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Politica

Milano, Sala: «Parte della Procura fa politica». Il caso Siciliano

L’ex pm si candida con chi ha presentato l’esposto che ha aperto l’inchiesta sulla Galleria Vittorio Emanuele II.
Byoblu·05 giugno 2026
Politica — Byoblu
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Una nuova inchiesta scuote il Comune di Milano, stavolta sul cuore monumentale e commerciale della città: la Galleria Vittorio Emanuele II. Ma il caso giudiziario — con la Guardia di Finanza che giovedì 4 giugno ha acquisito documenti a Palazzo Marino e alla Soprintendenza alle Belle Arti — ha immediatamente assunto una dimensione politica, complici alcune coincidenze che il sindaco Giuseppe Sala ha definito tutt’altro che casuali.

L’inchiesta sulla Galleria

La Procura di Milano ipotizza i reati di turbativa d’asta e corruzione in relazione alla concessione di spazi commerciali all’interno del complesso monumentale. Tra gli indagati — stando a quanto riportato dalle fonti — figurerebbero funzionari comunali e della Soprintendenza, oltre a responsabili di alcune società private. Al momento non sarebbero state notificate informazioni di garanzia. Le indagini riguarderebbero, tra le altre cose, le autorizzazioni concesse per eventi come la presentazione del biopic Michael sulla vita di Michael Jackson e del film Il diavolo veste Prada 2, svoltisi tra aprile e maggio, oltre a un evento della maison Dior all’Arco della Pace. Nel mirino anche le procedure di assegnazione dei locali cosiddetti ex Verga e di un immobile in via Silvio Pellico 1.

La Galleria genera introiti significativi per le casse comunali: nel 2025, secondo quanto riportato, il Comune avrebbe incassato circa 80 milioni di euro dagli affitti — tramite bando — a maison del lusso e altri operatori.

L’esposto, il candidato sindaco e l’ex pm

Qui la vicenda giudiziaria si intreccia con quella politica. A presentare l’esposto che avrebbe dato il via all’indagine è stato, nel 2025, Massimiliano Lisa, imprenditore e animatore del museo-mostra Leonardo3, da anni in contenzioso col Comune per la concessione di spazi in Galleria — contenzioso in cui, stando alle fonti, il Comune avrebbe avuto ragione al Tar. Lisa è oggi candidato sindaco alle elezioni comunali del 2027 con la lista Milano Libera.

Nella sua lista figura come candidata a vicesindaca Tiziana Siciliano, fino alla fine del 2025 procuratrice aggiunta a capo del pool che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione — lo stesso pool che ha coordinato le inchieste sull’urbanistica milanese. Siciliano è ora in pensione.

Sala non ha usato mezze misure: «C’è una parte della Procura che fa politica, e con la candidatura di Siciliano credo che ci sia una solida dimostrazione di ciò», ha dichiarato a margine della cerimonia per il 212esimo anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri.

Il nodo dell’incompatibilità (almeno apparente)

Il punto sollevato dal sindaco riguarda la plausibilità di una scelta che, a detta sua, sarebbe difficile da spiegare in termini di correttezza istituzionale. Siciliano ha dichiarato di non ricordare l’esposto di Lisa. Sala ne prende atto, ma non si convince: «Una pm così esperta, che ha avuto un ruolo apicale in Procura, si candida con una persona che conosce poco, senza fare alcuna verifica? Questo è incomprensibile».

Non esiste, in linea di principio, un divieto formale che impedisca a un magistrato in pensione di candidarsi con chiunque. Ma l’opportunità della scelta è un’altra cosa. Siciliano ha coordinato indagini sull’amministrazione di Sala, e ora si candida al fianco di chi ha presentato un esposto che ha originato una nuova inchiesta sullo stesso Comune. Una sovrapposizione che, almeno sul piano dell’apparenza, pone qualche interrogativo.

La scoperta tardiva di un problema antico

C’è però una certa ironia nella vicenda, che non sfuggirà agli osservatori più attenti. Il tema della magistratura che «fa politica» non è esattamente una novità nel dibattito pubblico italiano. Per anni, e con ben altra intensità, questa denuncia è venuta dal centrodestra: da Silvio Berlusconi, protagonista di decenni di scontri con la Procura di Milano, fino a Matteo Salvini, che ha vissuto in prima persona il processo Open Arms con l’accusa di sequestro di persona per la vicenda dei migranti. Marina Berlusconi, proprio in questi giorni, è tornata a denunciare quella stagione come una persecuzione politica orchestrata da settori della magistratura. Il fatto che oggi sia un sindaco di centrosinistra a usare gli stessi argomenti — sia pure in un contesto molto diverso — è, quantomeno, degno di nota.

Le reazioni politiche

Il centrodestra locale non ha perso l’occasione. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Riccardo Truppo, ha chiesto le dimissioni di Sala, sostenendo che la gestione della Galleria — presentata dalla giunta come un successo — sia stata in realtà «segnata da tante denunce». La Lega ha chiesto «chiarezza sulla gestione» e «trasparenza immediata» nei confronti dei cittadini milanesi.

Sala, dal canto suo, ha anticipato che le proprie riflessioni politiche «le farò a tempo debito», restando per ora su una linea di cautela nei giudizi, pur non risparmiando le parole più dure sulla magistratura. Un equilibrio che, nelle prossime settimane, potrebbe diventare sempre più difficile da mantenere.

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