Palermo blindata per le nozze di Dua Lipa: la città insorge

Palermo, 5 giugno 2026. Mentre fervono i preparativi per il matrimonio della popstar Dua Lipa e dell’attore Callum Turner — già uniti civilmente a Londra il 31 maggio scorso e attesi alle celebrazioni siciliane tra oggi e domenica — il centro storico del capoluogo siciliano si è svegliato tappezzato di volantini di protesta. A firmarli è Apro Palermo, un’assemblea permanente di giovani attivisti impegnata da tempo contro i fenomeni di overtourism che stanno trasformando le città d’arte italiane in scenari inaccessibili per chi ci vive.
Le misure che hanno fatto traboccare il vaso
Ad accendere la rabbia dei residenti non è tanto la presenza della coppia in città, quanto le modalità con cui l’evento è stato organizzato, con un impatto diretto sulla vita quotidiana di migliaia di palermitani.
Un’ordinanza comunale ha disposto la chiusura totale al traffico pedonale e veicolare di piazza Sant’Anna e piazza Croce dei Vespri, con transenne e teli neri a sbarrare l’accesso. La Galleria d’Arte Moderna è stata sottratta al pubblico già dalle ore 14:00 di oggi per essere allestita a uso esclusivo degli ospiti della coppia. A Bagheria, dove sabato si terrà il ricevimento a Villa Valguarnera, i divieti di sosta e transito su corso Umberto, via Sturzo e viale Valguarnera sono scattati giovedì mattina alle 8:00 e resteranno in vigore fino alle ore 20:00 di lunedì 8 giugno: cinque giorni consecutivi di blocco delle arterie principali della città.
Ma ciò che ha suscitato la reazione più dura è il trattamento riservato agli abitanti delle zone interessate: stando a quanto riportato da più fonti giornalistiche, ai residenti sarebbe stato chiesto di sottoscrivere un patto di riservatezza (NDA) che vieta di pubblicare sui social network foto o video ripresi dalle proprie finestre o dai propri balconi. Sempre secondo le stesse ricostruzioni, gli abitanti sarebbero stati tenuti a comunicare preventivamente alle autorità il numero di persone presenti nelle proprie abitazioni nei giorni dell’evento. Misure che diversi cittadini hanno definito inaccettabili, in quanto applicate a spazi privati.
Gli slogan sui muri e la risposta del sindaco
I manifesti di Apro Palermo, comparsi tra vicolo dei Corrieri e piazza Croce dei Vespri, sono stati redatti sia in italiano che in inglese — per raggiungere anche gli ospiti stranieri — e recitano: «La nostra piazza non è il tuo salotto», «Palermo is not for rent», «Palermo non è per i ricchi», «Libertà di movimento». Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, i volantini sarebbero stati successivamente rimossi dal personale addetto alla sicurezza della coppia.
L’assemblea ha invitato i cittadini a esporre cartelli dai balconi e a segnalare eventuali criticità legate ai festeggiamenti, sia di ordine pubblico che di viabilità.
A fare da contraltare alle proteste è la posizione del sindaco Roberto Lagalla, che ha difeso pubblicamente l’iniziativa parlando di «ritorno pubblicitario eccezionale per Palermo». Anche tra i commercianti le opinioni si dividono: c’è chi, come il titolare del locale Rosalia Francesco Costanzo, lamenta le difficoltà immediate causate dalla chiusura della circolazione pedonale, e chi invece, come Caterina Rao dell’Osteria Santa Cecilia, vede nell’evento un’opportunità per portare visibilità internazionale ai siti storici cittadini.
Il nodo politico: chi ha diritto alle piazze?
Il caso palermitano ripropone con forza una questione che già si era posta a Venezia, in occasione delle nozze blindate di Jeff Bezos: fino a che punto è lecito cedere spazi pubblici — piazze, strade, istituzioni culturali — per eventi privati di lusso? E a quale prezzo per i cittadini comuni?
Le restrizioni imposte a Palermo e Bagheria vanno ben oltre il normale perimetro di sicurezza garantito a qualunque evento. Chiudere una galleria d’arte pubblica, precludere ai residenti l’uso delle proprie piazze per cinque giorni, richiedere agli abitanti di registrare chi entra nelle loro case: sono misure che, indipendentemente dall’interesse economico generato dall’evento — stimato da alcune ricostruzioni giornalistiche fino a 4 milioni di euro tra spesa diretta e indotto — pongono interrogativi precisi sul limite tra accoglienza e cessione di sovranità urbana.
Apro Palermo lo dice con la sintesi di uno slogan: le piazze sono di chi le vive ogni giorno, non di chi può permettersi di affittarle.
Nei prossimi giorni, con il proseguire dei festeggiamenti fino a domenica, si capirà se le proteste resteranno sul piano simbolico o se l’indignazione dei residenti troverà forme di espressione più dirette.