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Penicillina, la Cina minaccia l’ultima fabbrica europea di Sandoz

L’impianto di Kundl, in Austria, è l’unico in Europa a produrre l’antibiotico per intero. Sandoz chiede a Bruxelles un’indagine antidumping.
Byoblu·22 ottobre 2026
Economia — Byoblu

L’ultima grande fabbrica europea di penicillina è sotto pressione. Lo stabilimento di Sandoz a Kundl, ai piedi delle Alpi austriache, è l’unico impianto del continente in grado di produrre l’antibiotico dall’inizio alla fine, compresi i principi attivi, cioè le sostanze che svolgono l’azione terapeutica. Spero abbiate colto bene la notizia. L’ultimo. In tutta Europa. La concorrenza dei produttori cinesi, che offrono gli stessi prodotti a prezzi molto più bassi, ne minaccia la sostenibilità economica. Per questo il gruppo farmaceutico ha chiesto alla Commissione europea di aprire un’indagine antidumping, che potrebbe tradursi in dazi sulle importazioni dalla Cina. La vicenda, riportata da Reuters, arriva a tre anni da un investimento di 200 milioni di euro destinato ad ampliare la capacità del sito.

La questione va oltre il destino di un singolo impianto. Se Kundl chiudesse, l’Europa dipenderebbe interamente dalla Cina per un farmaco essenziale, usato contro infezioni che possono essere anche mortali.

Penicillina, l’86% delle importazioni europee arriva dalla Cina

I numeri di Eurostat descrivono uno spostamento rapido. La quota cinese delle importazioni europee di penicilline e derivati è salita dal 44% del 2019 all’86% dello scorso anno. Nello stesso arco di tempo le esportazioni europee di questi prodotti si sono ridotte a poco più di un quinto rispetto al picco dei primi anni Duemila.

Pechino ha costruito questa posizione con programmi pubblici di investimento industriale, un costo del lavoro più basso e regole ambientali meno severe. Il risultato è una filiera concentrata in un solo Paese per un bene che i sistemi sanitari considerano irrinunciabile.

Sandoz e il caro energia: il peso dei costi su Kundl

Al divario sui salari e sulle norme si somma quello energetico. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 le industrie europee ad alta intensità energetica hanno pagato l’elettricità in media quasi il 50% in più rispetto alle concorrenti cinesi.

Per Kundl la differenza pesa in modo diretto. Lo stabilimento impiega oltre duemila persone e consuma quanta energia una città come Innsbruck, che supera i 130 mila abitanti. La produzione di principi attivi richiede processi di fermentazione e sintesi lunghi ed energivori: ogni punto percentuale sul prezzo dell’elettricità si riflette sui margini.

Farmaci e gare pubbliche, il criterio del prezzo più basso

Sandoz indica un secondo problema, interno all’Europa: il modo in cui gli Stati acquistano i farmaci. Le gare pubbliche premiano spesso l’offerta più economica e attribuiscono poco valore alla diversificazione dei fornitori e alla presenza di capacità produttiva sul territorio europeo. In un mercato dove il concorrente asiatico parte con costi strutturalmente inferiori, questo criterio favorisce le importazioni.

La fragilità del sistema era già emersa nel 2022, quando la carenza di amoxicillina seguita alla pandemia provocò seri problemi di approvvigionamento in diversi Paesi. L’Unione europea ha poi sostenuto con fondi pubblici il potenziamento dell’impianto austriaco. Secondo Sandoz, però, quel sostegno non è bastato a compensare la pressione sui prezzi.

Antidumping, cosa può fare Bruxelles e cosa risponde Pechino

A marzo il gruppo ha presentato una denuncia alla Commissione europea sulla posizione dei produttori cinesi nel mercato degli antibiotici. Il sospetto riguarda in particolare i principi attivi dell’amoxicillina, che sarebbero venduti in Europa a prezzi inferiori ai costi di produzione, anche grazie a sussidi pubblici. È la definizione di dumping: esportare una merce a un prezzo artificialmente basso per conquistare quote di mercato a danno dei produttori locali.

Pechino respinge le accuse di protezionismo e sostiene che le divergenze commerciali con l’Unione possano essere risolte con il dialogo. Ma la guerra commerciale con la Cina è ormai un dato di fatto, così come la deindustrializzazione dell’Unione Europea, che fa seguito a quella italiana decisa a tavolino. Se Bruxelles aprisse un’indagine e accertasse pratiche di dumping, potrebbe introdurre dazi sulle importazioni, riequilibrando almeno in parte le condizioni di concorrenza.

Penicillina e autonomia strategica dell’Europa

Il caso Kundl riassume un dilemma che l’Europa ha già incontrato con i pannelli solari, le batterie e i semiconduttori. Per anni il prezzo più basso è stato considerato l’unico parametro rilevante. Il conto si presenta quando una fornitura critica finisce nelle mani di un solo fornitore, per di più un Paese con cui i rapporti commerciali e politici restano tesi.

Nel settore farmaceutico il rischio ha una natura particolare. Una carenza di antibiotici incide immediatamente sulla capacità degli ospedali di curare i pazienti. Mantenere una produzione europea ha un costo, che può essere misurato come premio assicurativo contro interruzioni delle forniture dovute a crisi sanitarie, tensioni geopolitiche o scelte unilaterali di chi controlla la filiera.

La forza commerciale cinese convive peraltro con un mercato interno in affanno. Proprio ieri il direttore finanziario di Hermès, Eric du Halgouet, ha definito «molto difficile» il mercato cinese, citando la crisi immobiliare e la debolezza dei mercati finanziari. È il ritratto di un’economia che spinge sulle esportazioni mentre la domanda domestica rallenta, e che ha quindi un incentivo a collocare all’estero la propria capacità produttiva.

Il futuro dell’ultima fabbrica europea di penicillina dipenderà dalla risposta della Commissione alla richiesta di Sandoz e, nel medio periodo, dalla disponibilità degli Stati membri a rivedere i criteri delle gare per gli acquisti di farmaci.

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