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Morsa da una zecca, muore per encefalite: cosa sapere davvero

Una 76enne in Trentino si spegne un mese dopo il morso. Ecco cos’è la Tbe, quali sono i sintomi, i rischi reali e come proteggersi.
Byoblu·12 luglio 2026
Salute — Byoblu
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È morta a distanza di un mese dal morso di una zecca. Gianna Sommavilla, 76 anni, originaria di Moena e residente a Ziano di Fiemme, in Trentino, è deceduta ieri all’ospedale Santa Chiara di Trento per un’encefalite da zecca. Il morso, secondo quanto ricostruito, risale allo scorso 8 giugno, in un prato attorno alla sua abitazione.

I primi malesseri sono comparsi poche ore dopo. I familiari l’hanno accompagnata all’ospedale di Cavalese, dove i medici avrebbero subito avviato la profilassi. Ma il quadro clinico non è migliorato: il 20 giugno il trasferimento d’urgenza in elicottero a Trento, il ricovero in terapia intensiva e infine il decesso, provocato da danni cerebrali irreversibili.

Un caso che ha colpito la Val di Fiemme e riacceso i timori sull’estate delle zecche. Proviamo allora a mettere in fila, con calma, tutto quello che serve sapere. Senza allarmismi e senza minimizzare.

Cosa sono le zecche e dove si prendono

Le zecche sono piccoli parassiti che appartengono agli aracnidi, la stessa classe di ragni e acari. Non volano e non saltano: aspettano il passaggio della preda appoggiate sull’erba alta o nascoste tra i cespugli. Misurano da pochi millimetri fino a circa un centimetro, e spesso sono quasi invisibili.

Si nutrono esclusivamente di sangue, di animali e di esseri umani. Il loro habitat preferito sono i terreni incolti, l’erba alta, i pascoli, le stalle e le aree ricche di vegetazione. Ma attenzione: non sono più soltanto un problema di chi ama i boschi. Con i cambiamenti climatici, la loro presenza si è estesa anche a parchi cittadini e zone periurbane. In Trentino l’Azienda sanitaria le definisce ormai “presenti ovunque”.

Esistono diverse specie. La più comune è la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), considerata meno pericolosa. Quella più temuta è la Ixodes ricinus, la cosiddetta zecca del capriolo, che può trasmettere la malattia di Lyme e altre infezioni. Si trova spesso su cinghiali e roditori.

Il morso non si sente: ecco perché

Il morso della zecca è indolore. Il parassita rilascia una sostanza anestetizzante e, con una bocca seghettata, penetra la pelle e resta ancorato per ore o addirittura giorni, nutrendosi di sangue. Ecco perché spesso ci si accorge di averla addosso solo controllando con attenzione, magari in zone nascoste del corpo.

Attenzione: il morso non è una malattia

È il punto più importante, e va detto chiaro. La puntura di una zecca non equivale a una malattia. Le zecche possono trasmettere batteri o virus solo se sono a loro volta infette. Nella maggior parte dei casi il morso non provoca conseguenze rilevanti. Il vero compito, dopo un morso, è osservare la comparsa di eventuali sintomi nei giorni e nelle settimane successive.

Quali malattie possono trasmettere

In Italia le due infezioni più note sono la malattia di Lyme e l’encefalite da zecca (Tbe).

La malattia di Lyme è di origine batterica. Il segno caratteristico è l’eritema migrante: una chiazza rossastra che, dopo giorni o settimane, si allarga progressivamente, spesso con un aspetto ad anello dal centro più chiaro. Possono comparire febbre, stanchezza, dolori muscolari e articolari. Se riconosciuta subito, si cura con antibiotici. Se trascurata, può evolvere e coinvolgere il sistema nervoso, le articolazioni o l’apparato cardiovascolare.

L’encefalite da zecca (Tbe) è invece un’infezione virale del sistema nervoso centrale. È quella che ha causato la morte in Trentino. Viene trasmessa soprattutto dalle “zecche dei boschi”, ma anche dal consumo di latte crudo non pastorizzato. In Italia è endemica soprattutto nel Nord-Est: Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Fu identificata per la prima volta nel Bellunese, nel 1994.

Più rare sono le rickettsiosi, tra cui la “febbre bottonosa” del Mediterraneo, che possono provocare febbre e una lesione scura e crostosa nel punto del morso.

Quanto è davvero pericolosa la Tbe

Qui servono i numeri, per orientarsi senza panico. L’incubazione dell’encefalite da zecca varia da pochi giorni fino a quattro settimane, ma di solito i primi sintomi arrivano entro una settimana.

Nel 70% dei casi l’infezione è asintomatica o dà disturbi lievi. Circa tre persone su dieci sviluppano sintomi simil-influenzali: febbre alta, mal di testa, dolori muscolari e articolari, stanchezza, che poi regrediscono senza conseguenze. Solo in una quota minore la malattia entra in una seconda fase, con coinvolgimento neurologico: meningite, encefalite, paralisi. La mortalità riportata oscilla tra l’1 e il 5%. Nei bambini la malattia tende a essere più lieve; la gravità aumenta con l’età.

Non esiste una cura antivirale specifica: il trattamento è di supporto. Per questo la prevenzione è centrale.

Il quadro trentino

Dall’inizio del 2026 in Trentino sono state registrate sette infezioni da Tbe, due delle quali hanno richiesto il ricovero. Due si sono manifestate come encefaliti, e una ha portato al decesso. Numeri che, secondo Maria Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, sono in linea con quelli degli ultimi anni.

“Tutto il Trentino è ormai interessato dalla loro diffusione. Il cambiamento climatico ha favorito una proliferazione del parassita”, ha spiegato Zuccali. In Trentino il vaccino contro la Tbe è offerto gratuitamente: dall’inizio dell’anno sono state distribuite 18mila dosi agli adulti e 4mila ai bambini.

Come proteggersi durante escursioni e passeggiate

Le regole sono semplici. Restare sui sentieri, evitare l’erba alta e il contatto diretto con la vegetazione. Indossare pantaloni lunghi, scarpe chiuse, cappello e abiti chiari, che rendono più facile individuare le zecche. Infilare i calzini sopra i pantaloni. Usare repellenti a base di DEET sulla pelle scoperta.

Utile anche la manutenzione di giardini e terreni incolti nei pressi delle abitazioni, per limitare la proliferazione del parassita.

Come controllarsi al rientro (e i bambini)

Dopo ogni escursione conviene controllare tutto il corpo, non solo le zone scoperte: pieghe della pelle, cuoio capelluto, dietro le ginocchia, l’inguine. Per i bambini l’attenzione va raddoppiata, perché non sempre segnalano il fastidio e il morso è indolore.

Come togliere una zecca (senza farsi male)

Se si trova una zecca attaccata, va rimossa il prima possibile: per la malattia di Lyme, in particolare, il rischio di trasmissione aumenta con il tempo di permanenza. Le indicazioni ufficiali sono chiare.

– Afferrarla con una pinzetta (ne esistono di apposite, in farmacia) il più vicino possibile alla pelle, senza schiacciarla.

– Tirare delicatamente, senza strappi, fino al distacco.

– Disinfettare la ferita con un prodotto non colorante, oppure lavare con acqua e sapone.

– Rendere inoffensiva la zecca estratta (bruciarla o incollarla su nastro adesivo). Alcuni esperti consigliano di conservarla in alcol al 70% per un’eventuale identificazione.

Da evitare i rimedi fai-da-te: olio, alcol o creme applicati sul parassita. Possono provocarne il rigurgito, aumentando il rischio di contaminazione. Se il rostro, l’organo con cui la zecca si ancora, resta nella pelle, può essere estratto in un secondo momento e di per sé non rappresenta un pericolo.

Un punto rassicurante: non è necessario correre al pronto soccorso. Basta una pinzetta e attenzione.

Cosa controllare dopo

Per il mese successivo va osservata ogni giorno la zona del morso. Se compare una macchia rossa che si allarga, o se arrivano febbre, mal di testa, dolori articolari, ingrossamento dei linfonodi, bisogna rivolgersi subito al medico, ricordando data e luogo del morso. In generale la profilassi antibiotica di routine dopo un morso non è raccomandata: la decisione spetta al medico, caso per caso.

Un morso di zecca, insomma, nella stragrande maggioranza dei casi non ha conseguenze. Ma conoscere i segnali, sapere cosa fare e non farsi prendere dal panico resta la migliore forma di prevenzione.

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