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Halloween e proteste: la Francia si prepara alla Notte delle Tenebre

Terzo sabato di piazza contro il carovita. Il governo vieta i raduni serali e i volti coperti, gli studenti denunciano la repressione
Byoblu·31 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

La Francia affronta oggi il terzo sabato consecutivo di proteste contro il carovita, e questa volta la mobilitazione coincide con Halloween. Giovedì il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato il dispiegamento di 70mila tra poliziotti e gendarmi in tutto il Paese, lo stesso contingente impiegato sabato scorso. Ha definito il 31 ottobre una giornata che presenta «un rischio molto elevato per l’ordine pubblico». La preoccupazione principale delle autorità riguarda la sera. Sui social circolano appelli a radunarsi dalle 20 in molte città, con l’invito a presentarsi in maschera e in costume.

Proteste di Halloween, il piano di Nuñez: cortei autorizzati lontano dai centri

In conferenza stampa il ministro ha descritto così il quadro raccolto dai servizi: «Stiamo osservando numerosi appelli a manifestare provenienti dal movimento sindacale, dall’estrema sinistra radicalizzata e da alcuni siti radicalizzati dei gilet gialli, che esortano le persone a partecipare a raduni nelle strade a partire dalle 20 in molte città della Francia, accompagnati da messaggi, diciamo, piuttosto radicali».

Secondo Nuñez, alcuni di quei messaggi invocano la «rivoluzione» e l’«insurrezione». I raduni serali saranno vietati e chi proverà a ritrovarsi comunque rischierà l’arresto. I cortei diurni restano consentiti, ha precisato, ma «non nei centri città, dove esiste un rischio di disordini». Il ministro ha promesso una risposta «estremamente ferma»: «Non tollereremo alcun eccesso». Saranno rafforzate le misure introdotte la settimana scorsa, dalla protezione degli esercizi commerciali all’impiego di blindati e idranti.

Il nodo delle maschere è centrale. Nuñez ha avvertito che Halloween non costituisce un motivo legittimo per nascondere il volto. In Francia coprirsi il viso durante una manifestazione in cui l’ordine pubblico viene turbato è un reato. Alcuni post invitano i partecipanti a travestirsi per una «notte delle tenebre». Ieri mattina a Parigi i negozi di costumi erano affollati. Il gestore di uno di questi, Didier Jarsale, ha spiegato di non poter chiedere a ogni cliente l’uso che farà di ciò che compra: «Non siamo qui per fare i poliziotti».

Le previsioni del Viminale francese sono cupe. Un collaboratore del ministro ha dichiarato che sono attesi episodi di violenza urbana «paragonabili» a quelli del 17 ottobre, durante tutta la giornata e dopo il tramonto. Una fonte di polizia ha parlato di «considerevole nervosismo» tra le autorità: «Non c’è motivo di pensare che andrà liscia».

Parigi blindata: metro chiuse, coprifuoco e vetrine sbarrate

Nella capitale oltre quaranta stazioni della metropolitana resteranno chiuse e il servizio dei tram subirà limitazioni. Nei quartieri di République e Châtelet-Les Halles è stato imposto un coprifuoco notturno, dalle 23 alle 6, per la notte di oggi e quella di domani. Il Comune ha mobilitato più di mille addetti per ripulire gli spazi pubblici nel fine settimana.

Ieri commercianti e imprese di Parigi e di altre città hanno protetto le vetrine con pannelli di legno. Alain Di Crescenzo, presidente delle Camere di commercio francesi, ha riassunto il clima: «I commercianti non vedono l’ora che sabato finisca». E ha aggiunto che Halloween complica le cose, «perché avremo persone con il volto coperto».

La prefettura di polizia di Parigi aveva tentato di vietare il corteo tra Bastille e Nation, nella zona est della città. Un tribunale ha annullato il divieto.

Francia, dal 17 ottobre alla stretta sull’ordine pubblico

La giornata del 17 ottobre resta il riferimento di ogni valutazione. Le manifestazioni nazionali degenerarono in alcuni dei peggiori disordini degli ultimi anni: migliaia di attività danneggiate o saccheggiate, edifici pubblici dati alle fiamme. Le autorità hanno poi ammesso falle nella sicurezza e nell’attività di intelligence. Da allora hanno ristretto le manifestazioni e introdotto coprifuoco in diverse città.

Sabato scorso, secondo il ministero dell’Interno, in piazza sono scese 410mila persone; i sindacati parlano di circa il doppio. Il massiccio schieramento di forze ha evitato il ripetersi dei saccheggi, anche se in serata si sono registrati scontri durante le operazioni di dispersione. Il ministero ha riferito di oltre 2.700 arresti nella mobilitazione precedente.

Proteste in Francia, dagli studenti al carovita

Il movimento è nato a settembre tra gli studenti delle superiori, che chiedevano migliori condizioni di studio. In due mesi si è allargato agli universitari, ai dipendenti pubblici, ai sindacati e ai veterani dei gilet gialli, il movimento che scosse la Francia tra il 2018 e il 2020. Le rivendicazioni riguardano salari, costo della vita, disuguaglianze e servizi pubblici. Dopo la stretta sulla sicurezza si sono aggiunte la tutela delle libertà civili e del diritto di manifestare.

Lunedì il governo ha presentato alcune misure: un tetto al numero di alunni in certe classi, prestiti agevolati per ristrutturare gli edifici scolastici e la sostituzione della contestata piattaforma online per l’accesso all’università. Gli studenti le hanno giudicate insufficienti. Lunedì prossimo torneranno in classe dopo due settimane di vacanza.

La gestione dell’ordine pubblico è al centro delle critiche. Diversi manifestanti adolescenti sono rimasti gravemente feriti. Mercoledì un gruppo di esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato le violenze contro gli studenti e chiesto la fine degli arresti di massa di minorenni: dall’inizio delle proteste, secondo quanto riportato, sarebbero stati fermati diverse migliaia di manifestanti, in prevalenza minorenni.

Studenti contro Nuñez: «Un dialogo tra sordi»

Giovedì i rappresentanti delle organizzazioni giovanili hanno incontrato il ministro e ne sono usciti delusi. «Siamo andati a questo incontro per discutere le nostre richieste, ma soprattutto le ultime quattro settimane di mobilitazione, segnate da violenze poliziesche senza precedenti», ha dichiarato Manon Moret, segretaria generale del sindacato studentesco Unef. «È stato un dialogo tra sordi».

Alcuni partecipanti hanno accusato Nuñez di non riconoscere le violenze subite dai manifestanti. Louis Letoublon, vicepresidente dell’associazione Les Lycéens!, ha parlato di «un ministro irresponsabile, incapace di rispondere della repressione poliziesca».

Estrema destra nei cortei e social network sotto osservazione

Il governo attribuisce gran parte dei disordini all’estrema sinistra. Fonti ufficiali hanno però confermato che anche gruppi di giovani legati all’estrema destra si sono infiltrati nelle manifestazioni, con il pretesto di proteggere i negozi, finendo spesso per scontrarsi con militanti di sinistra in una quindicina di città. A Nizza, il 24 ottobre, undici attivisti di estrema destra sono stati arrestati dopo che un centinaio di persone mascherate aveva aggredito un corteo, ferendo tre persone. «Quando questi piccoli gruppi si costituiscono, come è accaduto, in unità di combattimento, questo basta di per sé ad avviare un’azione giudiziaria», ha detto Nuñez.

L’altro fronte è quello delle piattaforme digitali. Il presidente Emmanuel Macron ha smentito che il governo abbia valutato la sospensione temporanea di alcuni social. In un’intervista su YouTube ha però annunciato che le piattaforme saranno tenute a rimuovere i contenuti illegali e a vigilare sull’uso di alcune funzioni, per impedire che vengano sfruttate da chi intende compiere saccheggi. Un sito d’informazione di area progressista ha riferito di una lettera del primo ministro Sébastien Lecornu ai principali operatori di telecomunicazioni, che sarebbero stati invitati a prepararsi a bloccare Snapchat, TikTok e Instagram. L’ufficio del premier non ha commentato l’autenticità del documento. Orange, unico operatore partecipato dallo Stato, non ha confermato di averlo ricevuto e si è limitata a ricordare l’obbligo di rispettare le disposizioni imposte dalle autorità competenti secondo la legge.

Le Pen in testa ai sondaggi, sciopero nazionale il 5 novembre

Le proteste si inseriscono in un clima politico teso. Alle presidenziali mancano sei mesi e Marine Le Pen guida i sondaggi. Macron ha detto in settimana che «non è normale» che il Paese attraversi una simile fase di agitazione così a ridosso del voto.

La mobilitazione è destinata a proseguire. Sindacati e studenti hanno convocato uno sciopero nazionale per giovedì 5 novembre, sostenendo che il malcontento per salari, costo della vita e servizi pubblici si è ormai esteso ben oltre il movimento studentesco da cui era partito. La risposta del governo resta concentrata sull’ordine pubblico, mentre il terreno delle rivendicazioni economiche si allarga. Il bilancio di questa notte indicherà quale dei due fronti peserà di più nelle prossime settimane.

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