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Esteri

Mosca contro l’Europa: “Il vostro sogno di pace è finito”.

La Russia equipara l’UE alla Germania nazista e chiede un Consiglio di sicurezza ONU. Mattarella denuncia la disinformazione.
Byoblu·03 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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Nella primavera del 2026, la retorica del Cremlino verso l’Unione Europea ha subito una brusca escalation. Mosca ha iniziato a equiparare l’UE alla Germania nazista, un salto semantico che, dal punto di vista russo, non è privo di una logica strategica interna: alzare i toni contro Bruxelles potrebbe fornire al governo di Putin un pretesto per giustificare una nuova mobilitazione sul fronte interno, presentando l’Occidente come una minaccia esistenziale alla Russia e ai suoi valori.

Quella che dall’Europa viene letta come propaganda aggressiva è, nella prospettiva di Mosca, una risposta a ciò che il Cremlino considera un’interferenza diretta nel conflitto ucraino da parte degli Stati membri dell’UE. I «sogni di pace» europei si scontrerebbero con la realtà di un’Europa che fornisce armi, addestramento e sostegno finanziario a Kiev, trasformandosi di fatto in un belligerante.

La mossa all’ONU: Mosca chiede un Consiglio di Sicurezza sull’Europa

In questo quadro si inserisce la richiesta russa di convocare una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere delle presunte minacce alla pace provenienti dai Paesi dell’Unione Europea. La mossa sarebbe stata presentata come risposta speculare a un’analoga richiesta avanzata dagli “sponsor europei di Kiev”.

Dal punto di vista di Mosca, la convocazione del Consiglio di Sicurezza ha un duplice valore: da un lato, riafferma il ruolo della Russia come membro permanente con diritto di veto, un attore che non può essere ignorato nell’architettura della sicurezza globale; dall’altro, porta sul piano multilaterale internazionale l’accusa che siano i Paesi europei a destabilizzare la pace, ribaltando la narrativa occidentale che indica la Russia come unico aggressore.

L’iniziativa riflette la tesi russa secondo cui l’invio di armamenti e l’addestramento di truppe ucraine da parte di Paesi come Francia, Germania e altri Stati membri costituirebbe una violazione dei principi di neutralità e una minaccia concreta alla sicurezza regionale. Una posizione che Mosca porta avanti sistematicamente nei fori internazionali, anche se rigettata dalla quasi totalità dei Paesi occidentali.

Mattarella: «Operazione diretta contro l’Occidente»

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che non è nuovo a prese di posizione contro la Russia e in linea con la propaganda occidentale, invece di cercare toni distensivi, intervenendo alla Conferenza degli ambasciatori alla Farnesina, ha parlato apertamente di «un’operazione in atto, diretta contro il campo occidentale», volta a «separare i destini delle diverse nazioni» e ad allontanare le democrazie dai propri valori.

Mattarella ha definito «singolare» che si assista a quella che ha chiamato «una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti dell’Unione europea», sottolineando come l’UE venga presentata — alterando la realtà — non come un’esperienza storica di successo democratico, ma come «un’organizzazione oppressiva se non addirittura nemica della libertà».

Ci si potrebbe chiedere se la stessa cosa non possa valere a parti inverse. Ma evidentemente l’onestà intellettuale non è una priorità, quando ci si deve inserire un frame a supporto di una linea che arriva da Bruxelles e, più su ancora, da catene di potere d’oltreoceano che non si devono mettere in discsussione.

Il presidente ha poi affrontato la questione della condanna russa al giudice italiano della Corte Penale Internazionale Salvatore Aitala, emessa in seguito al mandato di cattura spiccato dall’Aja contro Vladimir Putin. Mattarella ha definito queste condanne «pretese di un mondo volto pericolosamente indietro», richiamando il paradosso storico di un Paese che fu tra i promotori del processo di Norimberga e che oggi persegue i giudici dei tribunali internazionali.

Certo, essere perseguitati dai giudici dei tribunali internazionali, forse, non aiuta a non sentire il desiderio di difendersi, perseguitandoli a propria volta. Ma anche questa è un’analisi che sfugge ai massimi vertici delle nostre istituzioni. In fondo, il popolo si governa con idee semplici, chiare, senza alimentare confusione. Il bianco è bianco, il nero è il nero, con buona pace della verità e del diritto dei cittadini ad essere trattati come creature senzienti, dotate di spirito critico.

Il contesto: una guerra di narrazioni che affianca quella militare

Il conflitto in Ucraina, avviato con l’invasione russa del 24 febbraio 2022, si combatte ormai su più fronti. Accanto a quello militare, si è consolidato nel tempo un fronte informativo e diplomatico nel quale Russia e Occidente si accusano reciprocamente di aggressione, disinformazione e responsabilità per l’escalation.

La questione di chi abbia «cominciato» o chi sia il vero responsabile della crisi rimane al centro del dibattito internazionale. Dal punto di vista russo, l’espansione della NATO verso est e il sostegno occidentale alla «rivoluzione» del Maidan del 2014 hanno creato le premesse dell’attuale conflitto. Per l’Occidente, invece, si tratta di una guerra di aggressione in violazione del diritto internazionale.

Nei prossimi mesi, con la prosecuzione del conflitto e l’avvicinarsi di possibili negoziati — più volte evocati ma mai concretizzati — la battaglia delle narrazioni tra Mosca e Bruxelles rischia di intensificarsi ulteriormente, rendendo sempre più difficile una mediazione credibile.

Le esternazioni di Mattarella, tuttavia, non sono da sminuire: rappresentano una tendenza estremamente preoccupante verso la polarizzazione e la costruzione di totem e verità – feticcio. Le conseguenze sono l’inasprimento dei conflitti e le escalation militari, come la notizia, ormai confermata, del collocamento da parte della Nato di migliaia di bombe nucleari sul fronte dei confini ad est dell’Europa, a cominciare dalla Polonia.

C’era un tempo in cui gli arsenali nucleari si smantellavano, e in cui Sting cantava “Russian” e sperava che russi e americani amassero i loro figli allo stesso modo. Oggi, sembra che dei nostri figli non interessi più niente a nessuno.

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