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Miocarditi, lo studio oscurato: «Sottostimate anche di mille volte». Ecco come il cuore può cedere.

In Commissione Covid Loredana Frasca, ricercatrice dell’ISS. L’audizione integrale e la sintesi su Byoblu
Byoblu·20 ottobre 2026

Le miocarditi da vaccino Covid sono più frequenti di quanto è stato detto, soprattutto nei giovani. Non sono leggere. E la sorveglianza su cui si è basato il racconto ufficiale le avrebbe sottostimate anche di mille volte. Lo ha dichiarato oggi davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19 Loredana Frasca, immunologa e ricercatrice senior dell’Istituto Superiore di Sanità. Per una review scientifica su questi temi, il suo stesso Istituto l’ha sconfessata con un comunicato stampa e le ha inviato un richiamo scritto.

Frasca ha aperto l’audizione con una premessa: parla a titolo personale, non in rappresentanza dell’ISS. Poi ha ricordato il comunicato, «ancora presente in internet», in cui l’Istituto ha definito il suo lavoro «un’analisi lacunosa e parziale».

Miocarditi e vaccino Covid: «Sottostima anche di mille volte»

Il cuore dell’audizione è il metodo. Secondo Frasca la vera sorveglianza attiva è «quella in cui si fanno delle analisi strumentali e laboratoristiche prima e dopo il vaccino». Significa controllare la troponina, fare elettrocardiogrammi ed ecocardiogrammi. In Italia, ha spiegato, studi di vera sorveglianza attiva non sono stati fatti: ci si è basati sull’analisi a posteriori dei registri ospedalieri, che però perde le miocarditi subcliniche e quelle che non portano al ricovero. La sua conclusione: «La sorveglianza passiva sicuramente sottostima anche di mille volte, quindi non è efficace».

Ci sono anche le difficoltà pratiche. Frasca ha raccontato che alcuni medici non segnalavano gli eventi avversi perché non li riconoscevano. È successo anche a lei: dopo una dose di Johnson le si è alzata la pressione, e il medico le ha risposto che non dipendeva dal vaccino. Da qui, a suo giudizio, una sottosegnalazione «almeno in Italia».

Poi l’affondo sui dati dell’AIFA. Leggendo i rapporti dell’Agenzia, ha ricordato, ha trovato circa due miocarditi «mi sembra ogni milione di persone». E ha aggiunto: «C’è scritto però c’è una frequenza più alta nei giovani e non dice qual è la frequenza nei giovani. Io sono rimasta un po’ basita».

I numeri: più si scende con l’età, più casi

Nella sua review c’è una tabella che mette in fila le frequenze di miocardite. Gliel’aveva suggerita lo stesso editor della rivista. Con un’età media di 57 anni, un tipo di sorveglianza che lei considera passiva trova un caso ogni 55.000 persone. Abbassando l’età si passa a uno su 10.000. Negli adolescenti alcuni studi arrivano a uno su 3.300 e a uno su 2.700. In alcuni registri si sale a un caso ogni mille o anche più, fino a uno ogni 660.

Gli studi con esami prima e dopo l’iniezione danno un quadro diverso. In un lavoro thailandese, ha spiegato, dopo la seconda dose si sono viste alterazioni cardiache nel 29% dei ragazzi, con una frequenza di miocardite del 2,3%. In uno studio svizzero sul personale sanitario si arriva al 2,8%. Nei giovani, ha detto, la dinamica è opposta a quella degli anziani colpiti dal virus: «Più abbassiamo la classe di età e più abbiamo miocarditi da vaccino. Quindi questo potrebbe alterare il rapporto rischio beneficio del vaccino».

Frasca ha citato poi un calcolo di cui è coautore anche Vinay Prasad. Per evitare un solo ricovero Covid in sei mesi bisognerebbe vaccinare fra 31.000 e oltre 42.000 giovani tra i 18 e i 29 anni. Con le frequenze medie delle tabelle si avrebbero 16 miocarditi. Con i dati thailandesi, gli unici che lei definisce di vera sorveglianza attiva, si arriverebbe a 9.000 giovani con una qualche alterazione cardiaca.

C’è anche il lavoro recente del cardiologo Fabrizio Salvucci. Confrontando il periodo precedente e quello successivo alla pandemia, ha trovato miocarditi triplicate. Molti dei pazienti, ha riferito Frasca, non avevano avuto il Covid ma erano vaccinati. Lei stessa ha precisato di averlo mostrato soprattutto per far capire quanto conti la diagnostica strumentale.

«Un’infiammazione del cuore non è mai qualcosa di leggero»

La seconda bandiera abbattuta è quella della miocardite «benigna». Frasca ha detto che si continuava a ripetere «ossessivamente» che quella da vaccino era più leggera, meno frequente e più breve di quella da virus. Ma le stime sul virus, ha spiegato, si riferivano alle prime varianti, non a Omicron. Il suo giudizio: le due frequenze sono «al massimo» comparabili, e Omicron «non induce normalmente miocarditi».

Sulla gravità è stata netta: «La miocardite non è un evento avverso leggero». E ancora: «Subclinica non vuol dire che è una miocardite leggera». Secondo gli studi di risonanza che ha citato, la miocardite post vaccino dura «settimane, se non mesi», anche tre o sei mesi. E non compare solo entro le due settimane indicate dall’AIFA: «Si può presentare anche dopo, oppure può diventare evidente dopo».

Ha parlato anche di danni diretti: «I mitocondri sono distrutti dalla spike». Ha chiesto di immaginare cosa significhi per cellule cardiache o nervose «che non vengono rigenerate o vengono rigenerate poco».

Al senatore Malan, che ricordava come «presunti studiosi» parlassero di miocarditi benigne, Frasca ha risposto senza esitazioni: «Non esistono miocarditi benigne. I cardiologi lo sanno benissimo». Un’infiammazione del cuore, ha spiegato, si ripara con tessuto fibroso, una cicatrice che può finire nei punti di conduzione elettrica del cuore. «Ci sono state persone che hanno avuto delle miocarditi post vaccino ma non se ne sono accorti, poi magari sono morti di cedimento del cuore ed è stato trovato un cuore ingrossato»

Spike e mRNA nel corpo per mesi, in un caso anni

Il meccanismo, nella sua ricostruzione, è questo. Le particelle lipidiche viaggiano in tutto il corpo, e lo dice lo stesso studio autorizzativo di Moderna: cervello, cuore, polmoni, occhio, testicoli. Se raggiungono il cuore, lì viene prodotta la spike. A quel punto il sistema immunitario attacca il tessuto come se fosse infettato.

Frasca ha poi elencato gli studi sulla persistenza. Spike libera nel sangue dei giovani con miocardite post vaccino. Spike nelle biopsie cardiache di oltre la metà dei pazienti esaminati. Vaccino trovato nel miocardio di un sottogruppo di persone morte entro un mese dalla somministrazione. Spike nei linfonodi per 60 giorni e mRNA al trentasettesimo giorno. Spike nei monociti per 245 giorni. E un caso recentissimo: spike ancora presente dopo tre anni e mezzo in una persona che aveva avuto «ogni tipo di evento avverso».

Il richiamo dell’ISS: «Sembra che l’Istituto abbia fatto male»

Poi c’è il retroscena. La review era stata scritta su invito dell’editor, a partire dall’agosto 2022. Era stata accettata un giovedì sera. Il sabato era già su un quotidiano, e lo stesso giorno l’ISS diffondeva il comunicato di presa di distanza.

Sono seguiti il rimprovero, un’indagine interna e una lettera di richiamo. La contestazione formale riguardava la mancata autorizzazione alla pubblicazione. Frasca l’ha descritta come «una pratica meramente burocratica»: «nessuno entrava mai nel merito», e «in vent’anni avevamo fatto sempre così». Davanti alla commissione disciplinare hanno portato le prove che molti altri ricercatori non avevano autorizzato i propri lavori. Eppure, ha detto, lei e la collega Raffaella Palazzo sono state «le uniche» a ricevere un richiamo scritto.

Ma la contestazione andava oltre la forma. Dall’ufficio stampa, ha raccontato, le è arrivata una mail secondo cui doveva essere «cosciente di che cosa significava pubblicare un lavoro del genere». Il contenuto le è stato indicato come «delicato per il pubblico». E in via informale le hanno detto: «Sembra quasi da come hai scritto questo lavoro che l’Istituto abbia fatto male». Lei ha risposto in audizione: «Però a me non sembrava».

Il paradosso, nella sua ricostruzione, è che la review non era nemmeno così dura. Il messaggio era semplice: con Omicron i vaccini non sono più così efficaci, i giovani non ne hanno più bisogno, «rivediamo un attimo questo rischio beneficio». È stato il trattamento ricevuto a spingerla ad approfondire, fino a farsi «un’opinione anche diversa».

Ha citato anche il caso del ricercatore canadese Byron Bridle. Dopo aver spiegato alla stampa che il vaccino non restava nel braccio ma entrava in circolo, ha subito «tantissime ripercussioni» e ha rischiato il licenziamento. Al senatore Zedda, che le chiedeva se fosse grave aver aumentato le dosi di Moderna nei giovani maschi dopo l’avviso dell’EMA del dicembre 2021, Frasca ha risposto di non conoscere quei dati: «Se è così, sì».

Frasca ha parlato anche di «un po’ di censura nel 2021»: uno studio sul rapporto rischio-beneficio nei bambini fu ritirato su richiesta dell’università dell’autore. Quando lei stessa poneva il problema del rischio-beneficio nei giovani, le rispondevano che era «già considerato». E davanti agli studi, ha raccontato, «le persone normalmente non rispondono. O fanno finta di non averli sentiti». Sul clima di quegli anni è stata esplicita: «Chi metteva in discussione veniva deriso». Ha aggiunto che quando i vaccini dovevano entrare sul mercato «mi sono accorta subito che non potevano essere dei vaccini sicuri», per i meccanismi immunologici che aveva illustrato. E ha visto pubblicare «lavori che avevano delle grosse falle» su riviste ad altissimo impact factor, «solo perché erano favorevoli ai vaccini».

La domanda che resta

Un’istituzione scientifica avrebbe potuto rispondere a una review con un’altra review. Ha scelto invece un comunicato stampa, il giorno stesso, e un procedimento disciplinare per un timbro che, stando alla ricercatrice, nessuno aveva mai preteso.

C’è poi la questione dei numeri. Un dato medio di due casi per milione, senza la frequenza nella fascia più esposta, è un numero senza il suo denominatore più importante. Le percentuali senza contesto servivano a spaventare quando si trattava del virus. Possono servire a rassicurare quando si tratta del vaccino.

Non si tratta di processare la scienza, ma i meccanismi. Chi ha deciso che le segnalazioni spontanee bastassero? Chi ha deciso che esami prima e dopo l’iniezione nei più giovani non servissero? E perché chi chiedeva di rifare i conti sul rapporto rischio-beneficio riceveva lettere di richiamo invece di risposte? La Commissione ha ora gli elementi per chiederlo a chi allora decideva.

L’audizione integrale della dott.ssa Loredana Frasca è disponibile a questo link, messo a disposizione da Byoblu: Audizione integrale dottoressa Loredana Frasca

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