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Politica

Antonio Di Pietro nuovo sindaco di Milano? La proposta di Santanchè.

L’ex pm di Mani Pulite come candidato sindaco del centrodestra. Un’immagine ancora più giustizialista, dopo gli scandali sull’edilizia?
Byoblu·01 luglio 2026
Politica — Byoblu

Antonino Di Pietro candidato sindaco di Milano per il centrodestra. È questa la proposta — definita «suggestione personale» dalla stessa proponente — lanciata lunedì sera dalla senatrice di Fratelli d’Italia Daniela Santanchè durante la cena di festeggiamento per i sessant’anni di giornalismo di Vittorio Feltri, al ristorante Baretto di Milano. Un’uscita che ha immediatamente rimescolato le carte in un centrodestra ancora lontano da una scelta condivisa in vista delle elezioni comunali della primavera 2027.

«Leggo tanti nomi, autocandidature, ma credo sia il momento di sparigliare le carte», ha dichiarato Santanchè, motivando la proposta con il percorso politico e istituzionale dell’ex magistrato: «Ha fatto il ministro, il leader di partito, il senatore. Uno che la politica l’ha fatta, non arriva dal nulla». La senatrice ha citato anche la sua partecipazione alla campagna referendaria per il Sì alla riforma della giustizia come prova di una capacità di cambiare posizione: «Solo i paracarri non cambiano idea».

La stessa Santanchè ha però precisato di non averne ancora parlato né con Di Pietro né con i vertici del suo partito. Una mossa in solitaria, insomma, che potrebbe essere letta come ballon d’essai o come vera provocazione politica.

La road map del centrodestra: sondaggi entro venti giorni, decisione a ottobre

Il lancio di Di Pietro si inserisce in un quadro già complicato. La sera precedente, il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva riunito a cena i coordinatori regionali della coalizione — Alessandro Sorte per Forza Italia, Massimiliano Romeo per la Lega, Alessandro Colucci per Noi Moderati e Carlo Maccari per Fratelli d’Italia — al ristorante Forte Garden, in zona Porta Venezia, per definire tempi e metodo della scelta.

Il percorso concordato prevede: entro una ventina di giorni una selezione dei nomi da sottoporre a sondaggi demoscopici; poi un nuovo confronto tra i vertici regionali; con l’obiettivo di chiudere tra fine settembre e inizio ottobre. Le primarie restano un’opzione di riserva, da attivare solo in caso di impasse tra i partiti. La decisione finale, in ogni caso, spetterà ai leader nazionali e in particolare alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

I nomi in campo restano molti e le divisioni interne alla coalizione non sono secondarie. Fratelli d’Italia e Noi Moderati continuano a sostenere il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, esperto conoscitore della macchina milanese. Forza Italia preme per un profilo civico, e guarda con interesse all’economista Carlo Cottarelli, anche se il suo passato da senatore del Pd suscita resistenze nell’ala più identitaria della coalizione (Cottarelli stesso ha dichiarato: «Ho solo detto che ci penserei»). La Lega porta sul tavolo Alessandro Spada, ex presidente di Assolombarda, e il giornalista Giovanni Terzi, oltre alla candidatura interna di Silvia Sardone.

Il nodo Di Pietro: lo sceriffo di Mani Pulite in una Milano sotto inchiesta

È qui che la proposta di Santanchè assume una valenza politica più complessa, e non priva di contraddizioni. Milano vive da mesi un clima pesante sul fronte edilizio: cantieri sequestrati dalla magistratura, centinaia di famiglie che hanno acquistato appartamenti rimasti bloccati dai provvedimenti giudiziari, un settore delle costruzioni in stand-by per il timore di incorrere in irregolarità. In questo contesto, candidare come sindaco l’ex pm simbolo di Mani Pulite può essere letto in due modi opposti.

Da un lato, Di Pietro incarnerebbe una sorta di «sceriffo massimo» per una città che ha sempre più bisogno di pulizia e legalità (tra omicidi, accoltellamenti, stupri, risse, droga… ormai la percezione di insicurezza dei cittadini per bene è ai massimi storici). Dall’altro, il rischio è che la sua figura — associata nell’immaginario collettivo a un’epoca di giustizialismo estremo — invii un segnale di ulteriore freno allo sviluppo di una metropoli che fatica a tenere il passo. Lo skyline della città, nonostante alcune punte di eccellenza, non regge il confronto con quello delle grandi metropoli internazionali. E il settore edilizio, già sotto pressione giudiziaria, potrebbe percepire in una candidatura così simbolica un messaggio di ulteriore irrigidimento.

Non manca chi, dentro il centrodestra, considera la proposta una provocazione fine a sé stessa. Fonti interne alla coalizione, citate da più organi di stampa, parlano di «resistenze» e di «veti incrociati». Forza Italia, in particolare, aveva già manifestato disagio nei confronti di Di Pietro durante la campagna referendaria sulla giustizia. E non si vede come potrebbe essere diversamente, data la storica avversità del magistrato di Mani Pulite verso Silvio Berlusconi.

Sala: «Un galantuomo, ma lo scenario è poco chiaro»

Dall’altra parte del campo, il sindaco uscente Beppe Sala ha commentato la notizia a margine della consegna dell’Ambrogino d’oro alla campionessa di sci Federica Brignone. «Politicamente faccio fatica a comprendere, visto che è parecchio che non fa politica attivamente», ha detto Sala. «Però ritengo Antonio Di Pietro un galantuomo, quindi un po’ mi fa piacere. Dopodiché vediamo quello che succederà, lo scenario è poco chiaro».

Sala ha poi aggiunto una riflessione sul metodo: «La confusione ci sarà finché non si capisce, da una parte o dall’altra, qual è il processo di definizione del candidato. Il punto è capire se si punta alle primarie o si cerca prima un candidato comune». Parole che fotografano, in fondo, una situazione di stallo che riguarda entrambe le coalizioni.

Dal fronte progressista, i nomi che circolano includono il capogruppo Pd in Regione Pierfrancesco Majorino, il giornalista Mario Calabresi e alcune figure della società civile. Ma anche lì, nessuna scelta è ancora maturata.

Ancora una ventina di giorni per dare forma a una proposta reale, e sapere se Di Pietro sarà effettivamente l’uomo incaricato di riportare sicurezza e ordine a Palazzo Marino e per le strade di Milano.

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