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Economia

Rapporto Eurispes 2026: l’Italia è un paese dimezzato, sei famiglie su dieci in difficoltà

Il 38° Rapporto Italia fotografa un paese spaccato tra ricchi e poveri, con quasi la metà dei cittadini che teme un peggioramento economico.
Byoblu·29 maggio 2026
Economia — Byoblu

È stato presentato il 27 maggio 2026 il 38° Rapporto Italia dell’Eurispes, giunto alla sua edizione più severa degli ultimi anni. Il titolo scelto dal presidente dell’istituto, Gian Maria Fara, è programmatico: «Un Paese dimezzato. Rigenerare lo spirito di comunità e il senso dello Stato». La metafora calviniana del Visconte Dimezzato non è ornamentale: descrive una nazione che avanza con due metà che tirano in direzioni opposte, senza trovare una sintesi.

La pressione economica sulle famiglie

I dati economici sono il cuore del rapporto. Il 62,1% delle famiglie italiane arriva a fine mese con difficoltà, e un ulteriore 33,1% è costretto ad attingere ai risparmi accumulati per farcela. Soltanto una famiglia su quattro riesce ancora a mettere qualcosa da parte. La voce di spesa più gravosa rimane l’affitto, che pesa sul 45,6% delle famiglie che devono sostenerlo. Seguono le utenze domestiche (28,7%), il mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%).

Le strategie difensive si moltiplicano: il 60,2% degli italiani rinvia acquisti ritenuti necessari, il 54,1% riduce le uscite fuori casa, il 52,1% taglia viaggi e vacanze. Il 38% ricorre al pagamento in nero per servizi domestici, ripetizioni scolastiche o piccole riparazioni.

La rinuncia alla salute: un segnale d’allarme

Particolarmente preoccupante è la tendenza crescente a rinunciare alle cure mediche per ragioni economiche. Il 34,6% degli intervistati dichiara di aver rinunciato ai controlli periodici — erano il 27,2% nel 2025 — e il 32,1% alle cure odontoiatriche, in aumento rispetto al 28,2% dell’anno precedente. Seguono le rinunce a visite specialistiche (23,4%), spese veterinarie (20,4%), terapie o interventi medici (19,8%) e acquisto di medicinali (15,7%).

Inflazione percepita e rincari

L’82% dei cittadini afferma di aver percepito un aumento dei prezzi nel corso dell’ultimo anno, con quasi il 39% che stima un rialzo superiore all’8%. Le categorie più colpite dai rincari sono i generi alimentari (93,3%), i carburanti (91,2%), i pasti fuori casa (83,4%) e i viaggi e le vacanze (82,2%). Il potere d’acquisto del ceto medio è sceso di circa il 7,5% dal 2021, secondo i dati OCSE citati nel rapporto.

La disuguaglianza strutturale aggrava il quadro: il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne controlla appena il 7,4%.

Il pessimismo sul futuro e la sfiducia nelle istituzioni

Il 47,8% dei cittadini prevede un peggioramento della situazione economica del paese nei prossimi dodici mesi, dato in crescita di oltre dieci punti rispetto al 2025. Eurispes segnala che dal 2021 si è consolidata una sorta di «normalizzazione del pessimismo».

Sul fronte istituzionale, il Presidente della Repubblica si conferma l’unica figura a raccogliere ampia fiducia (61,8%), mentre Parlamento e Governo si fermano rispettivamente al 26,1% e al 32,1%. Le forze dell’ordine e le forze armate restano le istituzioni più apprezzate: i Vigili del Fuoco raggiungono l’85,8%, l’Aeronautica Militare il 74%, la Guardia di Finanza il 71,7%.

Tre scenari per il futuro

Il rapporto delinea tre possibili traiettorie per l’Italia: lo scenario dell’inerzia, con una lenta erosione della base produttiva e del welfare; quello della frammentazione, con l’acuirsi delle divisioni territoriali e sociali; e infine quello della rigenerazione, l’unica via d’uscita praticabile, fondata su un cambio di paradigma capace di valorizzare le risorse del PNRR e l’innovazione tecnologica.

Fara ha ricordato che l’Italia è la terza economia dell’area euro, eppure «uno dei Paesi sviluppati con la crescita più lenta, con il più alto debito pubblico tra le democrazie avanzate, con il più basso tasso di natalità d’Europa». Ogni anno, secondo le stime più recenti, il paese perde almeno 34.700 giovani che emigrano all’estero.

«Siamo sempre più consapevoli del fatto che oggi quella visione manca», scrive Fara. E senza una visione condivisa, le due metà del paese continueranno a procedere separate, ciascuna nella propria direzione.

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