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La società della carestia sostituirà quella dei consumi – Paolo Becchi

La pacchia è finita. Ai giovani un futuro senza futuro, e la finanziaria lascia agli italiani solo le briciole. Ma per armi e carri armati i soldi si trovano sempre! Preparatevi alla stagnazione.
Paolo Becchi·30 ottobre 2026
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Prima o poi il tappo doveva saltare. Ed è saltato: manifestazioni, scioperi, occupazioni, guerriglia urbana. È soltanto l’inizio di un autunno caldo. Ma oltre alla reazione delle categorie investite dalla crisi, a colpirmi è la presenza di tanti giovani. Cominciano a rendersi conto del futuro che li aspetta: non averne uno.

Criminalizzare queste proteste non farà altro che alimentarle. Serviva una legge di bilancio capace di rispondere al disagio sociale. Sono arrivate le briciole. La manovra appena varata dal governo è questo: briciole! I titoli parlano di 26 miliardi, ma circa 14 hanno già una destinazione vincolata a difesa ed energia. Per il resto rimangono appena 12 miliardi, su un PIL che supera i 2.200 miliardi. Intanto la pressione fiscale resta intorno al 43%. Questo sarebbe il rilancio?

Per capire dove siamo bisogna guardare agli anni precedenti. Dal 2020 al 2025 abbiamo accumulato disavanzi nell’ordine degli 800 miliardi. Negli anni dell’emergenza il deficit annuo si aggirava sui 150-160 miliardi. Una montagna di soldi che ha sostenuto l’economia. Nello stesso periodo il PIL a prezzi correnti è passato da circa 1.700 a oltre 2.200 miliardi. Circa 600 miliardi in più. Un record! Peccato che una parte dell’aumento sia fatta di prezzi più alti e che il confronto parta dall’anno in cui le chiusure avevano fatto precipitare la produzione.

La spesa in deficit ha contribuito alla ripresa del PIL e dell’occupazione. Ma scambiare l’aumento del PIL nominale per un identico aumento della ricchezza reale è un gioco che lasciamo alla propaganda. I governi Conte, Draghi e, nella prima fase, Meloni hanno potuto contare su disavanzi eccezionali. Conte e una parte della stagione Draghi hanno beneficiato anche di tassi bassissimi e dell’intervento della BCE. Poi il costo del denaro è salito. Oggi finanziarsi costa molto di più.

Adesso la pacchia è finita. Dai deficit superiori all’8% degli anni dell’emergenza siamo scesi al 3,1% nel 2025. Il sostegno straordinario si è drasticamente ridimensionato. E non basta annunciare una manovra da 26 miliardi per sostituirlo.

Quattro o cinque punti di PIL valgono, come ordine di grandezza, un centinaio di miliardi. Questo dà la misura della distanza dalla stagione dei grandi disavanzi. Sul deficit pesano anche le regole con cui sono stati contabilizzati i bonus edilizi, ma chi governa dovrebbe spiegare con che cosa intende sostenere consumi e investimenti dopo quella stagione. Per armi e carri armati i soldi li troveranno sempre. Per il resto ci apprestiamo a una nuova austerità. La società della carestia sostituirà quella dei consumi.

Nel 2027 ci aspetta un’economia in sostanziale stagnazione. E in una situazione del genere non saranno rose e fiori per il centrodestra alle elezioni. E soprattutto per gli italiani. Hanno fatto una legge elettorale per beccarsi il premio di maggioranza. Ma se nessuno raggiungesse la soglia per prenderlo, sarà il caos. Altro che Stabilicum!

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