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Esteri

Medio Oriente: escalation Iran-Israele, poi frenata su pressione di Trump

Raid israeliani su Teheran, missili da Yemen e Iran su Tel Aviv: ma dopo una telefonata di Trump, Netanyahu sospende gli attacchi contro l’Iran.
Byoblu·08 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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Nella notte tra il 7 e l’8 giugno 2026 il Medio Oriente ha vissuto ore di fortissima tensione: scambi di attacchi tra Israele e Iran, sirene d’allarme a Tel Aviv per la prima volta da aprile, e infine una parziale de-escalation ottenuta dall’intervento diretto del presidente americano Donald Trump. Il quadro resta tuttavia instabile: i raid israeliani sul Libano meridionale non si sono fermati.

La catena degli eventi nella notte

Tutto è cominciato con il lancio di missili iraniani contro Israele — secondo l’Idf, almeno 22 nella sola notte — primo attacco di questo tipo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’8 aprile scorso. Teheran ha presentato il gesto come risposta a un attacco israeliano contro la periferia meridionale di Beirut, che le Guardie Rivoluzionarie hanno definito una «chiara violazione» della tregua.

Israele ha replicato prima dell’alba colpendo obiettivi militari in Iran occidentale e centrale: secondo l’Idf, nel mirino sono finiti sistemi di difesa strategici, il complesso petrolchimico di Karoun a Mahshahr (provincia del Khuzestan) e infrastrutture a Karaj, Isfahan e Tabriz. L’agenzia di stampa iraniana IRNA ha riferito di due esplosioni nella zona ovest di Teheran — alle 04:43 e 04:45 — inclusa l’area dell’aeroporto di Mehrabad, escludendo però zone residenziali. Danni parziali al complesso di Mahshahr, nessuna vittima segnalata secondo le prime notizie.

Attorno alle 03:00 italiane, le sirene d’allarme hanno suonato anche a Tel Aviv: era la prima volta da aprile. Un missile proveniente dallo Yemen, rivendicato dagli Houthi, è stato intercettato dai sistemi di difesa israeliani. Milioni di persone si sono rifugiate nei bunker.

Trump ferma Netanyahu — ma solo contro l’Iran

Secondo fonti israeliane ed americane citate da Axios e Channel 12, Trump ha chiamato Netanyahu intimandogli di non rispondere ai missili iraniani e di lasciare spazio alla diplomazia. La Casa Bianca ha nel contempo precisato di non aver autorizzato l’attacco israeliano su Beirut sud: «Non abbiamo avuto alcun ruolo in questa vicenda», ha dichiarato un funzionario americano.

Stando a fonti vicine alla conversazione riportate da Channel 12, sarebbe stato Trump in sostanza a decidere la traiettoria del conflitto: Netanyahu avrebbe ordinato all’Idf di sospendere i preparativi per ulteriori raid contro l’Iran, che avrebbero dovuto essere di scala ben più ampia. Sul suo profilo Truth Social, Trump ha invitato entrambe le parti a «cessare immediatamente di sparare», aggiungendo che i negoziati per la pace «stanno procedendo».

Al Financial Times, Trump ha minimizzato la portata dell’escalation: «Gli attacchi missilistici contro Israele non hanno lasciato il segno. È una di quelle cose che vanno avanti da migliaia di anni», ha detto il presidente americano, assicurando che il percorso negoziale non sarà interrotto.

L’Iran sospende, ma minaccia

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato la sospensione delle operazioni militari, subordinandola però alla cessazione degli attacchi israeliani — inclusi quelli sul Libano. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito su X che Teheran non ha abbandonato né il fronte militare né quello diplomatico: «Difenderemo con determinazione i diritti della nazione», ha scritto.

Secondo informazioni ottenute da Iran International, le comunicazioni tra la Guida Suprema e i vertici militari sarebbero state interrotte nella notte, e l’attacco missilistico contro Israele sarebbe stato condotto sulla base di protocolli prestabiliti, senza coordinamento diretto con Ali Khamenei. La notizia non è stata confermata da fonti ufficiali iraniane.

Il consigliere della Guida Suprema Ali Akbar Velayati ha lanciato un avvertimento esplicito sulla possibilità di bloccare gli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, vie marittime strategiche per i commerci globali. Gli Houthi dello Yemen hanno già annunciato un blocco navale nello stretto di Bab al-Mandab per le navi israeliane.

Il Libano e il patrimonio Unesco nel mirino

Mentre Israele sospendeva i raid sull’Iran, l’Idf continuava a colpire il Libano meridionale. Secondo l’agenzia libanese NNA, ripresa dalla CNN, i villaggi di Az-Zrariyah, Arabsalim e Kfar Tebnit, nel distretto di Nabatieh, sono stati colpiti meno di un’ora dopo che Teheran aveva annunciato la sospensione delle operazioni. Un funzionario israeliano ha confermato che «i raid contro il Libano meridionale continueranno con tutta la forza».

Particolarmente grave è la notizia riportata dalle fonti svizzere di cdt.ch: i bombardamenti avrebbero danneggiato il sito Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nella città di Tiro, una delle più antiche del Mediterraneo. Il direttore regionale dei siti archeologici Ali Badawi ha parlato del «peggior impatto» subito dal sito dall’inizio della guerra, con danni a colonne, capitelli e mosaici. L’Unesco è stata informata.

L’Iraq, che aveva chiuso lo spazio aereo per 72 ore dopo il lancio dei missili iraniani, ha riaperto i propri cieli in mattinata.

Prospettive

La situazione rimane precaria. La sospensione israeliana degli attacchi contro l’Iran è presentata dalle fonti come temporanea e condizionata alle pressioni americane, non come una scelta strategica autonoma. Netanyahu ha convocato una riunione ristretta del gabinetto di sicurezza per le 11 ora locale (le 10 in Italia) dell’8 giugno. Il blocco navale degli Houthi nel Mar Rosso e le minacce sugli stretti aprono potenziali ricadute sull’economia globale che Washington non può ignorare.

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