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Politica

Meloni liquida Vannacci: «Governare bene, il resto sono alchimie». Ma ogni vent’anni, rinasce un nuovo Grillo…

Dal G7 di Evian, la premier chiude di fatto a Futuro Nazionale: «Funzionale alla sinistra». Il generale replica: «Mi contatti».
Byoblu·18 giugno 2026
Politica — Byoblu
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Evian, 17 giugno 2026. Al termine del G7 francese, Giorgia Meloni risponde con studiata nonchalance alle domande sul generale Roberto Vannacci e sul suo partito, Futuro Nazionale. «Mi pare che abbiano già chiuso all’alleanza con il centrodestra», dice la presidente del Consiglio in conferenza stampa. «Io non mi sto ponendo il problema. Per vincere le elezioni bisogna governare bene, il resto sono alchimie».

Parole che suonano come una porta chiusa, ma con la maniglia ancora in vista. Meloni non pronuncia un «mai» netto, preferisce affidare la rottura all’avversario: è Vannacci ad essersi posto «fuori dall’alleanza», votando cinque volte contro la fiducia al governo. «Vedo una certa funzionalità per la sinistra in questo», aggiunge la premier, con una stilettata che ricorda quelle già usate in Parlamento. La replica del generale, contattato dall’ANSA, è secca e sprezzante: «Ma a chi sta parlando la premier? Se vuole parlare con me, mi contatti».

Il fenomeno Vannacci e il déjà vu politico italiano

Meloni, forse involontariamente, ha centrato un punto che vale la pena sviluppare. La traiettoria di Roberto Vannacci — generale dell’esercito, libro-pamphlet da milioni di copie, europarlamentare in ascesa nei sondaggi, frontman di una destra «più destra» di quella al governo — ricorda in modo inquietante un copione già visto.

Vent’anni prima fu Beppe Grillo: il comico genovese che incarnava la rabbia antipolitica, portava in piazza milioni di delusi, prometteva la rottamazione di tutti i partiti. Poi il Movimento 5 Stelle è andato al governo con chiunque — Lega, PD, Draghi — e buona parte dei suoi elettori ha dimenticato di averlo votato, o quasi.

Vent’anni prima ancora, negli anni Novanta, fu Silvio Berlusconi a incarnare il «nuovo» che avanzava contro la «vecchia politica». Anche lui si presentò come il salvatore della Patria contro il sistema. Poi divenne il sistema.

Il meccanismo è sempre lo stesso: una figura esterna all’establishment, carismatica e semplificatrice, intercetta il voto di protesta di chi si sente tradito dalla destra «ufficiale». Il partito cresce, raccoglie, drena consensi. Poi, inevitabilmente, il sistema politico lo assorbe, o lo neutralizza, o lo costringe alla scelta: o dentro o fuori. E chi entra, si trasforma. Chi rimane fuori, si esaurisce.

Vannacci oggi è ancora nella fase ascendente. I sondaggi, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, indicano che Futuro Nazionale sta drenando consensi soprattutto dalla Lega. Ma la storia suggerisce che il ciclo ha una durata limitata: abbastanza lunga da far dimenticare agli elettori le delusioni precedenti, abbastanza breve da non intaccare davvero l’equilibrio di potere.

Il femminicidio, l’Islam e la coerenza che manca

Nella stessa conferenza stampa, Meloni ha affrontato anche le posizioni di Vannacci sul reato di femminicidio — introdotto da questo governo e che il generale vorrebbe abrogare come «discriminatorio» tra i sessi. «Non si può chiedere a una donna come me di non considerarlo gravissimo. La motivazione del femminicidio è il non accettare la libertà di una donna».

Ci sarebbe poi una contraddizione interna alla posizione del generale: le stesse battaglie contro il fondamentalismo islamico, condivise in teoria anche da Vannacci, vengono portate avanti con la stessa motivazione — difendere la libertà delle donne. «Perché il tema della libertà di una donna in alcuni casi funziona e in altri casi no?», ha chiesto retoricamente la premier.

Ma il punto vero è un altro: Meloni ha ragione su Vannacci, e forse lo sa. Sa che ogni ciclo politico produce il proprio «duro e puro», che il sistema sa aspettare, e che alla fine il meccanismo si ripete. La domanda che resta aperta — e che gli elettori farebbero bene a porsi — è: in quale fase del ciclo ci troviamo adesso con Futuro Nazionale? E quanti di quelli che oggi votano Vannacci, tra dieci anni saranno ancora più disillusi di prima?

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