— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Politica

Rimpatri volontari assistiti: “prendi i soldi e scappa”.

La Camera approva il decreto con 147 voti: compensi garantiti ai consulenti anche se il migrante non lascia l’Italia.
Byoblu·16 giugno 2026
Politica — Byoblu
🔊 Ascolta l’articolo

La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva, nella giornata del 16 giugno 2026, il decreto legge sui rimpatri volontari assistiti. Il testo, identico a quello già licenziato da Palazzo Chigi e non modificato dal Senato, ha ottenuto 147 voti favorevoli, 93 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento è ora legge dello Stato.

Il decreto nasce come correttivo di un precedente testo che aveva sollevato rilievi di costituzionalità nel corso dei confronti con il Quirinale. Nella sua forma attuale, allarga la platea dei soggetti autorizzati ad assistere i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario e introduce — per il triennio 2026-2028 — un compenso economico a favore del rappresentante, munito di mandato, che assista il cittadino straniero nella presentazione della domanda di partecipazione al programma. Gli oneri stimati ammontano a circa 281.000 euro per il 2026 e a circa 561.000 euro annui per il 2027 e il 2028.

Il nodo più controverso: il compenso indipendente dall’esito

Il punto che solleva le maggiori perplessità è contenuto esplicitamente nel testo della legge: il compenso al rappresentante viene riconosciuto indipendentemente dall’esito del procedimento di rimpatrio. In termini concreti, il consulente o l’ente che assiste il migrante nella presentazione della domanda percepisce il compenso — stimato in 615 euro — anche se il migrante non parte effettivamente.

Considerando che i programmi di rimpatrio volontario assistito prevedono già, per il migrante che aderisce, un contributo iniziale per le prime necessità (anch’esso stimato intorno ai 615 euro), un biglietto aereo pagato dallo Stato, e un budget aggiuntivo erogato direttamente nel Paese d’origine sotto forma di beni e servizi — come affitto, attrezzature per micro-attività lavorative o spese mediche e scolastiche — il quadro complessivo delinea uno schema di incentivi economici che riguarda sia il migrante sia il suo intermediario.

La combinazione tra compenso garantito al consulente a prescindere dalla partenza effettiva del migrante e la disponibilità di contributi in denaro per quest’ultimo apre interrogativi concreti sul rischio di utilizzo fraudolento del sistema. Non è difficile immaginare situazioni in cui migranti e consulenti si accordino per presentare domande di adesione al programma, incassare i rispettivi contributi, e poi non dare seguito al rimpatrio, tornando alla condizione di irregolarità. La struttura attuale della norma non sembra prevedere meccanismi di controllo espliciti su questo scenario.

Il governo esulta, l’opposizione vota contro

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia) ha salutato con favore l’approvazione, affermando che il decreto «costruisce un pilastro fondamentale nella strategia di contrasto all’immigrazione clandestina» e che «chi entra illegalmente violando i nostri confini deve sapere che lo Stato ha gli strumenti per rimpatriarlo in tempi rapidi e certi».

L’opposizione ha invece espresso il proprio dissenso attraverso i 93 voti contrari, anche se le motivazioni specifiche delle singole forze politiche non emergono con chiarezza dalle fonti disponibili al momento della pubblicazione.

I criteri restano da definire

Un ulteriore elemento critico riguarda la vaghezza normativa attuale: i criteri precisi per l’erogazione del compenso ai rappresentanti e per l’individuazione dei soggetti abilitati a svolgere l’attività di assistenza saranno definiti da un successivo decreto del ministro dell’Interno. Questo significa che le regole operative — e con esse i controlli antifrode — non sono ancora fissate al momento dell’entrata in vigore della legge, lasciando aperta una finestra di incertezza che potrebbe favorire comportamenti opportunistici nel periodo transitorio.

Nei prossimi mesi sarà dunque atteso il decreto ministeriale attuativo, che dovrà fare chiarezza sulle procedure di verifica dell’effettiva partenza e sui meccanismi di restituzione dei contributi in caso di mancato rimpatrio.


Fonti:

📻 RADIO Caricamento…