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Lavrov: «L’Europa vuole la guerra entro il 2030, Trump invece cerca la pace»

Il ministro degli Esteri russo contrappone la disponibilità di Washington al dialogo all’atteggiamento delle capitali europee, accusate di usare i negoziati come copertura.
Byoblu·20 giugno 2026
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Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha tracciato una netta linea di demarcazione tra Washington e le capitali europee nel conflitto ucraino. Secondo Lavrov, il presidente Donald Trump sarebbe «pronto a tornare ai suoi sforzi per risolvere la crisi ucraina», e Mosca — ha affermato il capo della diplomazia russa — «è pronta per questo». Tutt’altro discorso, a suo avviso, vale per i governi europei.

Le dichiarazioni di Lavrov, rilasciate domenica 19 giugno 2026 al quotidiano militare russo Krasnaya Zvezda e contenute anche in un articolo destinato alla testata Politico Europe — che avrebbe deciso all’ultimo momento di non pubblicarlo, costringendo il ministero degli Esteri di Mosca a diffonderlo autonomamente sul proprio sito —, rappresentano la sintesi più esplicita della visione russa sul quadro diplomatico attuale.

La frase più dura: «Pronti al combattimento entro il 2030»

Il passaggio più netto dell’intervento di Lavrov riguarda le intenzioni attribuite alle leadership europee: il loro «vero obiettivo», ha scritto il ministro, non sarebbe negoziare con Mosca, ma raggiungere una «preparazione difensiva» per un eventuale conflitto con la Russia entro il 2030. Nel frattempo, a suo dire, i colloqui servirebbero esclusivamente a «guadagnare tempo».

A sostegno di questa tesi, Lavrov ha citato — tra l’altro — le dichiarazioni rese pubblicamente da Angela Merkel e François Hollande, secondo cui gli Accordi di Minsk del 2015 non erano stati concepiti per essere realmente attuati, ma per consentire all’Ucraina di rafforzare il proprio apparato militare. Quanto al capo di Stato maggiore belga, Lavrov lo cita con queste parole attribuite ad aprile scorso: «Abbiamo ancora qualche anno. Grazie al coraggio e al sangue degli ucraini, che ci stanno facendo guadagnare quel tempo».

Trump «pragmatico», Europa «fucina di guerre»

Sulle relazioni con Washington, il tono di Lavrov è sensibilmente diverso. Il ministro ha definito Trump un «pragmatico» guidato dal buon senso, e ha indicato come modello auspicabile per i rapporti russo-americani quello che intercorre tra Stati Uniti e Cina: un rapporto capace di produrre «cose reciprocamente vantaggiose» pur in presenza di profondi disaccordi.

L’Europa, al contrario, è stata descritta da Lavrov come la «fucina» storica delle tragedie mondiali, da Napoleone alle due guerre mondiali. «E chi chiede una ‘continuazione del banchetto’ sotto forma di guerra? L’Europa», avrebbe detto il ministro, stando alla trascrizione diffusa dal ministero degli Esteri russo.

Lavrov ha inoltre respinto l’ipotesi di contingenti europei di peacekeeping in Ucraina, sostenendo che tale presenza non farebbe che consolidare il sostegno a Zelensky senza affrontare le «cause profonde» del conflitto.

La risposta europea e il fronte diplomatico

Sul versante europeo, il presidente del Consiglio dell’UE Antonio Costa ha confermato l’apertura di un canale diplomatico diretto con Mosca, spiegando che Bruxelles non può «dipendere solo dagli altri per interpretare i messaggi russi». La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha risposto con ironia, chiedendo perché allora i Paesi europei mantengano i propri ambasciatori a Mosca.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha a sua volta commentato che un dialogo con l’Europa è «necessario», ma che il grande «malinteso» di partenza delle cancellerie europee è pretendere di negoziare con Mosca «da una posizione di forza». «Questo è il più grande errore», ha sottolineato.

Sul terreno, la guerra non si ferma

Mentre il dibattito diplomatico si intensifica, il conflitto prosegue. Nella sola giornata di oggi, 76 droni ucraini sono stati intercettati nelle vicinanze di Mosca, secondo quanto dichiarato dal sindaco della capitale Sergej Sobyanin. Nei giorni precedenti, un’ondata di attacchi aveva colpito la principale raffineria della città.

Dal lato ucraino, i bombardamenti russi avrebbero causato nelle ultime ore almeno tre vittime, tra cui una bambina di 8 anni nella regione di Dnipropetrovsk. Un morto e quattro feriti si registrano nella regione di Odessa, un morto e tre feriti a Kramatorsk, mentre nella regione di Kharkiv dieci persone — quattro delle quali bambini — sarebbero rimaste ferite in raid aerei. Mosca ha segnalato a sua volta la morte di una bambina di 8 anni nel sobborgo di Zhukovsky e di una donna nella regione di Bryansk, entrambe vittime di attacchi con droni ucraini.

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un ultimatum alla Bielorussia: smantellare i sistemi ripetitori utilizzati per guidare i droni russi verso le città ucraine, o Kiev provvederà direttamente. Il portavoce del Cremlino ha ribadito che gli attacchi russi sull’Ucraina «continueranno» in risposta alle azioni di Kiev.

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