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Milan, stagione da incubo: tifosi furiosi e Allegri verso l’addio

Il crollo nel girone di ritorno costa la Champions: fischi a Furlani, Ibrahimovic e alla squadra dopo il ko con il Cagliari.
Byoblu·24 maggio 2026
Sport — Byoblu

Un’annata che sembrava poter consegnare il Milan alla Champions League si è trasformata in un disastro sportivo di proporzioni significative. La sconfitta casalinga contro il Cagliari all’ultima giornata ha sancito l’esclusione dalla massima competizione europea per club, al termine di un girone di ritorno vissuto ai margini della decenza agonistica.

I numeri parlano da soli e sono impietosi: nelle ultime otto giornate di campionato i rossoneri hanno raccolto cinque sconfitte, un pareggio e soltanto due vittorie, con appena quattro punti conquistati nelle ultime sei gare. Un rendimento da zona retrocessione, che ha vanificato il buon avvio di stagione e alimentato la rabbia di una tifoseria già esasperata.

I fischi di San Siro: contestati tutti, dalla società ai giocatori

La contestazione esplosa a San Siro al triplice fischio finale di Milan-Cagliari ha avuto bersagli multipli. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, Zlatan Ibrahimovic è stato scortato fino al parcheggio tra gli insulti dei tifosi. Il proprietario Gerry Cardinale ha lasciato lo stadio in silenzio, senza rilasciare dichiarazioni. L’amministratore delegato Giorgio Furlani e Massimo Calvelli sono invece rimasti all’interno di San Siro anche oltre il termine della partita. Nessun giocatore si è fermato a parlare con la stampa.

La rabbia dei sostenitori milanisti non si è limitata alla dirigenza: anche la squadra è finita nel mirino. Il caso più emblematico riguarda Rafael Leão, sempre più lontano da San Siro emotivamente e fisicamente, già assente nella gara contro il Genoa per squalifica e contestato da settimane. Secondo l’analisi del giornalista Enzo Bucchioni su Tuttomercatoweb, «il feeling si è rotto da un pezzo» tra l’attaccante portoghese e l’ambiente rossonero.

Allegri nel mirino: il calcio «banale e statico» che non funziona più

Massimiliano Allegri, al termine della gara con il Cagliari, ha parlato a Dazn ammettendo le proprie responsabilità senza tuttavia rassegnare le dimissioni: «Abbiamo difeso molto male di squadra. Ho sbagliato in queste sei sconfitte. Bisognerà essere molto lucidi per fare una valutazione». Parole di un tecnico consapevole di essere in bilico, ma che non sembra intenzionato ad anticipare la decisione della società.

La critica più articolata al suo operato viene dal mondo del giornalismo sportivo. Bucchioni ha paragonato l’attuale Milan «all’ultima Juventus di Max, partita bene e poi finita in ginocchio», aggiungendo che «questa volta è ancora peggio». La tesi è che il sistema di gioco di Allegri — difesa bassa, lancio lungo, scarso pressing — funzioni soltanto in presenza di fuoriclasse assoluti in grado di risolvere le situazioni da soli. La crescita di Luka Modrić nella prima parte di stagione avrebbe mascherato le lacune strutturali del progetto tecnico; il calo del centrocampista croato, unito a quello di Adrien Rabiot e Christian Pulisic, avrebbe riportato a galla un calcio «banale e statico» che la Serie A moderna punisce inesorabilmente.

La posizione contraddittoria della società

La situazione contrattuale di Allegri complica qualsiasi decisione. Secondo quanto riportato dall’esperto di mercato Matteo Moretto e ripreso da SpaziMilan, il tecnico livornese ha firmato un accordo triennale circa un anno fa, con due stagioni ancora da onorare. Il peso economico di un eventuale esonero o di una risoluzione consensuale rappresenta un freno concreto per RedBird.

Ironicamente, se Allegri avesse centrato la qualificazione in Champions League — obiettivo mancato per una differenza reti o per il pareggio con il Cagliari — la società avrebbe avuto ancora meno argomenti formali per rescindere il contratto. Ora, con la Champions sfumata, l’esonero appare invece come la strada più probabile, sebbene onerosa.

In casa Milan si ragiona già sui possibili successori: stando alle indiscrezioni riportate da più testate, il nome di Vincenzo Italiano è quello che circola con maggiore insistenza negli ambienti rossoneri, già considerato la scorsa estate.

Un progetto da ricostruire

Al di là delle scelte sulla panchina, i problemi strutturali del Milan sembrano andare ben oltre la figura dell’allenatore. La mancanza di un centravanti di ruolo, le difficoltà di comunicazione interna tra le varie figure dirigenziali e l’assenza di un’identità di gioco riconoscibile sono nodi che la proprietà RedBird dovrà sciogliere nell’imminente sessione di mercato estiva. La prossima stagione, senza i proventi della Champions, si preannuncia finanziariamente complessa e sportivamente delicatissima.


Fonti:

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