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Padre Andrea Melis, abusi su chierichetto di 12 anni: confermati 10 anni. 5mila euro su una carta prepagata

La Corte d’appello di Genova respinge la richiesta di sconto della difesa. Il sacerdote è stato condannato anche in secondo grado per violenza sessuale ai danni di un ex chierichetto che all’epoca dei fatti aveva appena 12 anni.
Byoblu·04 novembre 2026
Cronaca — Byoblu

La Corte d’appello di Genova ha confermato la condanna a 10 anni di carcere per padre Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure, nel Savonese, ed ex preside della scuola Assarotti di Genova. Il sacerdote è stato condannato anche in secondo grado per violenza sessuale ai danni di un ex chierichetto che all’epoca dei fatti aveva appena 12 anni. I giudici hanno respinto la richiesta di riduzione della pena presentata dalla difesa.

Padre Andrea Melis, dall’arresto del 2024 alla conferma in appello

La vicenda giudiziaria comincia nell’agosto 2024, con l’arresto da parte dei carabinieri di Genova. Il fascicolo passa poi a Savona per competenza territoriale. Lì Melis viene condannato in primo grado con rito abbreviato, il procedimento che si celebra sugli atti dell’indagine e che, in caso di condanna, prevede per legge uno sconto di pena.

In appello la difesa ha puntato su due elementi. Il primo è la perizia psichiatrica, che ha escluso la semi-infermità mentale ma avrebbe riscontrato condizioni psichiche ritenute dai legali rilevanti per una valutazione meno severa. Il secondo è economico: Melis ha già versato per intero la provvisionale di 50mila euro stabilita in primo grado a favore della parte civile. I giudici non hanno accolto nessuno dei due argomenti e hanno confermato integralmente la pena.

Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari in una comunità in Umbria ed è sospeso da ogni ministero religioso.

Abusi sul chierichetto: cene, abiti firmati e una carta prepagata

L’inchiesta nasce dalla denuncia della famiglia del ragazzo. I genitori riferiscono ai carabinieri un attaccamento e un interesse del religioso verso il figlio che giudicano sospetti. Dopo l’ennesimo regalo costoso, vietano al ragazzo di frequentarlo. I contatti, però, proseguono.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il prete portava il chierichetto a cena, gli regalava abiti griffati e gli versava denaro su una carta prepagata registrata a nome del minore: in tutto 5mila euro.

Le indagini, durate mesi, hanno allargato il quadro. Il sacerdote avrebbe tentato di baciare altri ragazzi giovanissimi, senza riuscirci, e avrebbe attirato altri due minorenni con lo stesso schema: regali costosi, birre, sigarette elettroniche.

Il metodo dei regali e la vulnerabilità dei chierichetti

Lo schema emerso dagli atti è quello di un avvicinamento graduale, costruito sulla generosità e sulla complicità. Il denaro, gli oggetti di marca, le concessioni proibite agli adolescenti creano un legame esclusivo, e insieme un debito difficile da riconoscere per un ragazzino.

Il ruolo di chierichetto rende quel legame ancora più accessibile. Un bambino che serve messa passa tempo in parrocchia, sotto la guida del sacerdote, con la fiducia della famiglia. Nel caso di Melis l’autorità era doppia: parroco e preside, cioè figura di riferimento religiosa ed educativa insieme.

A interrompere quel rapporto, stando alla ricostruzione dell’inchiesta, sono stati i genitori. Il primo argine è stato la famiglia, che ha notato i segnali, ha posto un divieto e, quando il divieto non è bastato, si è rivolta ai carabinieri.

Chiesa e abusi su minori, il nodo della vigilanza

Il processo penale accerta responsabilità individuali. La questione che il caso solleva è più ampia e riguarda le istituzioni ecclesiastiche. Negli ultimi decenni, in Italia e all’estero, commissioni d’inchiesta e procedimenti giudiziari hanno documentato trasferimenti di sacerdoti già segnalati, denunce gestite all’interno delle diocesi, silenzi protratti per anni a scapito delle vittime.

In questa vicenda la segnalazione è arrivata da fuori, da una famiglia. Restano dunque legittime le domande su chi, nella parrocchia, nella diocesi e nella scuola, avesse visto quei rapporti, e su quali strumenti di controllo fossero attivi su un religioso che aveva accesso quotidiano a minori in due ambienti diversi. Sono domande che il tribunale, per sua natura, non è chiamato a sciogliere e che spettano alla Chiesa.

Dieci anni per padre Melis, una pena già scontata dal rito

La conferma in appello chiude il secondo grado, non la vicenda. I 10 anni sono una pena che incorpora già la riduzione prevista dal rito abbreviato, e la difesa chiedeva di abbassarla ancora facendo leva sulla perizia psichiatrica e sul risarcimento versato. Di fronte a un abuso su un bambino di 12 anni e a un metodo che, secondo gli inquirenti, si era rivolto anche ad altri minori, la misura della pena resta modesta rispetto alla gravità dei fatti contestati.

Pesano anche i tempi. Dall’arresto dell’agosto 2024 sono passati oltre due anni, e la sentenza non è ancora definitiva. Per la vittima il percorso giudiziario resta aperto.

Il prossimo passaggio è il deposito delle motivazioni, atteso entro 90 giorni. Da quel testo dipenderà la scelta della difesa sul ricorso in Cassazione.

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