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KoBold, sostenuta da Gates, accusa la Cina: litio in Congo fermo

La società chiede aiuto al Dipartimento di Stato: per i rilievi aerei serve un via libera Onu, perché la tecnologia ha anche usi militari.
Byoblu·30 ottobre 2026
Economia — Byoblu

KoBold Metals, la società di esplorazione mineraria sostenuta da Bill Gates e Jeff Bezos, ha chiesto al Dipartimento di Stato americano di intervenire per sbloccare il suo programma da 50 milioni di dollari per la ricerca di litio nella Repubblica Democratica del Congo. In una lettera inviata a settembre, emersa oggi, l’azienda accusa la Cina di usare l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi per impedirle di sorvolare il Paese con un’apparecchiatura di mappatura geofisica. Pechino respinge le accuse.

KoBold Metals e l’embargo Onu: lo strumento che interessa anche ai militari

KoBold vuole impiegare un aereo dotato di gradiometro gravitazionale tensoriale. È uno strumento che misura variazioni minime del campo gravitazionale e permette di individuare, dall’alto, corpi rocciosi di densità diversa, quindi possibili giacimenti. La stessa tecnologia ha applicazioni militari, tra cui la navigazione dei sottomarini e l’individuazione di velivoli stealth.

Questo la fa ricadere nel regime di sanzioni dell’Onu sul Congo, che vieta la fornitura di armi e materiali connessi a soggetti non governativi e a privati che operano nel Paese. Per portarla sul territorio congolese serve un’esenzione del Consiglio di Sicurezza, dove la Cina siede come membro permanente.

«Siamo preoccupati che la Cina stia usando una procedura dell’embargo Onu sulle armi per ostacolare una legittima attività commerciale americana nella Rd Congo», ha scritto KoBold al Dipartimento di Stato. L’azienda definisce l’apparecchio «uno strumento passivo, civile» e aggiunge di aver saputo che Pechino «ha segnalato di poter bloccare» la richiesta. Il problema è anche di calendario: «Se l’esenzione viene negata, KoBold non può effettuare il rilievo. Se resta in stallo, perdiamo la finestra di volo della stagione secca e un altro anno».

Nelle ultime settimane il Dipartimento di Stato ha presentato all’Onu la domanda per consentire a un appaltatore di KoBold di importare la tecnologia, sostenendone l’uso civile. Finora nessuna esenzione è stata concessa. KoBold non ha commentato. Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che le accuse della società «non corrispondono ai fatti».

Washington ha invece preso posizione apertamente. Il Dipartimento di Stato si dice impegnato ad ampliare gli investimenti privati americani nel Paese e chiede al comitato sanzioni del Consiglio di Sicurezza di sostenere lo sviluppo «responsabile» del settore minerario congolese. L’apparecchiatura, sostiene, consente di pianificare progetti trasparenti ed efficienti «a beneficio delle comunità congolesi».

Litio in Congo, il piano da 50 milioni di KoBold a Manono

La campagna è stata annunciata il 13 aprile. Riguardava allora 13 permessi su oltre 3.000 chilometri quadrati nel territorio di Manono, nella provincia del Tanganica, con l’obiettivo di arrivare a 5.000 entro fine anno. Il programma prevede 30.000 chilometri di linee di rilievo aereo, oltre a perforazioni e campionamenti, e si estende fino al primo trimestre del 2027. Più di 20 milioni sono già stati versati per ottenere i permessi. Oggi le licenze di KoBold nel Paese sono 14.

La società, che usa l’intelligenza artificiale per individuare giacimenti non ancora sfruttati, quest’anno ha raccolto 291 milioni di dollari con una valutazione di 4 miliardi. In Zambia ha già scoperto il deposito di rame di Mingomba. L’amministratore delegato Kurt House ha rivendicato di aver trasformato in un anno un’azienda assente dal Congo nel principale investitore americano del Paese.

Manono non è un terreno neutro. Ospita uno dei maggiori giacimenti di litio al mondo, oggi affidato a una joint venture tra la cinese Zijin Mining e la società statale Cominière, dopo che nel febbraio 2023 Kinshasa ha revocato il permesso all’australiana AVZ Minerals. AVZ ha avviato un arbitrato internazionale e sostiene che l’accordo tra KoBold e il governo congolese violi i suoi diritti sul deposito.

Cina e Stati Uniti, la corsa ai minerali critici del Congo

La Rd Congo è il primo produttore mondiale di cobalto e il secondo di rame. Gran parte del sottosuolo resta inesplorata. La Cina vi investe massicciamente dagli anni Duemila e, secondo stime riportate dall’agenzia AFP, controlla tra il 70 e l’80 per cento del mercato congolese di rame e cobalto. Le società americane con asset minerari nel Paese sono soltanto due: KoBold e Virtus Minerals.

Washington sta cercando di recuperare terreno. Lo scorso dicembre ha firmato con Kinshasa un partenariato strategico, contropartita economica del sostegno americano a un processo di pace nell’est del Paese che finora non ha fermato un conflitto aperto da trent’anni. Il governo congolese si è inoltre impegnato a garantire agli acquirenti statunitensi un trattamento preferenziale sui minerali venduti dalle sue società statali.

L’embargo che oggi frena KoBold esiste proprio a causa di quella guerra. Una misura nata per limitare l’afflusso di armi alle milizie diventa così un terreno di confronto tra le due potenze nella competizione per i minerali delle batterie.

Mappatura del sottosuolo congolese, la contesa sui dati geologici

Al centro della vicenda c’è il controllo delle informazioni sul sottosuolo, prima ancora delle miniere. Il 6 ottobre il governo congolese ha lanciato un proprio programma di mappatura aerea, finanziato dallo Stato e della durata di tre anni: sette aerei, il supporto tecnico della spagnola Xcalibur, nove province coperte. L’obiettivo dichiarato dal ministero delle Miniere è «conoscere meglio le risorse della Rd Congo per difendere meglio gli interessi del Paese».

KoBold e Kinshasa sono inoltre in disputa con il Museo reale dell’Africa centrale di Bruxelles per l’accesso a un vasto archivio geologico di epoca coloniale. L’accordo del 2025 che ha aperto il Congo a KoBold prevedeva la digitalizzazione di quei dati e la loro libera consultazione attraverso il Servizio geologico nazionale.

Il caso mostra quanto si siano ravvicinati capitale privato e politica estera. Una società finanziata da due degli uomini più ricchi del mondo si appoggia alla diplomazia del proprio governo per ottenere un via libera al Consiglio di Sicurezza, mentre il Dipartimento di Stato presenta l’operazione come un vantaggio per le comunità locali. Tra i finanziatori figura Gates, da anni tra i più noti sostenitori della transizione energetica: la stessa transizione che ha trasformato litio e cobalto in risorse strategiche e i loro giacimenti in oggetto di contesa.

La partita si gioca ora sui tempi. Senza una decisione del comitato sanzioni, la finestra della stagione secca si chiude e la campagna aerea di KoBold slitta di un anno, oltre la scadenza del programma fissata al primo trimestre del 2027.

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