Midterms Usa: ONDA ROSSA. Trump: accetto. Pronto a lavorare con l’opposizione.

I democratici hanno conquistato entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti nelle Midterms 2026, le elezioni di metà mandato che si sono svolte ieri. Per Donald Trump e il Partito repubblicano è una sconfitta netta. Perdono il Senato e la Camera dei rappresentanti, e con essi il controllo simultaneo di Casa Bianca e Congresso ottenuto nel 2024. Il presidente si è detto «assolutamente disposto ad accettare» il risultato e pronto a lavorare con l’opposizione. Poco dopo ha pubblicato la foto di un cappellino rosso con la scritta «VETO».
Le proiezioni, ancora provvisorie, divergono sui numeri ma non sulla sostanza. Al Senato i democratici dovrebbero attestarsi tra 54 e 55 seggi su 100, con un guadagno netto di almeno sei seggi. Alla Camera le stime assegnano al partito tra 255 e 258 seggi su 435, ben oltre la soglia di maggioranza di 218. Restano aperte alcune sfide. In Alaska il repubblicano Dan Sullivan corre in testa ma sotto i margini di Trump del 2024. In Mississippi la senatrice Cindy Hyde-Smith e il democratico Scott Colom sono separati da poche decine di voti. In Nevada lo spoglio è partito con ore di ritardo per le lunghe code ai seggi.
Midterms 2026, i democratici espugnano le roccaforti repubblicane
La mappa del voto mostra conquiste in territori che il Partito repubblicano considerava sicuri da decenni. In Kansas il pastore metodista Adam Hamilton ha battuto il senatore uscente Roger Marshall: è il primo democratico eletto al Senato nello Stato dal 1932. In Texas James Talarico ha superato Ken Paxton, sostenuto da Trump, e Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore Greg Abbott. I democratici non vincevano un seggio senatoriale texano da oltre trent’anni.
In South Carolina Annie Andrews ha sconfitto Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, morto a luglio. Era stata nominata per completare il mandato del fratello e Trump l’aveva sostenuta per un mandato pieno. Seggi ribaltati anche in Iowa con Josh Turek, in Ohio con Sherrod Brown e in North Carolina con l’ex governatore Roy Cooper. In Maine Susan Collins, ultima parlamentare repubblicana del New England, ha perso dopo trent’anni contro Troy Jackson, ex boscaiolo ed ex legislatore statale. In Michigan Abdul El-Sayed, critico del governo israeliano, diventerà il primo senatore musulmano della storia americana.
I repubblicani conservano la Florida, dove Ashley Moody mantiene il seggio al Senato e Byron Donalds diventa il primo governatore nero eletto nelle file del partito. Tengono anche il Nebraska con Pete Ricketts e il Montana con Kurt Alme.
Elezioni di metà mandato, la posta in gioco
Le Midterms si tengono a metà del mandato presidenziale. Rinnovano tutti i 435 seggi della Camera, eletta ogni due anni, e circa un terzo del Senato: quest’anno 35 seggi su 100, compresi due in elezioni suppletive in Florida e Ohio. Si votava anche per 36 governatori. Prima del voto i repubblicani avevano 53 senatori e ai democratici serviva un guadagno netto di quattro seggi. Lo speaker uscente Mike Johnson ha ricordato che gli americani hanno preso «la stessa decisione presa in tutte le elezioni di metà mandato dell’ultimo secolo tranne due». Le dimensioni della sconfitta superano però la tradizionale penalizzazione del partito al governo.
Trump e la sconfitta: accetta il risultato, scarica sui candidati
Nelle interviste della notte il presidente ha alternato toni concilianti e rivendicazioni. Alla domanda se avrebbe accettato l’esito, ha risposto: «Sì, certo che lo accetto. Perché non dovrei?». Ha riconosciuto che i democratici «hanno fatto un buon lavoro» e «hanno combattuto duramente», e ha detto di essere rimasto «un po’ sorpreso». Su Truth Social ha poi scritto: «Non ero sulla scheda, e se ci fossi stato avremmo vinto con una valanga di voti». In campagna elettorale aveva chiesto ai suoi sostenitori di votare come se lo fosse.
Trump ha attribuito la sconfitta soprattutto ai candidati, che secondo lui la sua base «non apprezzava». Ha definito Abbott un «RINO», repubblicano solo di nome, ed escluso cambi nella sua squadra di governo. Sul rapporto con il nuovo Congresso ha indicato nel veto, uno dei poteri più forti del presidente, il principale strumento negoziale: «Dopo un paio di mesi di veti chiameranno e diranno: come facciamo a fare queste cose? E lavoreremo insieme». Un terreno di possibile intesa, a suo dire, è l’immigrazione. Un funzionario della Casa Bianca ha descritto un clima di sfida: la determinazione del presidente nel fermare la «sinistra radicale» diventerà «ancora più forte».
Guerra in Iran e caro benzina, i fattori decisivi del voto
I sondaggi all’uscita dai seggi indicano due fattori dominanti: il costo della vita e la guerra in Iran. Secondo le rilevazioni di CNN e Associated Press, circa sei elettori su dieci disapprovano l’operato del presidente, compreso un quinto di chi lo aveva votato nel 2024. Circa il 90% ha indicato il costo della vita come fattore importante. Circa il 60% ritiene sbagliata la decisione di attaccare l’Iran e un terzo considera la guerra decisiva nel proprio voto. Nel giorno delle elezioni la benzina ha superato i 4 dollari al gallone, il prezzo più alto mai registrato in una giornata elettorale.
Trump ha ammesso che il conflitto e il suo impatto sui prezzi dell’energia hanno pesato: «Storicamente credo che sarò giudicato per aver fatto la cosa giusta, ma questo ci ha regalato una serata non proprio piacevole». Un funzionario della Casa Bianca ha previsto che chi ha votato democratico si pentirà quando la guerra sarà risolta e i prezzi del carburante scenderanno. Sull’ipotesi di nuovi attacchi all’Iran il presidente ha detto che l’amministrazione valuterà.
Il voto popolare abbandona Trump: operai, ispanici, giovani
Il dato politicamente più rilevante riguarda chi ha cambiato campo. Nelle contee a maggioranza bianca senza laurea, il bacino operaio che aveva portato Trump alla Casa Bianca, lo spostamento verso i democratici ha superato i 15 punti. È più del quadruplo dello spostamento a destra registrato tra il 2020 e il 2024. Le contee a maggioranza ispanica si sono spostate di oltre 22 punti, con punte di 45 in Kansas e quasi 36 in Texas. Nelle contee con molti elettori tra 18 e 34 anni lo scarto supera i 20 punti.
I numeri si prestano a una lettura precisa. L’elettorato che nel 2024 aveva premiato la promessa di chiudere le guerre, difendere il potere d’acquisto e mettere al centro l’interesse nazionale ha sanzionato una presidenza che ha aperto un nuovo fronte militare in Medio Oriente e ha alzato i prezzi con i dazi. In Maine il 69% degli elettori ritiene che le tariffe abbiano danneggiato l’economia locale. In Michigan pesano i dazi contro il Canada sull’industria dell’auto.
Molti democratici vincenti nelle aree conservatrici hanno condotto campagne lontane dall’agenda progressista nazionale. Hamilton, in Kansas, ha dichiarato di credere in «un confine forte». In Texas Johnny Garcia si è presentato come democratico conservatore, puntando sui temi economici. Jackson ha celebrato la vittoria con le parole «ce l’hanno fatta i lavoratori». Allo stesso tempo l’ala dei socialisti democratici ha conquistato cinque nuovi seggi alla Camera nei distretti più progressisti. La coabitazione tra queste due anime sarà il primo banco di prova della nuova maggioranza.
Midterms 2026 e i miliardari: Musk perde la sua scommessa
Il voto ha ridimensionato il peso del denaro. Elon Musk ha speso circa 500 milioni di dollari per i candidati repubblicani, oltre 220 dei quali per Paxton in Texas. Il suo commento è stato ironico: «I data center nello spazio sembrano piuttosto attraenti adesso». Sul fronte opposto Michael Bloomberg ha versato oltre 115 milioni ai democratici tra settembre e ottobre. «Abbiamo battuto i miliardari», ha detto Turek in Iowa. In Montana gli elettori hanno approvato un referendum che vieta di operare nello Stato a imprese, organizzazioni non profit e sindacati che finanziano la politica. La misura apre un probabile contenzioso sulla sentenza Citizens United della Corte suprema, che tutela la spesa politica indipendente delle aziende.
Congresso democratico, cosa cambia per la Casa Bianca
La nuova maggioranza si insedierà a gennaio. Hakeem Jeffries si avvia a diventare il primo speaker afroamericano della Camera e ha promesso di chiedere conto di una «corruzione senza precedenti». Robert Garcia, probabile presidente della commissione di controllo, ha avvertito gli esponenti dell’amministrazione: «Procuratevi un avvocato». Le inchieste dovrebbero riguardare gli affari personali del presidente, i contratti pubblici alle aziende di Musk e il dossier Epstein. Trump aveva ipotizzato grazie preventive per Musk e per membri dell’amministrazione. Un nuovo impeachment appare improbabile, perché la condanna richiede i due terzi del Senato. Il controllo della camera alta consentirà però ai democratici di bloccare le nomine di funzionari e giudici.
All’estero il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha letto il voto come un rifiuto della guerra da parte degli americani. Ha aggiunto un avvertimento a Washington nel caso in cui ignori la volontà popolare. Le borse asiatiche sono scese ai minimi da oltre sei mesi. A chi gli chiedeva come il Congresso democratico cambierà la sua presidenza, Trump ha risposto: «Ve lo dirò tra un anno».