“Miele da sballo”: 17enne in rianimazione nel Napoletano dopo un cucchiaino di droga wax

Nella notte tra il 1° e il 2 giugno 2026, tre giovani — di 17, 19 e 22 anni — sono stati ricoverati d’urgenza all’ospedale di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, dopo aver consumato quella che in rete viene comunemente chiamata “miele da sballo”, una forma altamente concentrata di cannabis nota anche come wax o honey oil. Il più giovane dei tre, il 17enne, è stato trasferito in stato critico al reparto di rianimazione dell’ospedale San Paolo di Napoli, dove si trova tuttora in prognosi riservata e in pericolo di vita. Gli altri due ragazzi, pur ricoverati in stato di shock, sono stati già dimessi.
Stando alla ricostruzione dei carabinieri della tenenza di Arzano, intervenuti in ospedale su segnalazione, i tre si erano riuniti nell’abitazione del minorenne. Insieme avrebbero assunto una quantità minima della sostanza — secondo le prime ricostruzioni, non più di un cucchiaino — prima di accusare rapidamente gravi sintomi. Il 17enne ha sviluppato una crisi respiratoria acuta. I genitori del ragazzo, presenti in casa, hanno immediatamente allertato il 118. Il padre ha poi consegnato ai militari il vasetto contenente la sostanza gelatinosa di colore ambrato. Un’analisi speditiva del campione ha rilevato la presenza di cannabinoidi: il barattolo è stato sequestrato.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, la droga sarebbe stata acquistata su internet — circostanza che solleva interrogativi immediati sull’accessibilità di queste sostanze attraverso la rete, anche da parte di minorenni.
Cos’è il “miele da sballo” e perché è così pericoloso
Il termine “miele da sballo” non è casuale: la sostanza, conosciuta nel mondo della droga come wax, dab o honey oil, si presenta esattamente come un miele resinoso, appiccicoso e di colore ambrato o dorato. Ma l’aspetto ingannevole nasconde un pericolo concreto e sottovalutato.
A differenza della marijuana tradizionale — che contiene percentuali di THC (il principale principio attivo psicoattivo) generalmente comprese tra il 10% e il 30% — il wax può raggiungere concentrazioni di THC superiori al 70%, secondo quanto riportato da TGCom24. Questo significa una potenza fino a cinque volte superiore rispetto alla cannabis comune. È un dato che da solo dovrebbe bastare a capire perché anche una dose apparentemente minima possa avere conseguenze devastanti, soprattutto su un organismo giovane.
Il wax viene prodotto attraverso un processo di estrazione con butano: il solvente viene fatto passare attraverso le infiorescenze della cannabis per isolare i cannabinoidi, poi eliminato tramite riscaldamento. Quando questa lavorazione avviene in contesti non controllati, come spesso accade nella filiera illegale, possono restare nel prodotto residui di solventi o altre impurità, con ulteriori rischi per la salute di chi lo assume.
Tra i metodi di consumo più diffusi c’è il cosiddetto dabbing: si riscalda una piccola quantità di concentrato su una superficie metallica e si inala il vapore prodotto. Gli effetti sono immediati e molto più intensi rispetto alla cannabis tradizionale: euforia intensa, alterazione della percezione, tachicardia, perdita di coordinazione. Nei casi più gravi si possono verificare episodi di ansia acuta, paranoia, confusione e allucinazioni. Come dimostra il caso di Frattamaggiore, i rischi possono arrivare fino alla crisi respiratoria e al pericolo di vita.
Il nodo internet: accessibile anche ai minorenni
L’elemento forse più allarmante di questa vicenda è la modalità di approvvigionamento: la droga wax sarebbe stata acquistata online. Non è un caso isolato. La vendita di concentrati di cannabis attraverso piattaforme digitali — spesso presentati con nomi commerciali ambigui o sotto la dicitura di prodotti legali — rappresenta una vulnerabilità crescente, in particolare per i giovanissimi.
La facilità con cui questi prodotti possono essere ordinati, recapitati a domicilio e consumati senza che gli adulti si accorgano di nulla è un problema che investe non solo le forze dell’ordine, ma anche le famiglie e le istituzioni scolastiche. Il caso del 17enne di Frattamaggiore — che si trovava a casa propria, con i genitori presenti, e che si è procurato autonomamente una sostanza capace di metterlo in pericolo di vita — è la fotografia di un rischio che non può più essere ignorato.
Le indagini dei carabinieri sono in corso per risalire alla filiera di approvvigionamento della sostanza.