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Jackdaw, il Regno Unito sblocca il gas del Mare del Nord

Londra dà il via libera definitivo al giacimento approvato nel 2022 e poi bloccato dai giudici. Ambientalisti e sinistra all’attacco.
Byoblu·21 ottobre 2026
Ambiente — Byoblu

Il governo britannico ha dato il via libera definitivo all’estrazione di gas dal giacimento di Jackdaw, nel Mare del Nord. La decisione è arrivata oggi e chiude una vicenda aperta da anni. Il progetto era stato autorizzato nel 2022, poi era finito nelle aule di tribunale ed era rimasto congelato. Londra motiva il sì con la sicurezza energetica. Ambientalisti e politici della sinistra parlano di un passo indietro sugli impegni climatici.

Che cos’è il giacimento di Jackdaw

Jackdaw è un giacimento di gas gestito da Shell. Si trova al largo della Scozia, a circa 250 chilometri a est di Aberdeen. Le infrastrutture sono in buona parte già realizzate. Mancava l’autorizzazione a far partire l’estrazione.

Secondo le stime diffuse in passato dalla compagnia, a pieno regime il giacimento potrebbe fornire gas sufficiente a riscaldare circa 1,4 milioni di case britanniche. Per un Paese che produce sempre meno gas in proprio e ne importa sempre di più, la cifra è importante.

Il nodo giudiziario: le emissioni «a valle»

Per capire perché un progetto già approvato sia rimasto fermo bisogna guardare a come si valuta l’impatto ambientale di un giacimento.

Fino a pochi anni fa si contavano soprattutto le emissioni legate all’estrazione: piattaforme, macchinari, trasporto. Restavano fuori quelle prodotte quando il gas viene bruciato nelle caldaie e nelle centrali. Sono le cosiddette emissioni «Scope 3», cioè indirette: per un combustibile fossile rappresentano la parte di gran lunga maggiore.

Nel giugno 2024 la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che anche queste emissioni devono entrare nelle valutazioni d’impatto ambientale. Su questa base, nel gennaio 2025, la Court of Session di Edimburgo, il massimo tribunale civile scozzese, ha dichiarato illegittime le autorizzazioni di Jackdaw e del giacimento petrolifero di Rosebank. Il ricorso era stato presentato da organizzazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace e Uplift. I giudici hanno consentito di proseguire i lavori, ma non di estrarre senza una nuova approvazione.

Il governo ha poi aggiornato le linee guida per includere le emissioni da combustione. La nuova valutazione su Jackdaw si è chiusa ora, con un sì.

Le proteste di ambientalisti e sinistra

La decisione ha attirato critiche dure da parte dei gruppi ambientalisti e dei politici di sinistra. Il punto più delicato riguarda il governo laburista. In campagna elettorale aveva promesso di non concedere nuove licenze di esplorazione nel Mare del Nord.

Jackdaw però non rientra in quella promessa. La licenza esisteva già. La linea dell’esecutivo distingue tra nuove esplorazioni, escluse, e giacimenti già scoperti e assegnati, che possono andare avanti. Ogni metro cubo estratto e bruciato produce comunque emissioni, a prescindere dalla data della licenza.

Sicurezza energetica, la parola che chiude il dibattito

La formula scelta da Londra è «sicurezza energetica». Il problema è reale. La crisi del 2022 ha mostrato quanto un Paese dipendente dalle importazioni sia esposto agli shock di prezzo. La produzione del Mare del Nord è in declino da anni. Estrarre in casa, invece di comprare gas liquefatto trasportato via nave dall’altra parte del mondo, ha una sua logica industriale e geopolitica.

C’è però un limite che nel dibattito pubblico emerge poco. Il gas di Jackdaw verrà venduto da Shell ai prezzi del mercato internazionale. Nel Regno Unito, come in Italia, il prezzo dell’elettricità e del riscaldamento segue in larga parte quello del gas sui mercati. Un singolo giacimento aumenta l’offerta interna, ma difficilmente cambia in modo sensibile le bollette delle famiglie. Riduce in parte la dipendenza dall’estero, ma non la elimina.

La sicurezza energetica di un Paese si costruisce con scelte strutturali: stoccaggi, reti, diversificazione delle fonti, efficienza degli edifici, regole sui prezzi. Un’autorizzazione rilasciata dopo anni di contenzioso può essere utile, ma rischia di diventare solo un simbolo da spendersi politicamente.

Un sistema di regole a zig zag

Il caso Jackdaw è emblematico. Un progetto approvato, annullato dai giudici, riapprovato con criteri nuovi. Le regole sono cambiate in corsa, scritte di fatto dai tribunali e solo dopo recepite dal governo.

Si tratta di un quadro instabile per tutti. Le compagnie investono senza sapere se potranno produrre. Le comunità locali e le associazioni scoprono che le valutazioni ambientali possono essere rifatte fino a ottenere il risultato atteso (un po’ come i referendum sul Trattato di Lisbona, alias costituzione europea).La valutazione tecnica diventa così solo un passaggio da superare.

La stessa sentenza del 2025 aveva colpito anche Rosebank, il più grande giacimento petrolifero non ancora sfruttato del Mare del Nord. La decisione su Jackdaw diventa il precedente con cui fare i conti anche per quel progetto.

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