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Cronaca

Milano, il restauro del toro in Galleria cancella gli attributi: ennesima resa alla cancel culture?

Il mosaico torna visibile dal 1° giugno, ma i testicoli del toro sono quasi scomparsi. Coincidenza o censura strisciante?
Byoblu·31 maggio 2026
Cronaca — Byoblu

La reazione sui social è stata immediata e feroce, con oltre quattrocento commenti sotto il post di Granelli. «Ma i testicoli che fine hanno fatto?», scrive un utente. «Si schiacciano le balle e le balle non ci sono più», aggiunge un altro. Il web si è scatenato, ironizzando che il toro della Galleria sarebbe ormai diventato un bue.

Una tradizione secolare svilita da un pennello timido

Per capire la portata di ciò che è accaduto, occorre ricordare cosa rappresenta quel mosaico. Il rito di girare tre volte il tallone sugli attributi del toro risale all’epoca risorgimentale: il toro, simbolo di Torino — allora capitale del Regno d’Italia — campeggiava su sfondo azzurro sabaudo, e il gesto dei milanesi di schiacciargli i testicoli aveva un significato preciso di scherno nei confronti dei regnanti piemontesi. Una tradizione popolare, politica, identitaria. Con il tempo, il rito si è trasformato in un passatempo scaramantico per turisti da ogni angolo del mondo — lo stesso George Clooney, appena a febbraio scorso, si era prestato al gesto con la moglie. Proprio l’erosione provocata da decenni di talloni rotanti aveva abbassato quell’area del pavimento di circa 2,5 centimetri, rendendo necessario l’intervento (l’ultimo risaliva al 2017).

Il risultato? Un’opera restaurata che ha perso la propria anima.

Il delirio della cancel culture colpisce anche il marmo

C’è da chiedersi — e la domanda non è retorica — se dietro questa scelta cromatica così prudente, così neutrale, così accuratamente anonimizzante, ci sia una volontà deliberata. Non è dato saperlo con certezza, e il Comune di Milano non ha ancora fornito spiegazioni ufficiali sulla decisione estetica. Ma il sospetto che aleggia è pesante come il marmo che compone quel pavimento.

Siamo già abituati a tutto: statue abbattute perché scomode, libri rimossi dagli scaffali scolastici, favole per bambini riscritte per eliminare ogni riferimento ritenuto inappropriato, corsi universitari soppressi perché considerati non allineati con il pensiero dominante. La cancel culture ha già devastato il patrimonio culturale occidentale pezzo dopo pezzo, con la certezza morale di chi si crede dalla parte giusta della storia. E adesso arriva persino a castrare un toro di marmo.

I testicoli di quell’animale non erano oscenità: erano storia, identità, folklore popolare. Erano il simbolo fisico di una tradizione vissuta da generazioni di milanesi e poi da milioni di turisti. Cancellarli — o anche solo sbiadirli fino all’invisibilità — non è un atto neutro. È un atto culturale, e come tale va giudicato.

Avevamo davvero paura dei testicoli di un toro? Rappresentavano forse un pericolo per qualcuno? Un simbolo di maschilismo e patriarcato da nascondere sotto una mano di colore beige? Se così fosse, siamo di fronte all’ennesima, grottesca capitolazione di una civiltà che ha perso il coraggio di guardarsi allo specchio.

Cosa succede adesso

Il mosaico, come detto, sarà nuovamente accessibile al pubblico a partire da lunedì 1° giugno. Resta da vedere se il Comune di Milano — interpellato da più parti — vorrà chiarire le ragioni della scelta cromatica che ha reso quasi invisibili gli attributi del toro. Fino ad allora, i turisti continueranno a girare il tacco su un punto del pavimento che ha perso buona parte del suo significato visivo e simbolico. E forse qualcuno, girando, si chiederà cosa sta schiacciando.


Fonti:

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