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Cronaca

Lapide di Gigi Proietti al Verano: prima l’allarme furto, poi il chiarimento

L’Ama aveva denunciato un furto, ma la lastra era stata rimossa dall’agenzia funebre per aggiungere il nome della moglie. Un caso che illumina ferite più profonde.
Byoblu·06 giugno 2026
Cronaca — Byoblu
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Nel pomeriggio di sabato 6 giugno 2026, l’Ama – la società che gestisce i cimiteri capitolini – ha diffuso una nota ufficiale segnalando il danneggiamento e la sparizione della lapide della tomba di Gigi Proietti presso il Cimitero Monumentale del Verano, a Roma. L’azienda aveva già sporto denuncia alle autorità competenti e fornito alle forze dell’ordine le immagini del sistema di videosorveglianza, dichiarando la propria «massima collaborazione agli investigatori per il pieno accertamento dei fatti e l’individuazione dei responsabili».

Qualche ora dopo, tuttavia, è arrivato il chiarimento: secondo quanto riportato da Repubblica, la lastra non sarebbe stata rubata. L’agenzia di pompe funebri incaricata dalla famiglia l’avrebbe rimossa per aggiungere sulla pietra il nome della moglie di Proietti, scomparsa di recente. Un equivoco, dunque – almeno sul piano strettamente materiale. Ma un equivoco che, nella sua dinamica, ha comunque acceso i riflettori su una realtà difficile da ignorare.

Una storia sepolturale travagliata

La tomba di Gigi Proietti – morto il 2 novembre 2020, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, durante la pandemia da Covid-19 – ha avuto un percorso tutt’altro che lineare. I funerali e la cremazione si tennero il 5 novembre 2020, ma per quasi tre anni le ceneri dell’attore non trovarono una collocazione stabile a Roma: furono custodite in Umbria, nella cappella di famiglia della moglie. Solo nel novembre 2023 fu inaugurato il monumento funebre al Verano, e la tumulazione definitiva avvenne nell’ottobre 2024, quasi quattro anni dopo la morte.

Il contesto: un paese in difficoltà

Anche se il caso specifico si è risolto in un malinteso, il primo pensiero collettivo – e l’allarme immediato dell’Ama – è andato dritto al furto. E non è un riflesso privo di fondamento: il trafugamento di materiali pregiati dai cimiteri italiani, dalle lapidi in marmo ai componenti in bronzo, è un fenomeno documentato e ricorrente, alimentato da una domanda illegale di materie prime e da una povertà che, in certi contesti, spinge a forme sempre più degradate di sopravvivenza economica.

Il fatto che la prima reazione di chi gestisce i cimiteri della Capitale sia stata quella di denunciare un furto, anziché verificare prima con la famiglia, dice qualcosa. Dice che certi episodi non sorprendono più nessuno. Rubare una lapide, quella di un uomo che ha rappresentato per decenni l’anima popolare di Roma e dell’Italia intera, non è un gesto astratto: è il sintomo di una frattura etica e sociale che attraversa il paese in profondità.

Gigi Proietti, nato nel 1940 in via Giulia, cresciuto tra il Colosseo, il Tufello e l’Alberone – là dove, come ricordano le fonti, «c’è il popolo» – era diventato il volto di un’Italia capace di ridere di sé, di raccontarsi senza infingimenti. Un paese che avesse bisogno di sottrarre il marmo dalla sua tomba per monetizzarlo rappresenterebbe la negazione di tutto ciò che lui incarnava.

Prossimi sviluppi

L’Ama non ha ancora ritirato formalmente la denuncia, almeno stando alle informazioni disponibili in serata. Sarà la famiglia, in raccordo con le autorità, a chiarire definitivamente la situazione dal punto di vista legale e procedurale. Resta aperta la questione della comunicazione istituzionale: la nota dell’azienda, diffusa senza un preventivo accertamento con i familiari, ha generato un’onda emotiva e mediatica che un minimo di coordinamento avrebbe potuto evitare.

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