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Società

No, Richard. No.

Richard Gere, insieme ad ActionAid, porta come esempio negativo l’accordo tra Italia e Albania. Ma l’Italia ha sostenuto per decenni il peso degli sbarchi, mentre Stati Uniti e Australia fanno di peggio senza ricevere appelli. Soprattutto, nessuno chiede mai il conto a chi paga davvero quando l’integrazione non funziona.
Byoblu·06 ottobre 2026

Richard Gere ha girato un video appello con ActionAid contro le politiche migratorie fondate su detenzione, espulsioni e trasferimenti fuori dai confini. Il video esce a pochi giorni da Trattenuti, il report di ActionAid e dell’Università di Bari sui Centri di permanenza per il rimpatrio.

«La paura sta sostituendo la compassione», dice Gere. Poi arriva all’Italia, citando il modello con l’Albania: «Ciò che accade lì potrebbe diventare un modello per il modo in cui l’Europa gestirà la migrazione in futuro». E chiude così: «Siamo tutti migranti».

Caro Richard,

d’accordo! Tutti vogliamo regole che proteggano la dignità, i diritti e il benessere delle persone. Nessuno dovrebbe vivere nella disperazione e negli stenti.

Ma perché proprio l’Italia?

Negli Stati Uniti, dove sei tornato a vivere, ci sono detenzione, espulsioni di massa e trasferimenti verso paesi terzi. L’Australia respinge le imbarcazioni in mare e da anni manda su un’isola chi arriva senza visto (e da quell’isola non si sa se uscirai mai). Potrei andare avanti, citando il Giappone, la Polonia, la Grecia, la Danimarca, Singapore, l’Ungheria, l’Arabia Saudita… mi fermo qui. Il tuo appello vale anche per loro?

L’Italia ha garantito per decenni accoglienza e mantenimento a chi arrivava irregolarmente. Si è fatta carico anche della parte che toccava ai paesi europei senza sbocco sul Mediterraneo. Ci hanno usato come un grande, enorme parcheggio per l’immigrazione clandestina. Hanno finto una redistribuzione che non esiste. Recentemente hanno preso anche a rimandarci indietro i pochi migranti che si erano presi.

Dobbiamo davvero essere noi il tuo primo esempio?

Chi paga il conto?

C’è una domanda che nelle lectio magistralis delle celebrità non compare mai: chi paga il prezzo delle politiche migratorie quando non funzionano?

Da una villa lussuosa è facile invocare l’accoglienza. Tu vivi tra New York e Madrid, con ogni probabilità circondato da guardie del corpo, autisti e personale di servizio. Chi ha soldi l’umanità la percepisce solo quando gliela raccontano, perché ci passa sopra con gli elicotteri.

Prova a vivere dove l’integrazione fallisce, dove i servizi essenziali arrancano e la sicurezza è un’utopia. Il degrado urbano, lo spaccio nei parchi, le violenze contro medici e gli infermieri nei pronto soccorso, le ore di attesa, i quartieri che diventano enclave etniche, gli stupri alle ragazze sui treni e sulle metropolitane, le aggressioni improvvise e senza senso a cittadini comuni da parte di gente esaurita, psicotica, o gli attentati da parte di chi si radicalizza perché proviene da culture dove il fanatismo religioso è la sola matrice culturale… queste cose forse tu non le leggi nemmeno sui giornali.

Le risorse non sono infinite

Scuole, ospedali, case e assistenza costano. Chi chiede più accoglienza deve spiegare dove trovare le risorse. In Italia le visite mediche arrivano dopo mesi, a volte dopo anni. Le scuole crollano, i ponti cadono, le buche e l’incuria sono ovunque. E la gente sopporta tutto questo ogni giorno, perché non può permettersi i quartieri esclusivi o la sanità privata.

Allora, Richard, prima della prossima lezione prova per due anni la vita di un operaio. La metropolitana la sera, la fila al pronto soccorso, il medico di base che non risponde, i figli nella scuola pubblica di quartiere che si devono vergognare di fare il Presepe a Natale… E nessuna possibilità di trasferirti quando le cose peggiorano. Poi torna e rifacci il tuo discorso.

Anche chi vive sul territorio e chiede integrazione vera, sicurezza per la propria famiglia, servizi che funzionano e la fine della radicalizzazione violenta è un essere umano. Anche loro soffrono e meritano di essere aiutati. Tanto più che sono a casa loro, no?

E comunque grazie per Ufficiale e gentiluomo e Pretty Woman.

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