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Cronaca

Mediaset contro Fabrizio Corona: chiesti 160 milioni di danni. Processo il 20 ottobre.

Il 20 ottobre l’udienza civile a Milano. I legali del gruppo: «accuse costruite sul nulla». La difesa di Corona parla di concorrenza sleale.
Byoblu·21 settembre 2026
Cronaca — Byoblu

Il prossimo 20 ottobre, al Tribunale civile di Milano, davanti alla giudice Stefania Novelli, si terrà la prima udienza della causa che Mediaset ha intentato contro Fabrizio Corona. Con il gruppo di Cologno Monzese figurano come ricorrenti Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui. La richiesta di risarcimento, per danni reputazionali e patrimoniali, ammonta complessivamente a 160 milioni di euro. L’azione era stata avviata lo scorso febbraio.

La puntata di Falsissimo del 26 gennaio

Al centro della controversia c’è l’episodio del podcast YouTube «Falsissimo» andato in onda il 26 gennaio scorso. In quella puntata Corona aveva parlato di un presunto «sistema Signorini»: secondo la sua ricostruzione, l’accesso ai reality condotti da Alfonso Signorini sarebbe stato condizionato a rapporti sessuali. I ricorrenti contestano quelle affermazioni e le inquadrano in una «campagna di odio» e di diffamazione ai danni dell’azienda e di alcuni dei suoi volti più noti.

Nella causa è stata chiamata anche Atena, la società che gestisce immagine, comunicazione e contenuti dell’ex agente fotografico, indicata come «corresponsabile in solido» per la diffusione dei messaggi ritenuti lesivi. A supporto delle proprie tesi, i ricorrenti hanno depositato documenti e video.

La memoria dei legali di Mediaset

Nei giorni scorsi gli avvocati Andrea Di Porto, Giulia Bongiorno, Salvatore Pino e Aldo Baldaccini hanno consegnato una memoria di una dozzina di pagine. Il testo conferma le richieste di danni e parla di «assoluta inconsistenza degli argomenti» della difesa.

Secondo i ricorrenti, Corona «si pone deliberatamente al di fuori di qualsivoglia contesto regolamentato, sfruttando i vuoti normativi connessi ai nuovi mezzi di comunicazione, per provare a operare legibus solutus, svincolato da qualsiasi regola etica e deontologica». Il documento rileva anche che Corona non può definirsi giornalista.

La memoria contesta poi il modo in cui la difesa ha ricostruito i contenuti della puntata. Nel programma, si legge, «non v’è alcuna traccia dei forse, dei presumibilmente e di tutti i condizionali» che i legali di Corona utilizzerebbero in giudizio per «indorare la pillola». Il «resoconto edulcorato» offerto dalla controparte «non ha nulla a che fare, ma proprio nulla, con le affermazioni gravemente lesive realmente propalate»: Corona avrebbe spacciato «per verità assoluta accuse e insinuazioni gravemente diffamatorie, costruite sul nulla».

I ricorrenti sostengono inoltre che la condotta sia proseguita dopo il 26 gennaio: «sui social, in televisione e nei locali», con «lo stesso accanimento, la stessa violenza verbale, la stessa prepotenza». Viene citato anche il tour teatrale, durante il quale Corona avrebbe continuato la «campagna denigratoria nei confronti di Mediaset e dei suoi volti più noti».

La replica di Corona: concorrenza sleale

La difesa dell’ex re dei paparazzi ha introdotto nel giudizio un tema di segno opposto. Secondo Corona, Mediaset avrebbe inviato diffide legali ai gestori di teatri e discoteche che avevano programmato serate e spettacoli con la sua partecipazione. Da qui deriverebbero «pressioni indebite sugli organizzatori, per isolare professionalmente» Corona «e impedirgli di lavorare, causando la cancellazione di numerosi impegni».

I legali dei ricorrenti respingono l’impostazione: un «rapporto di concorrenzialità tra le parti» sarebbe «neppure ipotizzabile». Le diffide, sostengono, costituiscono un’attività «del tutto lecita, necessitata dal comportamento» di Corona, ovvero «legittime reazioni precauzionali volte a evitare la reiterazione di illeciti già compiuti, e financo ammessi dall’autore».

Dove finirebbero i soldi

Mediaset ha già indicato la destinazione di un eventuale risarcimento: un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati previsti dal cosiddetto Codice Rosso e dei fenomeni di cyberbullismo.

Il 20 ottobre la giudice Novelli si troverà davanti due versioni che si escludono a vicenda. Da una parte, una società e sette persone fisiche che chiedono di sanzionare quanto detto in una puntata e nei mesi seguenti. Dall’altra, un conduttore che sostiene di essere stato ostacolato nel proprio lavoro. Sarà il tribunale a stabilire se e quanto pesino le parole pronunciate il 26 gennaio, e se le diffide inviate ai locali rientrino nella tutela legittima o in qualcosa di diverso.

Nella vicenda ovviamente pesano anche le variabili in gioco. Da una parte Mediaset e la sua potenza di fuoco, in termini di studi legali, mezzi economici e un’influenza che giocoforza si allarga anche alla sfera politica. Dall’altra un uomo con l’indubbia capacità di parlare a un vasto segmento di pubblico, tra cui tantissimi giovani, che possono spostare l’ago della bilancia nel dibattito. Corona peraltro ha annunciato la creazione di un soggetto politico di cui è leader e che si presenterà alle elezioni 2027.

«Per la Verità»: il manifesto del soggetto politico

Il movimento si chiama «Per la Verità» e Corona lo ha presentato in un video pubblicato sul suo canale YouTube. Lo definisce liberale e antisistema, costruito sulla libertà individuale e sulla contrapposizione alla classe politica e alle grandi piattaforme tecnologiche. Si tratta di un manifesto di lancio: alcune proposte sono precise, ma non c’è un programma articolato con costi, coperture e tempi di attuazione.

I punti più definiti sono quattro. Sul lavoro, un obbligo per le aziende di assumere persone sopra i 50 anni. Sulle droghe, la legalizzazione di tutte le sostanze, con entrate destinate allo Stato, senza distinzioni né un modello di vendita e controllo. Sulla prostituzione, la trasformazione in attività economica regolamentata sul modello svizzero. Sull’immigrazione, l’allontanamento degli irregolari e di chi viola la legge, accanto all’accoglienza di lavoratori regolari e di professionalità ritenute utili, dai medici agli ingegneri fino a cuochi e personale domestico.

Un altro capitolo riguarda l’intelligenza artificiale, di cui Corona vorrebbe limitare l’ingresso nel mondo del lavoro per evitare che sostituisca i lavoratori, in particolare i giovani. La indica come priorità, senza precisare strumenti o divieti. Sul fronte dell’informazione, il video rivendica la difesa della libertà di espressione dal controllo delle Big Tech e dall’influenza politica sui media, e annuncia King TV, una piattaforma con un social gratuito finanziata dallo stesso Corona.

Il resto è un elenco di critiche e obiettivi generali: peso del fisco, liste d’attesa in sanità, costo della benzina, ZTL usate per fare cassa con le multe, stipendi dei docenti insufficienti rispetto agli affitti e rischio di una scuola a due velocità, con insegnanti privati per chi può permetterseli e didattica affidata all’IA per gli altri. Corona parla anche di più verde e spazi per i bambini nelle città, opposizione alla cementificazione, valorizzazione del turismo, sostegno ai padri separati in difficoltà, riforma della giustizia e aiuto ai detenuti. In politica estera condanna le guerre, citando Palestina e Iran, e accusa le grandi aziende tecnologiche di sostenerle. In nessuno di questi casi vengono indicate misure operative.

L’unico dato numerico è il 3%: secondo Corona, un eventuale risultato nei sondaggi sopra quella soglia sarebbe significativo. Non rivendica sondaggi già ottenuti. È un’asticella dichiarata, non una misurazione. Se e quanto il pubblico di «Falsissimo» si trasformerà in consenso elettorale è una domanda a cui, oggi, nessuno può rispondere. Intanto, prima delle urne, c’è un’aula di tribunale.

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