— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Esteri

ONU approva risoluzione storica: il clima diventa obbligo giuridico per gli Stati

141 voti a favore all’Assemblea Generale per la risoluzione L.65, che recepisce il parere ICJ del 2025. Contrari USA, Russia e altri sei Paesi.
Byoblu·23 maggio 2026
Esteri — Byoblu

Nella serata del 20 maggio 2026, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha segnato un passaggio senza precedenti nella governance climatica globale, approvando la risoluzione L.65 con 141 voti favorevoli, 28 astensioni e 8 voti contrari. Per la prima volta nella storia del multilateralismo, la protezione del sistema climatico della Terra viene formalmente inquadrata non come una facoltà discrezionale dei governi, ma come un obbligo vincolato al diritto internazionale e ai diritti umani.

Il parere della Corte diventa atto politico formale

La risoluzione nasce per dare seguito al parere consultivo emesso nel luglio 2025 dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), secondo cui gli Stati hanno il dovere giuridico di ridurre le emissioni di gas serra e di prevenire danni ambientali significativi. Quel documento, pur non avendo forza cogente diretta, aveva già cominciato a essere citato nelle aule giudiziarie di tutto il mondo come riferimento autorevole nei contenziosi climatici. Ora, con il voto dell’Assemblea Generale, ne viene amplificato il peso politico e istituzionale all’interno del sistema multilaterale.

Singolare è l’origine della proposta: la risoluzione è stata promossa da Vanuatu, un piccolo Stato insulare del Pacifico con circa 300.000 abitanti, considerato tra i Paesi più vulnerabili al mondo per effetto dell’innalzamento dei mari. La stesura del testo, secondo quanto riportato da Open Online, sarebbe stata avviata da un gruppo di studenti di quel Paese.

Cosa prevede il testo approvato

Oltre a ribadire gli obblighi già delineati dalla CIG, la risoluzione invita esplicitamente gli Stati membri ad accelerare la transizione energetica secondo obiettivi precisi. In particolare, il documento sostiene il triplo della capacità rinnovabile installata a livello globale entro il 2030, il raddoppio del tasso annuo di miglioramento dell’efficienza energetica entro la stessa scadenza, e l’avvio di un abbandono progressivo, ordinato ed equo dei combustibili fossili, con traguardo di emissioni nette zero entro il 2050.

La risoluzione conferisce inoltre mandato al Segretario Generale Antonio Guterres di presentare, entro l’ottantaduesima sessione dell’Assemblea, un rapporto dettagliato per monitorare il grado di conformità degli Stati ai propri obblighi climatici internazionali. Commentando il voto su X, Guterres ha parlato di «una forte affermazione del diritto internazionale e della giustizia climatica».

Chi ha votato contro e chi si è astenuto

Tra i Paesi che hanno espresso voto contrario figurano Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita, Iran, Israele, Yemen, Liberia e Bielorussia — un fronte che riunisce alcune delle maggiori economie produttrici di combustibili fossili e governi con posizioni storicamente refrattarie agli accordi climatici multilaterali. Degna di nota è anche l’astensione della Turchia, che è candidata a ospitare la prossima COP31.

È opportuno sottolineare, come evidenziato da Open Online, che la risoluzione non introduce nuovi obblighi in senso stretto: si limita a riconoscere e rafforzare quelli già esistenti sulla base del diritto internazionale vigente, a partire dall’Accordo di Parigi.

La reazione della società civile

Il WWF ha accolto il voto come una pietra miliare, sottolineando che esso trasforma principi giuridici in linee guida politicamente cogenti per i governi. Secondo l’organizzazione ambientalista, la risoluzione getta solide basi per future azioni legali in materia di clima e rafforza la pressione affinché i governi traducano gli impegni in misure concrete.

Prossimi sviluppi

L’approvazione della risoluzione apre scenari inediti sul piano del contenzioso internazionale: i giudici nazionali e internazionali potranno ora fare riferimento a un atto formale dell’Assemblea Generale per fondare le proprie decisioni in cause climatiche. Resta aperta la questione dell’enforcement: senza meccanismi sanzionatori diretti, l’efficacia reale della risoluzione dipenderà dalla volontà politica degli Stati e dalla pressione della società civile. Il rapporto che Guterres dovrà presentare entro la prossima sessione dell’Assemblea sarà il primo banco di prova concreto.


Fonti:

📻 RADIO Caricamento…