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Nvidia, Jensen Huang e la spia cinese: la relazione con Alice Huang nel memo USA. Trump sapeva da un anno

Un memo dell’intelligence USA indica Alice Huang, dirigente di Megaspeed, come agente di Pechino. Il Congresso convoca il ceo il 18 novembre.
Byoblu·07 novembre 2026
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Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, avrebbe avuto una relazione sentimentale con Alice Huang, dirigente della società di Singapore Megaspeed, che gli apparati americani ritengono reclutata dal Ministero della Sicurezza di Stato cinese, il principale servizio di spionaggio di Pechino. Lo ha riferito oggi il Financial Times, citando persone a conoscenza di un memorandum riservato del governo. La vicenda va oltre la sfera privata. Megaspeed, cliente di Nvidia, è indagata per il presunto contrabbando di chip per l’intelligenza artificiale verso la Cina. E alla Casa Bianca, secondo il New York Times, il dossier era noto da circa un anno.

Nvidia e la spia cinese, cosa contiene il memo dell’intelligence USA

Il documento sarebbe stato redatto all’inizio di quest’anno e consegnato a una cerchia ristretta di alti funzionari poco prima del viaggio di Donald Trump a Pechino, a maggio, per il vertice con Xi Jinping. Il testo integrale non è stato pubblicato. La Casa Bianca e la CIA hanno rifiutato di commentare, mentre Alice Huang non è stata raggiungibile. Fra i due Huang non c’è alcuna parentela.

Il primo tassello era arrivato il 29 ottobre. Il New York Times aveva scritto che, secondo la controintelligence americana, Alice Huang passava informazioni a Pechino e che il capo di Nvidia era il bersaglio di un’operazione di spionaggio cinese. L’obiettivo, stando a quella ricostruzione, era raccogliere notizie sull’azienda e sul suo leader e spingerlo a favorire la vendita dei chip più avanzati alla Cina. La donna sarebbe stata sottoposta a sorveglianza elettronica per almeno un anno. Trump, sempre secondo il quotidiano newyorkese, era stato informato e aveva scelto di non intervenire. Secondo la ricostruzione di Repubblica, la decisione sarebbe stata dettata dalla volontà di non complicare ulteriormente i rapporti commerciali con Pechino.

Megaspeed, il canale di Singapore per i chip AI verso la Cina

Megaspeed è una società di data center nata nel 2023 da uno scorporo di 7Road International, gruppo cinese di videogiochi. Secondo Tom’s Hardware, all’origine era controllata da una società riconducibile alla stessa Alice Huang, che si fa chiamare anche Huang Le, ed è stata ceduta nello stesso anno a Swiftdata, di proprietà dell’imprenditore singaporiano Tan Yong Pong. Nel 2024 è nata una controllata, Speedmatrix, con due uffici a Johor, in Malesia. Attraverso questa rete, sempre secondo la testata specializzata, sarebbero finiti in Cina chip per un valore di circa 2 miliardi di dollari. Il New York Times sostiene che l’azienda abbia garantito a gruppi cinesi come Alibaba l’accesso a tecnologie vietate.

Washington indaga da tempo su società del Sud-est asiatico sospettate di fare da triangolazione per aggirare i controlli all’export. Nvidia aveva condotto una revisione interna sulle accuse a Megaspeed, concludendo che non c’erano prove di irregolarità.

Anche il profilo della manager presenta zone d’ombra. Tom’s Hardware riporta che il suo curriculum la indica come ex giornalista televisiva di Hunan TV e della CCTV, la tv di Stato cinese. Un dirigente della prima ha dichiarato di non averla mai sentita nominare e nella seconda non risulta un suo profilo. In seguito avrebbe lavorato nel private banking di HSBC e come vicepresidente di CITIC Securities.

Esistono poi le fotografie. Nel giugno 2024, poche settimane prima che Megaspeed iniziasse i suoi acquisti, un post su LinkedIn mostrava i due Huang in un bar di Taipei, dopo una fiera tecnologica, insieme a dirigenti di Gigabyte e NetThunder. Nel maggio 2025 erano stati ripresi all’uscita di un ristorante, sempre nella capitale taiwanese, dopo una cena d’affari. Dopo le rivelazioni, i profili social della donna sono stati svuotati o disattivati.

Le risposte di Nvidia, di Pechino e della Casa Bianca

Nvidia non ha commentato né il memo né l’ipotesi di una relazione. Ha rinviato alle dichiarazioni precedenti, secondo cui il suo ceo incontra «migliaia di dirigenti di clienti ogni anno» e gli incontri con Alice Huang rientravano nella normale attività commerciale, senza scambio di segreti industriali o di informazioni sensibili per la sicurezza nazionale. Il ministero degli Esteri cinese ha respinto le accuse come calunnie prive di fondamento. Trump ha difeso pubblicamente Huang, descrivendolo come una persona di assoluta integrità e riconoscendo al tempo stesso la complessità della questione. Né Nvidia né il suo amministratore delegato sono stati formalmente accusati di illeciti.

Jensen Huang e Trump, il ceo che «sussurra all’orecchio» del presidente

Per capire perché Huang interessi tanto a Pechino bastano alcuni numeri. Nvidia ha superato i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione e i suoi processori grafici sono il motore con cui si addestrano i grandi modelli di intelligenza artificiale. Huang, 63 anni, è l’ottavo uomo più ricco del mondo secondo Forbes. Xavier Degraux, esperto di digitale e docente all’Università di Liegi, sostiene che il capo di Nvidia «sussurra davvero all’orecchio di Donald Trump» e che, per questo, «non può che essere un bersaglio».

I rapporti con lo Studio Ovale sono documentati. Quest’anno Huang ha fatto pressione personalmente su Trump per ottenere il via libera all’export in Cina dei chip H200. Secondo il Financial Times, i funzionari della sicurezza nazionale ne sarebbero rimasti irritati, perché temono che quei processori accelerino la modernizzazione militare cinese. A maggio, quando Trump si è accorto che Huang non era sull’aereo presidenziale diretto a Pechino, lo ha chiamato. Il ceo ha raggiunto l’Alaska ed è salito sull’Air Force One durante lo scalo. A settembre sedeva alla cena di Stato offerta a Xi durante la visita negli Stati Uniti.

Spionaggio industriale e chip AI, il nodo fra sicurezza nazionale e affari

Tre presidenti repubblicani di commissione della Camera, quelle per gli Affari esteri, per l’Intelligence e la commissione speciale sul Partito comunista cinese, hanno chiesto ieri a Huang di presentarsi a un briefing a porte chiuse. Vogliono sapere che rapporti avesse con Alice Huang e quali protocolli di sicurezza adotti Nvidia contro lo spionaggio straniero. La domanda di fondo riguarda la governance dell’azienda. Il capo del gruppo che produce i componenti più strategici dell’Occidente avrebbe frequentato per anni la dirigente di un cliente sospettato di contrabbando. Le strutture di sicurezza interne e il consiglio di amministrazione di Nvidia saranno chiamati a spiegare che cosa sapessero.

L’interesse di Pechino è coerente con la sua strategia: procurarsi i chip americani di cui l’industria ha bisogno mentre sviluppa alternative domestiche per non dipenderne più. In questo quadro Nvidia è un obiettivo naturale per i servizi cinesi.

Il caso illumina però anche un conflitto interno a Washington. Il memo è filtrato attraverso fonti anonime, in una fase in cui l’apparato di sicurezza contestava apertamente le pressioni di Huang per vendere in Cina. La fuga di notizie diventa così anche uno strumento nella battaglia fra chi vuole blindare la tecnologia americana e chi, Casa Bianca compresa, tratta i chip come merce di scambio nei negoziati con Pechino. Se le informazioni dell’intelligence erano sul tavolo del presidente da un anno, la scelta di non agire è stata una decisione politica. In quella decisione gli interessi commerciali di un’azienda privata e quelli della sicurezza nazionale hanno finito per coincidere, almeno agli occhi della Casa Bianca.

Il briefing è fissato per il 18 novembre, secondo la CNBC, il giorno successivo alla pubblicazione dei risultati trimestrali di Nvidia.

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