No Meloni Day, a Roma bruciate bandiere di Usa e Israele. A Torino bruciano carri armati di cartone.
Oggi, venerdì 16 ottobre, migliaia di studenti sono scesi in piazza in decine di città per il No Meloni Day, la giornata di mobilitazione contro il governo. A Roma i liceali in corteo hanno bruciato le bandiere di Stati Uniti e Israele. Gli organizzatori parlano di 20mila partecipanti. È una loro stima: i dati delle autorità non sono ancora disponibili. In via Marmorata, nel quartiere Testaccio, alcuni incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi e hanno spinto i cassonetti al centro della carreggiata per bloccare il traffico.
Cortei e occupazioni sono segnalati anche a Milano, Napoli, Genova, Torino e Padova. La protesta coincide con lo sciopero nazionale di 24 ore della scuola, proclamato dal sindacato Sisa per docenti, dirigenti e personale Ata, cioè amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Il sindacato chiede aumenti del 20% per recuperare l’inflazione e misure contro il precariato.
Il corteo di Roma
Nella capitale gli studenti si sono dati appuntamento in più concentramenti, poi confluiti in un unico corteo. Nel pomeriggio è prevista anche la manifestazione di Fridays for Future, il movimento ambientalista giovanile, da piazzale Ostiense alla fermata Piramide, con circa 500 persone attese.
Le bandiere bruciate hanno spostato la giornata dalla scuola alla politica estera. E la data non è neutra. Oggi, al Portico d’Ottavia, la comunità ebraica romana ricorda il rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, quando oltre mille ebrei furono deportati ad Auschwitz. Dalle cronache non emerge alcun collegamento voluto tra il gesto e l’anniversario. La coincidenza resta.
La catastrofe umanitaria di Gaza, in piazza, è stata rappresentata da due vessilli da dare alle fiamme, quelli di Washington e di Tel Aviv.
Torino: carro armato in fiamme e insulti a Vannacci
A Torino il corteo è partito da piazza XVIII Dicembre con l’adesione dei sindacati di base. Sono state imbrattate le fotografie di diversi politici e sono state lanciate uova contro la polizia. Un carro armato di cartone è stato incendiato sull’asfalto, tra gli applausi, mentre alcuni incappucciati saltavano sopra le fiamme al grido di «Siamo tutti antifascisti» (guarda il video in cima al post). In largo Vittorio Emanuele II un gruppo vestito di nero ha scalato il monumento al primo re d’Italia, ha acceso fumogeni verdi e ha sventolato una bandiera No Tav. Uno di loro ha mostrato il dito medio e mimato il gesto di una pistola.
Dal corteo sono partiti insulti contro Roberto Vannacci. Il generale è ormai un bersaglio fisso della sinistra antagonista. Ogni piazza che lo prende di mira gli consegna il ruolo che gli è più utile: quello dell’uomo contro cui si mobilita l’estrema sinistra. È un meccanismo già visto. La sua visibilità cresce più per reazione degli avversari che per la forza di una proposta politica compiuta.
La vigilia: spranghe in una scuola elementare
Il clima di Torino si spiega con quanto accaduto ieri. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, una quarantina di giovani con passamontagna e maschere di Carnevale ha sfondato una porta dell’istituto superiore Sella. Poi ha raggiunto la palestra della vicina primaria Ricardi di Netro e l’ha devastata con le spranghe, mentre bambini e maestre erano presenti. Mezz’ora dopo lo stesso gruppo ha rotto le finestre dell’istituto Bosso-Monti con estintori e spranghe.
Un diciassettenne, che non frequenta nessuna delle scuole coinvolte, è stato arrestato mentre secondo i militari rompeva un infisso con un estintore. Durante il fermo sono volate pietre: un carabiniere è stato colpito a una gamba. Le persone identificate in città e in provincia sono 27. Alla succursale dell’istituto Colombatto un docente e un collaboratore scolastico sono rimasti feriti mentre cercavano di fermare un gruppo di incappucciati. In 48 ore le scuole occupate a Torino sono arrivate a circa venti, con danni a computer, lavagne interattive e aule.
Padova: la chat sulle molotov
A Padova la Digos, l’ufficio della Questura che si occupa di estremismo e ordine pubblico, ha individuato una chat WhatsApp chiamata «16/10», con 1.025 iscritti. Secondo gli investigatori, alcuni messaggi invitavano a portare benzina, a preparare molotov da lanciare contro la questura, a coprirsi il volto e perfino a portare una pistola. Sono stati identificati 14 minorenni ed eseguite 8 perquisizioni, con il sequestro di diversi oggetti. Le responsabilità individuali sono ancora da accertare.
Le rivendicazioni e i numeri
I collettivi dicono di ispirarsi alle mobilitazioni in corso in Francia e Spagna. Contestano il nuovo decreto Scuola, il carovita, gli affitti dei fuorisede, gli edifici fatiscenti, le spese militari. Chiedono l’educazione sesso-affettiva obbligatoria. E attaccano quella che chiamano «scuola caserma»: la legge 150 del 2024 voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che boccia chi prende 5 in condotta e lega il voto di comportamento al credito per la maturità.
Secondo Eurostat, nel 2022 l’Italia ha speso per l’istruzione circa il 4,1% del Pil, contro una media europea del 4,7%. L’Istat ha misurato nello stesso anno un’inflazione dell’8,1%, la più alta dal 1985.
Il nome scelto per la giornata, però, punta su una persona, il Presidente del Consiglio. Chi protesta contro le scuole che cadono a pezzi ha distrutto finestre, computer e la palestra di una elementare. Danni che saranno riparati con soldi pubblici, sottratti proprio alla manutenzione.
Il governo
La sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha definito i fatti di Torino «gravissimi e intollerabili» e ha chiesto di individuare «responsabili e responsabilità», ricordando che chi danneggia un bene pubblico deve risponderne. Valditara ha espresso solidarietà ai docenti e al carabiniere feriti.
Nelle prossime ore si attende la decisione sulla convalida dell’arresto del diciassettenne torinese. A Padova la Digos prosegue l’analisi dei telefoni sequestrati. Il bilancio complessivo dei cortei arriverà in serata.
Insiema alla protesta di autotrasportatori e agricoltori, l’Italia è un paese che sta scoppiando.