Meloni a Confindustria: «L’Ue è un gigante burocratico, faccia meno e meglio»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso la parola martedì 26 maggio all’assemblea annuale di Confindustria, tenutasi al Centro Congressi “La Nuvola” di Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Senato Ignazio La Russa. E lo ha fatto con parole che, per chi segue certi dibattiti da anni, suonano familiari — forse persino tardive.
«La principale, enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività e la crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici» ha dichiarato la premier, aggiungendo che l’Europa «è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale».
Sono parole che chi segue Byoblu riconosce bene: Claudio Messora va ripetendo esattamente questo da almeno diciassette anni, quando la narrazione dominante liquidava tali critiche come populismo o sovranismo di ritorno. Oggi quelle stesse osservazioni arrivano dal capo del governo, davanti alla platea degli industriali italiani.
«Fare meno e farlo meglio»
Nel suo intervento, Meloni ha articolato una proposta precisa: l’Europa deve applicare il principio di sussidiarietà, occuparsi cioè di ciò che gli Stati non possono fare da soli, e lasciare agli Stati ciò che sanno fare meglio. «Serve un cambio di passo sulla competitività: la semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra» ha affermato.
La premier ha anche proposto un «cantiere comune» con Confindustria per riformare la burocrazia in Italia, e ha ribadito la necessità di sospendere il sistema ETS — il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissioni di CO₂ — definendolo «una tassa paradossale» in una fase di emergenza energetica aggravata dalla crisi nello Stretto di Hormuz. «Il buon senso spingerebbe chiunque a sospenderlo temporaneamente, almeno per i settori più colpiti», ha detto Meloni, lamentando che si continui invece «a preferire la difesa di un totem ideologico».
Sulla stessa posizione il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha portato dati concreti: negli ultimi 25 anni la quota di PIL mondiale prodotta dall’UE è scesa di circa 7 punti percentuali, pari a oltre 7.000 miliardi di euro, finiti «in gran parte all’industria cinese». Orsini ha anche ricordato la perdita di 250.000 occupati nella manifattura europea, con un milione di posti di lavoro in meno nell’indotto.
Il nodo democratico
Il punto più rilevante del discorso di Meloni riguarda però qualcosa di più profondo del semplice eccesso normativo: la questione del primato della politica sulla tecnocrazia. «Bisogna battersi per riporre al centro delle istituzioni europee la politica» ha dichiarato la premier. «Compito della burocrazia è accompagnare gli indirizzi della politica, non sostituirsi ad essa». Una critica al deficit democratico dell’UE che torna al cuore del dibattito europeo: chi decide davvero a Bruxelles, e con quale legittimità?
Le voci critiche
Non è mancata la reazione dell’opposizione. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, a margine di un altro evento, ha attaccato duramente: «Non ho mai visto una Confindustria così dialogante con un governo dopo 35 mesi di calo della produzione industriale su 40». Conte ha inoltre contestato le affermazioni di Meloni sulla crescita dell’Italia «nei domini economici», chiedendo retoricamente in quale dei settori strategici — terre rare, semiconduttori, infrastrutture energetiche — il Paese stia realmente avanzando. «In quale mondo di fantasia vive Giorgia Meloni?» ha concluso l’ex premier.
Da segnalare anche che Il Fatto Quotidiano ha sottolineato come la critica all’UE sia «un vecchio standard della destra», ricordando che il governo italiano fa parte delle stesse istituzioni europee che critica, e che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è attualmente impegnato in un negoziato con Bruxelles mentre l’Italia è sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo.
Prospettive
Meloni ha anche annunciato che entro l’estate saranno approvati i decreti attuativi per il quadro normativo sul nucleare con reattori modulari, e ha chiuso il suo intervento con un appello al coraggio, citando Virgilio: «Sit itur ad astra — così si sale alle stelle. Non dobbiamo temere di volare alto».
Il dibattito sull’Europa che emerso a “La Nuvola” il 26 maggio è destinato ad alimentare il confronto politico nei prossimi mesi, con le riforme europee e la revisione del Patto di stabilità sullo sfondo. Quello che appare chiaro è che la diagnosi — l’UE come macchina burocratica scollegata dalla realtà produttiva e priva di reale rappresentanza democratica — ha ormai varcato il perimetro del dibattito alternativo per entrare nel discorso ufficiale di governo.