Latte crudo, il papà di Mattia Maestri: “Qua si sta parlando di vite umane, soprattutto di bambini”.

Giovanni Battista Maestri è entrato ieri al Pirellone, la sede del Consiglio regionale della Lombardia, con la copertina di Pinocchio in mano. L’ha consegnata a Giacomo Zamperini, consigliere di Fratelli d’Italia e primo firmatario di una mozione che chiede di alleggerire le regole sui formaggi a latte crudo. Maestri è il papà di Mattia, il bambino trentino morto il 2 agosto a 13 anni, dopo nove anni in stato vegetativo. A quattro anni aveva mangiato un formaggio a latte crudo contaminato dal batterio Escherichia coli Stec. Ne era seguita una forma gravissima di sindrome emolitico-uremica. «Voglio vedere in faccia chi ha il coraggio di votare questa mozione», ha detto il padre.
Il voto non c’è stato. La discussione è slittata per mancanza di tempo. Dal confronto è però uscito un primo risultato: Zamperini ha accettato di rivedere alcuni dati del testo, tra cui il costo dei controlli sui formaggi.
Cosa chiede la mozione sul latte crudo
Una mozione è un atto di indirizzo. Non cambia le regole: impegna la Regione a muoversi in una certa direzione. In questo caso la direzione porta a Roma. Il documento, firmato da Zamperini, presidente della Commissione Montagna, e da altri nove consiglieri del suo partito, chiede alla Lombardia di sollecitare il ministero della Salute. L’obiettivo è una circolare interpretativa, cioè un chiarimento ufficiale su come applicare le linee guida nazionali contro gli Stec, introdotte due anni fa.
Le richieste principali sono quattro:
- classificare le aziende con livelli di rischio differenziati, in base alle «reali misure di autocontrollo e delle condizioni produttive»;
- evitare «obblighi penalizzanti come quelli di etichettatura»;
- lasciare gli impianti di pastorizzazione a chi è «volontariamente interessato»;
- finanziare con contributi le analisi di laboratorio e l’adeguamento degli impianti.
Stando ad alcune ricostruzioni, il testo punterebbe anche a superare i controlli quotidiani oggi previsti dalle linee guida.
Cosa prevedono le linee guida sugli Stec
Gli Stec sono ceppi di Escherichia coli che producono tossine, chiamate Shiga-tossine. Nei casi più gravi provocano la sindrome emolitico-uremica, nota con la sigla Seu: una complicanza che può compromettere i reni. Colpisce soprattutto bambini in età prescolare, donne in gravidanza, anziani e persone con difese immunitarie basse.
Le linee guida del ministero non vietano il latte crudo e non impongono la pastorizzazione. Gestiscono il rischio con igiene, autocontrollo e campionamenti. Il punto più contestato riguarda l’etichetta. La sola dicitura «fabbricato con latte crudo» non sempre basta. Quando il processo produttivo non dimostra di tenere sotto controllo il rischio, l’avvertenza al consumatore deve essere più esplicita.
La distinzione è tecnica ma concreta. Nei formaggi stagionati, il tempo, la perdita di acqua e il sale rendono la vita difficile ai batteri. Nei formaggi freschi, a pasta molle o in alcune produzioni d’alpeggio, l’umidità e l’assenza di trattamento termico lasciano un rischio maggiore.
Il padre di Mattia: «Una mozione piena di falsità»
Maestri da tempo chiede norme più severe. Saputo della mozione, ha scritto ai consiglieri lombardi. Poi si è presentato in aula. «Qua si sta parlando di vite umane, soprattutto di bambini», ha detto, ricordando che «ci sono state una serie di condanne anche in Cassazione» che hanno stabilito il nesso tra il formaggio e la malattia del figlio. Dopo la morte di Mattia, la Procura di Trento ha aperto un procedimento per omicidio colposo.
Il padre ha citato i numeri: 93 casi di infezione da Stec nel 2023, nelle 15 Regioni che condividono i dati, scesi oggi a 45. Un calo dovuto «probabilmente anche grazie alle linee guida ministeriali che oggi Fratelli d’Italia propone di demolire». Il legame tra le due cose è, nelle sue stesse parole, una probabilità.
Maestri si è detto colpito anche dalla presenza di quattro donne tra i firmatari: «Probabilmente sono quattro mamme e questo non lo posso né capire, né accettare». Lo scontro è proseguito sui social, dove il padre ha pubblicato la foto di Zamperini con la colonna sonora del film Vieni avanti cretino, scrivendo che al consigliere «non interessa della vita dei bambini».
Zamperini: «Non demonizzare un prodotto millenario»
Il consigliere ha espresso «profonda commozione» per la morte di Mattia. E ha difeso il testo: «Questo non può però interrompere il percorso secolare e millenario della produzione di formaggi a latte crudo. Tolleranza zero per chi non rispetta le norme sanitarie, ma senza demonizzare i prodotti».
Zamperini ha portato un dato. Durante l’estate, con l’Ats, l’Agenzia di tutela della salute che in Lombardia si occupa dei controlli sanitari, sono stati analizzati circa 1.600 campioni. Lo 0,8% è risultato positivo agli Stec. Il consigliere lo legge come un incoraggiamento. In numeri assoluti significa circa 13 campioni contaminati in una sola stagione, in una sola regione.
Poi il nodo dei costi: «Non possiamo demonizzare sulla base di un singolo fatto tragico. E se devono essere fatti dei controlli, non può essere il malgaro o l’alpeggiatore a pagarli». Il malgaro è chi porta il bestiame in alpeggio e lì produce il formaggio. Zamperini ammette che per bambini piccoli, donne incinte e persone fragili ci sono controindicazioni, «però questo non vuol dire che non possa essere portata avanti questa produzione».
Chi paga la sicurezza
Qui sta la questione meno raccontata. Le analisi di laboratorio hanno un costo. Per un caseificio industriale è una voce di bilancio. Per una piccola azienda di montagna, che lavora poche forme d’estate, può diventare un peso insostenibile. Il rischio è che una regola pensata per proteggere i consumatori finisca per spingere fuori mercato proprio i produttori più piccoli, a vantaggio di chi ha impianti e uffici per gestire la burocrazia.
La mozione, però, tiene insieme due richieste diverse. Una riguarda i costi dei controlli e chiede soldi pubblici. L’altra riguarda l’etichetta, che per il produttore è lo strumento più economico per informare chi compra. Sono due piani separati, e il testo li tratta come se fossero lo stesso problema.
I produttori, interpellati sul tema, non chiedono di eliminare l’etichetta. Marco Chiapparini, coordinatore del Consorzio di tutela Valtellina Casera e Bitto, spiega che l’indicazione del latte crudo compare già su tutte le confezioni di Bitto. «Noi come consorzio ci adeguiamo assolutamente a quanto previsto dalle normative che verranno da qui in avanti», dice. La sua preoccupazione è la forma: un’avvertenza generica e allarmistica rischia di «fare di tutta l’erba un fascio». Francesca Monaci, presidente del Consorzio del Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, racconta che il mercato è già cambiato: «Se prima uno su dieci chiedeva se era latte crudo, adesso quasi tutti lo chiedono al momento dell’acquisto».
La maggioranza si divide
La mozione non convince nemmeno tutto il centrodestra. La Lega ha trovato criticità nel testo. Il parere preparato da Forza Italia non ne sposa la linea per intero.
L’opposizione è compatta. «Non sono ammessi passi indietro sulla sicurezza alimentare», dice Paola Pollini, consigliera del Movimento 5 Stelle, che chiede all’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi di mantenere la posizione già espressa e definisce la proposta «fuori dal tempo». Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito democratico, chiede di «non criminalizzare il settore» ma di «esigere norme e controlli stringenti».
Il testo tornerà in aula in versione corretta. La data della nuova discussione non è ancora stata fissata. Resta da capire quanto la riscrittura si avvicinerà alle richieste di Maestri, e quanto invece resterà del tentativo di alleggerire gli obblighi.