Paraguay, crac Ueno Bank: Peña lascia per evitare l’impeachment. Mezzo paese si sveglia senza più soldi in banca.

Il presidente del Paraguay, Santiago Peña, ha annunciato giovedì le proprie dimissioni con un video pubblicato su X. In quelle stesse ore la Camera dei deputati discuteva la procedura di impeachment contro di lui. All’origine della crisi c’è il crac di Ueno Bank, la banca digitale commissariata martedì dalla Banca centrale del Paraguay (BCP). Il provvedimento ha congelato i depositi di circa tre milioni di clienti, quasi metà della popolazione, che da un giorno all’altro non hanno più potuto usare il proprio denaro. Fino a marzo 2025 Peña era stato azionista del gruppo che controlla l’istituto.
Nel giro di 48 ore si sono dimessi il presidente della Repubblica e il governatore della banca centrale, sono stati arrestati i vertici dell’istituto ed è stato aperto un procedimento di messa in stato d’accusa. Le accuse rivolte a Peña in Parlamento riguardano il rapporto tra il potere politico, la banca e chi avrebbe dovuto vigilare su di essa.
Ueno Bank, tre milioni di conti congelati in un Paese di 6,5 milioni
La BCP è intervenuta dopo aver accertato che il patrimonio della banca era sceso sotto la soglia minima prevista dalla legge. Secondo la televisione svizzera RTS, Ueno dichiarava 2,94 milioni di clienti. Il Paraguay conta circa 6,5 milioni di abitanti, anche se alcune testate estere parlano di poco più di sette milioni.
Per i correntisti le conseguenze sono state immediate: conti e carte bloccati, nessun prelievo, nessun pagamento. C’è chi rischia di aver perso tutti i propri risparmi. L’agenzia cinese Xinhua definisce Ueno la più grande banca digitale del Paese. Secondo Al Jazeera, in pochi anni l’istituto era passato da fintech di nicchia a banca di medie dimensioni e gestiva quasi 850 milioni di dollari di fondi pubblici.
I clienti sono scesi in piazza ad Asunción per chiedere la restituzione integrale del denaro. Secondo Xinhua, una parte dei manifestanti ha cercato di raggiungere il Congresso ed è stata fermata dalla polizia. Ne sono seguiti scontri, con calche e tafferugli in diversi punti del centro storico della capitale.
Peña e il Grupo Vázquez, il presidente socio della banca
Ueno appartiene al Grupo Vázquez. Peña ne è stato azionista fino a marzo 2025, quando era già presidente da quasi due anni. Xinhua va oltre e lo indica come ex azionista di controllo della banca.
I deputati che hanno promosso l’impeachment gli contestano tre cose: conflitto di interessi, uso improprio dei fondi pensione e insabbiamento della situazione dell’istituto. Peña ha respinto più volte le accuse di rapporti d’affari illeciti.
La corrispondente di Al Jazeera per l’America Latina, Lucia Newman, ha riassunto così la posizione del presidente: è accusato «quantomeno di negligenza e di complicità nel nascondere il fatto che la banca era insolvente».
Banca centrale del Paraguay, il governatore che arrivava da Ueno
Il primo a lasciare è stato Carlos Carvallo, governatore della BCP, dimessosi martedì. Prima di guidare l’autorità di vigilanza, Carvallo aveva lavorato per Ueno. L’uomo che doveva controllare la solidità delle banche paraguaiane veniva quindi dall’istituto poi commissariato per insolvenza.
Peña ha presentato l’uscita di Carvallo come una delle misure a tutela dei risparmiatori, insieme a meccanismi per accelerare la restituzione dei depositi. Il commissariamento è però arrivato quando il patrimonio era già sotto i minimi di legge. A quel punto il blocco dei conti era la conseguenza inevitabile. Tre elementi si sovrappongono: un presidente ex socio del gruppo proprietario, un governatore ex dipendente della banca e centinaia di milioni di fondi pubblici affidati allo stesso istituto. Su questo intreccio si concentrano le domande del Parlamento: che cosa sapevano governo e vigilanza, e da quando.
Crac Ueno Bank, arrestato il fondatore Miguel Vázquez
La magistratura ha fatto arrestare otto dirigenti della banca, tra cui il fondatore Miguel Vázquez. Secondo l’agenzia AP, la procura ha formulato accuse nei confronti di 27 persone tra dipendenti e soci d’affari dell’istituto, tra l’altro per infedeltà patrimoniale e tentata truffa.
Dimissioni di Peña, scuse senza assunzione di responsabilità
Nel video Peña ha spiegato la sua scelta con formule istituzionali: «Ho preso la decisione di presentare le mie dimissioni dalla presidenza della Repubblica. Lo faccio pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche».
Ha poi aggiunto: «Voglio chiedere scusa al popolo se in qualche momento ho sbagliato. Non è mai stata mia intenzione tradire la fiducia che avete riposto in me». Come osserva il quotidiano messicano El Financiero, il presidente non si è assunto la responsabilità della crisi bancaria. Ha parlato invece dei depositanti: «Dietro ogni deposito ci sono anni di duro lavoro, sacrificio e sogni familiari».
Le dimissioni sono arrivate quando Peña aveva ormai perso i suoi sostegni. Giovedì mattina diversi parlamentari del suo Partido Colorado gli avevano tolto l’appoggio. Anche Horacio Cartes, leader del partito, ex presidente e considerato il suo padrino politico, si era espresso a favore dell’impeachment. Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno sanzionato Cartes per corruzione. Peña era stato ministro delle Finanze nel suo governo. Per Xinhua, il presidente si è dimesso per evitare l’impeachment.
All’estero la notizia ha avuto ampia eco. Al Jazeera ricorda che Peña, economista con un passato al Fondo monetario internazionale, è un alleato di Donald Trump. Era in carica dal 15 agosto 2023 e il suo mandato sarebbe scaduto nel 2028.
Paraguay dopo Peña, la partita su Alliana e sui risparmi
Le dimissioni devono essere accettate dal Congresso. Secondo Reuters, la seduta era convocata per le 14 ora locale e il giuramento del vicepresidente Pedro Alliana era previsto intorno alle 15.30. Al Jazeera riferisce però che il Congresso stava lavorando alla messa in stato d’accusa sia del presidente sia del vicepresidente. Fuori dal palazzo, intanto, alcuni manifestanti chiedevano ai parlamentari di respingere le dimissioni, perché Peña venga processato.
Per i correntisti di Ueno resta la promessa dell’ultimo discorso presidenziale: «Il mio più grande desiderio è che la restituzione di quei fondi sia garantita, che il fondo di garanzia dei depositi assolva la sua funzione e che i fondi pubblici, come le risorse che appartengono a tutti i paraguaiani, siano protetti». La tutela dei risparmi di quasi metà del Paese dipende ora da quel fondo di garanzia e dalle istituzioni che in questa vicenda non hanno impedito il crac.