Mondiali 2026: l’Iran gioca negli Usa ma dorme in Messico

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio 2026, la nazionale iraniana si trova al centro di una disputa diplomatica con gli Stati Uniti. Secondo quanto denunciato dalle autorità di Teheran nella giornata del 7 giugno 2026, una parte consistente della delegazione persiana si è vista negare il visto d’ingresso negli Usa, rendendo impossibile la presenza sul territorio americano di dirigenti, consulenti tecnici e membri dello staff. Tra i nomi esclusi figura quello di Mehdi Taj, presidente della federcalcio iraniana.
La reazione di Teheran e la scelta di Tijuana
La risposta della leadership iraniana è stata netta: le autorità di Teheran hanno parlato di “trattamento deliberato e discriminatorio” da parte di Washington, accusando le istituzioni statunitensi di aver preso di mira figure istituzionali che fanno parte ordinaria di qualsiasi spedizione in un torneo mondiale. Di fronte a questa situazione, l’Iran ha deciso di rinunciare al ritiro inizialmente pianificato in Arizona e di stabilire il proprio quartier generale a Tijuana, città messicana al confine con gli States. La squadra attraverserà il confine esclusivamente in occasione delle partite del girone, previste tra Los Angeles e Seattle, per poi rientrare in Messico al termine di ciascun incontro.
Non solo l’Iran: problemi anche per l’Iraq
La questione non riguarda soltanto la nazionale iraniana. Stando a quanto riferito da fonti di stampa, anche la delegazione irachena ha incontrato difficoltà all’ingresso negli Stati Uniti. Il capitano Aymen Hussein sarebbe stato trattenuto per circa sette ore all’aeroporto di Chicago prima di poter raggiungere i compagni di squadra. Il fotografo ufficiale della nazionale, Talal Salah, sarebbe invece stato respinto e rimandato nel proprio Paese. Queste circostanze non risultano ancora confermate da fonti ufficiali statunitensi.
Il contesto: una storia lunga quasi trent’anni
Iran e Stati Uniti si trovano ad affrontarsi nello stesso torneo mondiale in un momento di forte tensione nei rapporti bilaterali, segnati da decenni di ostilità politica e da un conflitto tuttora in corso. La situazione odierna contrasta con quella dell’estate del 1998, quando a Lione, durante i Mondiali di Francia, le due nazionali si incontrarono in un clima che molti osservatori descrissero come portatore di segnali di possibile distensione. In quel contesto, figure come la segretaria di Stato americana Madeleine Albright e il ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi avevano contribuito a dipingere un’atmosfera di relativo dialogo. L’Iran vinse 2-1. Quasi trent’anni dopo, il quadro appare molto diverso.
Posizione degli Stati Uniti
Al momento della pubblicazione di questo articolo non risulta una risposta ufficiale da parte delle autorità statunitensi in merito alle accuse iraniane di discriminazione nella concessione dei visti. La questione resta aperta e potrebbe evolversi nei prossimi giorni, anche in considerazione dell’attenzione mediatica e politica che inevitabilmente accompagnerà le partite che vedranno l’Iran impegnato in territorio americano.