Pence: «Il secondo mandato Trump si è allontanato dall’agenda conservatrice»
L’ex vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence ha rilasciato il 2 giugno 2026 una lunga intervista al programma Meet the Press, in cui ha mosso critiche articolate nei confronti della seconda amministrazione Trump, pur riconoscendo all’ex presidente numerosi meriti. L’occasione è stata la pubblicazione del suo nuovo libro, intitolato What Conservatives Believe («Cosa credono i conservatori»), nel quale Pence delinea quella che considera una crisi d’identità del Partito Repubblicano.
«La seconda amministrazione ha deviato dall’agenda conservatrice»
Nel corso dell’intervista, Pence ha sostenuto che il secondo mandato di Donald Trump «si è allontanato dall’agenda conservatrice» che, a suo avviso, ha definito il Partito Repubblicano sin dall’era Reagan. L’ex vicepresidente ha elencato alcuni punti di rottura: l’introduzione di dazi commerciali su larga scala, il ridimensionamento del sostegno agli alleati europei di fronte all’aggressione russa in Ucraina e, soprattutto, quello che Pence ha descritto come un arretramento sul tema del diritto alla vita.
Su quest’ultimo punto, Pence è stato particolarmente esplicito, affermando che l’attuale segretario alla Salute e ai Servizi Umani sarebbe favorevole all’aborto e non avrebbe adottato misure per limitare la distribuzione per posta della cosiddetta «pillola abortiva», resa disponibile a livello nazionale durante l’amministrazione Biden. La conduttrice ha precisato che su questi aspetti medici esiste un dibattito scientifico aperto.
Riconoscimenti a Trump, ma con riserve
Pur muovendo queste critiche, Pence ha voluto riconoscere all’attuale presidente diversi risultati positivi: il controllo del confine meridionale, la proroga dei tagli fiscali dell’era Trump-Pence, il sostegno a Israele e la linea dura verso l’Iran. «Gli do tutto il merito per come ha affrontato la sinistra radicale nei nostri quattro anni di governo», ha dichiarato l’ex vicepresidente.
Tuttavia, Pence ha sottolineato come Trump non si sia mai definito un conservatore in senso stretto: nel libro racconta di aver perso il conto delle volte in cui, nel confrontarsi privatamente con Trump su una certa posizione politica, il presidente avrebbe risposto dicendo: «Non è conservatorismo, è buon senso».
La minaccia del «populismo di destra»
Il tema centrale del libro, e dell’intervista, è la denuncia di quella che Pence chiama la «destra populista», un movimento che – secondo lui – starebbe cercando di trasformare le deviazioni di Trump dall’agenda tradizionale in una nuova filosofia fondante del partito. Pence ha messo sullo stesso piano protezionismo economico, isolazionismo in politica estera e ridimensionamento delle battaglie pro-life come elementi di un’agenda incompatibile con il conservatorismo classico.
«I leader scompaiono nella storia, ma i princìpi resistono», ha affermato Pence, richiamando anche una citazione biblica sul valore di un messaggio chiaro e coerente.
Ken Paxton e il Senato texano
L’intervista ha toccato anche la vittoria di Ken Paxton alle primarie repubblicane in Texas per il seggio senatoriale. Pence, incalzato sulla questione, ha evitato di esprimere un endorsement diretto a Paxton, che in passato è stato incriminato per frode finanziaria e messo sotto impeachment per presunta corruzione, ma ha dichiarato di non poter mai votare per il candidato democratico Talarico, descritto come «radicale di sinistra».
Il fondo «anti-weaponization» e il 6 gennaio
Su un altro tema caldo, il cosiddetto fondo da 1,8 miliardi di dollari istituito dall’amministrazione Trump per risarcire persone che ritengono di essere state perseguite ingiustamente dalla giustizia, Pence si è detto contrario. «È profondamente offensivo per me l’idea che un fondo possa anche solo potenzialmente risarcire chi ha aggredito agenti di polizia o vandalizzato il Campidoglio il 6 gennaio», ha dichiarato l’ex vicepresidente, invitando l’amministrazione ad abbandonare l’iniziativa.
J.D. Vance e il 2028
Quando la conduttrice gli ha chiesto se veda nel vicepresidente in carica J.D. Vance il potenziale erede del movimento conservatore, Pence ha preferito non esprimersi direttamente, limitandosi a osservare che Vance «si sta comportando in modo dignitoso e onorevole». Ha aggiunto che, in vista delle elezioni presidenziali del 2028, sarà più importante definire prima cosa si vuole sostenere, e solo dopo chi lo rappresenterà.
Quanto a una sua eventuale ricandidatura, Pence ha escluso di avere «ambizioni attive di rientrare in politica», ma non ha posto un veto definitivo: «La mia vita non mi appartiene», ha detto, aggiungendo che pregherà sul futuro insieme alla moglie Karen. Citando ironicamente una canzone del cantante country Luke Combs, ha concluso: «Penso di aver cavalcato quel razzo fin dove poteva arrivare».
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