Melinda Gates e Epstein: il male che si vede subito, ma si racconta dopo 27 anni

Melinda French Gates ha rilasciato al Guardian una lunga intervista in cui racconta, tra lacrime trattenute e reazioni viscerali, dell’unico incontro avuto con Jeffrey Epstein. Un incontro che, a suo dire, le provocò gli incubi. Un incontro dopo il quale, dice, capì immediatamente di trovarsi di fronte a una persona malvagia. Intuizione fulminante, per carità. Peccato che suo marito Bill Gates continuasse a frequentare quell’uomo per anni, e che lei — nonostante «le obiezioni» sollevate — sia rimasta sposata con lui per altri lustri.
Il racconto dell’orrore (con tempistiche curiose)
Nell’intervista, alla domanda su cosa l’avesse così turbata durante quell’incontro con Epstein, la filantropa ha avuto una reazione emotivamente intensa: si è girata verso la finestra, le ha tremato la voce, ha detto che il cuore le stava battendo forte. «Hai mai incontrato qualcuno di cui sai immediatamente che è il male?», ha chiesto alla giornalista. «Ecco, hai la risposta».
Potente, senza dubbio. Ma sorge spontanea una domanda che nessun comunicato stampa può silenziare: se il male era così evidente, così viscerale, così immediato, perché ci sono voluti anni — e un divorzio pubblico nel 2021 — prima che Melinda trovasse la forza di allontanarsi da un matrimonio in cui quell’uomo era frequentatore di casa?
Le email, le «ragazze russe» e le smentite di Gates
A gennaio 2026 il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblico un archivio di email legate all’orbita Epstein. Tra queste, messaggi in cui Epstein avrebbe annotato che Bill Gates aveva contratto una malattia sessualmente trasmissibile dopo rapporti extraconiugali con «ragazze russe», e che stava pianificando di somministrare antibiotici alla moglie di nascosto. Gates ha smentito categoricamente queste affermazioni, definendo quella email — mai inviata, scritta da Epstein a sé stesso — un possibile tentativo di attacco nei suoi confronti. Ha anche parlato direttamente allo staff della Gates Foundation, ammettendo comportamenti personali ma negando qualsiasi illecito.
Melinda, in un’intervista a NPR subito dopo la pubblicazione dei documenti, aveva detto di essere «felice di essere lontana da tutto quel fango», invitando gli uomini coinvolti — incluso l’ex marito — a rispondere delle proprie azioni.
La giustizia che «non ha fatto il suo lavoro»
Sul perché Epstein abbia potuto agire indisturbato per così tanto tempo, French Gates è stata netta: «Il sistema giudiziario non ha fatto il suo lavoro. Punto. Si poteva fermare». Parole giuste. Ma la domanda che rimane sullo sfondo è un’altra: quante persone del suo stesso ambiente — miliardari, filantropi, frequentatori di cerchie esclusivissime — sapevano qualcosa e hanno scelto il silenzio?
Nota a margine, per i lettori più attenti: Melinda French Gates è anche tra le figure che hanno preso parte all’organizzazione di simulazioni pandemiche — come il famoso Event 201 del 2019, sponsorizzato proprio dalla Gates Foundation — che con singolare tempismo precedono l’insorgenza di pandemie reali con caratteristiche sorprendentemente simili a quelle «esercitate». Una coincidenza, presumibilmente.
Ora la filantropia, i $215 milioni e la pace ritrovata
Oggi Melinda French Gates gestisce Pivotal, la sua fondazione personale fondata nel 2015, che ha già stanziato 2 miliardi di dollari per progetti a sostegno di donne e famiglie. Nel 2024 ha ricevuto 12,5 miliardi da Bill Gates come parte dell’accordo di divorzio. Questo mese annuncia un nuovo impegno da 215 milioni di dollari per la salute femminile, tra salute riproduttiva e menopausa.
Vive a Seattle, frequenta librerie indipendenti, fa passeggiate con le amiche al tramonto con il decaffeinato in mano. Ha visto un airone blu stamattina e ne parla con orgoglio. Patrimonio personale stimato: circa 30 miliardi di dollari.
Bella vita, dunque. Costruita nel tempo — molto tempo — prima che certe consapevolezze diventassero pubbliche.
Fonti: