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Cronaca

Reggio Emilia, 22enne di origini marocchine fermato: pianificava attacco col coltello per l’Isis

L’uomo, già arrestato in Germania nel 2024, voleva colpire in centro durante una partita di basket e un concerto.
Byoblu·25 maggio 2026
Cronaca — Byoblu

Gli agenti della Squadra Volanti e della Digos lo hanno rintracciato nei pressi di via Roma, non lontano dalla centralissima via Emilia. Una volta portato in questura, sono emersi ulteriori elementi a suo carico: il giovane avrebbe intrattenuto contatti, attraverso una piattaforma di messaggistica, con un presunto sostenitore del Daesh che gli avrebbe offerto addestramento e finanziamenti per compiere un attentato, in Italia o all’estero. Il 22enne avrebbe accettato, ribadendo più volte la propria adesione ai valori dello Stato Islamico. Si trova ora nella casa circondariale di Reggio Emilia.

Un profilo già noto alle autorità

L’elemento che rende il caso ancora più significativo — e che alimenta le polemiche sul sistema di gestione dei soggetti a rischio — è che il giovane non era affatto uno sconosciuto per le autorità italiane. La Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione lo monitorava dal 2024, anno in cui era stato arrestato in Germania per reati commessi in quel paese e per aver manifestato apertamente simpatie jihadiste. Nonostante ciò, il soggetto si trovava liberamente sul territorio italiano, in grado di pianificare un attentato.

L’operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia — guidata dal procuratore capo Calogero Gaetano Paci — e dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Bologna, diretta da Paolo Guido, con il supporto operativo delle Digos di Reggio Emilia e Bologna.

Il nodo politico: accoglienza senza integrazione reale

Il caso riporta al centro del dibattito pubblico la questione della politica migratoria e del modello di accoglienza adottato negli ultimi anni in Italia. Soggetti come il 22enne fermato a Reggio Emilia incarnano, secondo molti critici, il fallimento di un sistema che ha permesso l’ingresso e la permanenza nel paese di centinaia di migliaia di persone senza predisporre adeguati percorsi di integrazione, senza garantire accesso al lavoro, senza verificare la coerenza culturale con i valori fondanti della società italiana, e — soprattutto — senza strutturare un efficace sistema di monitoraggio e controllo.

L’accusa mossa da più parti a quella che viene definita “politica di finta accoglienza” — la stessa che portò esponenti della sinistra istituzionale a parlare di immigrati come di “risorse” tout court — è che dietro la retorica dell’inclusione si nasconda in realtà una gestione superficiale e irresponsabile di flussi migratori di massa. Il caso di Reggio Emilia, con un uomo già schedato come pericoloso e lasciato libero di muoversi, sembra offrire un argomento concreto a questa critica.

Prossimi sviluppi

L’indagine è tuttora in corso. Gli inquirenti stanno approfondendo la rete di contatti del giovane, con particolare attenzione al sostenitore del Daesh con cui avrebbe comunicato online. Non è escluso che emergano ulteriori elementi nelle prossime ore. Il 22enne resta in carcere in attesa delle successive fasi processuali.

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