Netanyahu: «I leader europei non hanno il fegato di combattere i barbari»

Mentre Washington e Teheran sembrano avvicinarsi a un’intesa — il presidente Donald Trump ha dichiarato il 4 giugno che i negoziati stanno andando «molto bene» e potrebbero concludersi «questo fine settimana» — il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sferrato un attacco durissimo contro i leader europei, accusandoli di non avere il coraggio di schierarsi dalla parte giusta nella lotta contro quello che chiama il «barbarismo» islamista.
«Sanno che stiamo proteggendo anche loro, ma non hanno il fegato di alzarsi in piedi e schierarsi dalla parte giusta, quella che salverà la nostra civiltà contro questi barbari», ha dichiarato Netanyahu in un’intervista all’emittente americana Cnbc, rivolgendosi esplicitamente ai leader europei — tra cui il presidente francese Emmanuel Macron — che hanno criticato le operazioni militari di Israele. «Il modo in cui i leader europei assecondano le minoranze islamiche radicali nei propri Paesi è vergognoso», ha aggiunto il premier.
Trump scarica gli alleati europei
Alle accuse di Netanyahu si somma la frustrazione di Trump verso i partner del Vecchio Continente. Interpellato dai giornalisti nello Studio Ovale, il presidente americano ha affermato con nettezza: «Non abbiamo bisogno dell’aiuto degli europei. Abbiamo dato loro la possibilità di aiutarci, ma hanno scelto di non farlo». Secondo Trump, questa scelta avrà ripercussioni economiche: «Per loro sarà una questione costosa, perché non avrebbero dovuto comportarsi così».
Il tycoon ha comunque ribadito la supremazia militare statunitense, ricordando i raid aerei condotti contro i siti nucleari iraniani — che avrebbero causato, secondo la sua descrizione, danni «irreversibili» sotto intere montagne — e aggiungendo che solo Usa e Cina dispongono delle attrezzature necessarie per estrarre l’uranio sepolto nelle strutture colpite. Un dato che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica avrebbe, a suo dire, sostanzialmente confermato, ritenendo «estremamente difficile» il recupero del materiale.
L’Europa, tra critica e inerzia
La risposta europea alle accuse appare finora più istituzionale che politica. L’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha proposto di affidare all’operazione navale europea Aspides un ruolo centrale nelle operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz, come contributo a una coalizione ad hoc guidata da Francia e Gran Bretagna. La proposta, anticipata dall’agenzia Reuters, prevede tempi di attuazione di quattro-sei settimane, subordinati a un potenziamento delle capacità militari attualmente disponibili. I ministri della Difesa dei 27 si riuniranno informalmente a Cipro la prossima settimana per esaminare l’ipotesi.
Una risposta tecnica, dunque, mentre sul piano politico le capitali europee restano in silenzio di fronte agli attacchi sia di Trump che di Netanyahu. Non una parola di risposta pubblica alle accuse del premier israeliano è giunta, almeno fino alla sera del 4 giugno, da Parigi, Berlino o Bruxelles.
La trattativa con Teheran e i nodi aperti
Il quadro diplomatico resta comunque fluido e pieno di contraddizioni. Trump ha dichiarato di essere «molto vicino alla firma delle carte» con Teheran e ha aperto alla possibilità di incontrare di persona la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei per discutere i termini della crisi. Ha anche ribadito che lo Stretto di Hormuz riaprirà «appena sarà firmato il Memorandum d’Intesa».
Ma dalla parte iraniana filtra una versione ben diversa. L’agenzia di stampa Tasnim, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha smentito l’ottimismo di Washington: secondo la fonte, «negli ultimi giorni l’Iran non ha fornito alcuna risposta agli americani in merito al testo dell’accordo» e avrebbe sospeso lo scambio di documenti tramite intermediari fino al soddisfacimento di condizioni legate alla situazione in Libano.
A complicare ulteriormente il quadro, la Camera dei Rappresentanti americana ha approvato — con 215 voti contro 208, grazie a quattro repubblicani che si sono uniti ai democratici — una risoluzione che limita il potere del presidente di proseguire le ostilità contro l’Iran senza l’approvazione del Congresso. Nel frattempo, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato davanti al Congresso che l’operazione militare contro Teheran «si è conclusa» e che eventuali futuri attacchi sarebbero «esclusivamente di natura difensiva».
Un cessate il fuoco de facto con l’Hezbollah libanese sembrerebbe in vigore da due giorni, ma Netanyahu ha dichiarato che le forze israeliane stanno verificando presunte violazioni da parte della milizia sciita. La complessità del quadro regionale — con le sorti di Iran, Libano e Stretto di Hormuz intrecciate — rende ogni previsione sull’esito dei negoziati ancora prematura.