praticabili e sicure: uno sminamento, appunto, sia nel senso letterale del termine che in quello diplomatico.

Se da un lato questa posizione è compatibile con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», dall’altro mette in evidenza i limiti dell’Unione europea come attore geopolitico autonomo: a costruire la pace ci ha pensato Washington, mentre Bruxelles e le capitali europee si preparano a gestirne le conseguenze operative. È una considerazione che alimenta da tempo il dibattito sull’irrilevanza strategica dell’UE nei grandi equilibri internazionali, e che questo scenario torna a rendere attuale.

I prossimi passi

Per l’Italia, la procedura prevede — secondo la formula già utilizzata in passato per altre missioni internazionali — le comunicazioni dei ministri della Difesa e degli Esteri alle Camere, seguite dal voto parlamentare. Non è ancora nota una tempistica precisa. Sul fronte diplomatico più ampio, i negoziati tra Usa e Iran per la definizione di un accordo definitivo devono ancora concludersi: il memorandum rappresenta un’intesa di principio, non un trattato di pace compiuto.

📻 RADIO Caricamento…