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Esteri

Ripescaggio Italia ai Mondiali 2026: un sogno alimentato da chi non ha voce in capitolo

Zampolli continua a tenere viva la speranza azzurra, ma FIFA, Trump e Rubio hanno già risposto. L’Italia se lo meriterebbe davvero?
Byoblu·26 maggio 2026
Esteri — Byoblu

Mancano meno di tre settimane all’inizio dei Mondiali 2026, in programma dall’11 giugno tra Stati Uniti, Messico e Canada, e in Italia si continua a parlare di ripescaggio della Nazionale. Lo si fa attraverso la voce di Paolo Zampolli, imprenditore italo-americano con forti legami con Donald Trump — sarebbe stato lui a presentare Melania al futuro presidente — e nominato inviato speciale della Casa Bianca per le partnership globali. Zampolli ha ripetuto, anche nell’ultima puntata del podcast Pulp condotto da Fedez e Mr. Marra, di aver «sottoposto l’idea al presidente Trump» e di averne parlato con il presidente FIFA Gianni Infantino. Un’iniziativa personale, appassionata, ma che si scontra con una realtà assai meno accomodante.

L’Iran è in bilico, ma non così tanto

Il pretesto del possibile ripescaggio italiano si regge sull’ipotesi di un forfait iraniano. L’Iran ha effettivamente vissuto settimane di forte incertezza: la Federcalcio di Teheran ha denunciato il mancato rilascio dei visti statunitensi, il presidente Mehdi Taj è stato respinto al confine canadese durante il Congresso FIFA di Vancouver a causa dei suoi presunti legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), e la stessa federazione ha posto alla FIFA dieci condizioni formali per garantire la propria partecipazione — dal rispetto dell’inno e della bandiera alle misure di sicurezza lungo i tragitti verso gli stadi.

Una situazione caotica, aggravata dallo stato di guerra tra Iran da un lato e Stati Uniti e Israele dall’altro, scoppiata a febbraio 2026. La FIFA aveva fissato una scadenza — il 20 maggio — entro cui Teheran avrebbe dovuto confermare o rinunciare ufficialmente. Eppure, già prima di quella data, il presidente della stessa FIFA Infantino aveva dichiarato senza ambiguità: «L’Iran giocherà i Mondiali». E la Federcalcio iraniana, sul proprio sito ufficiale, ha ribadito: «Parteciperemo sicuramente ai Mondiali del 2026».

La presidentessa messicana Claudia Sheinbaum si è anche offerta di ospitare i calciatori iraniani nel Paese durante la competizione, aggirando così il problema dei pernottamenti in territorio statunitense. La squadra è attualmente in ritiro in Turchia e si prepara regolarmente alle amichevoli pre-torneo.

Il nuovo fronte: il Congo e l’Ebola

Non bastasse l’Iran, Zampolli ha nel frattempo aperto un secondo fronte: quello della Repubblica Democratica del Congo, alle prese con un’epidemia di Ebola da ceppo Bundibugyo — variante per cui non esistono né vaccini né terapie specifiche — che ha già causato, secondo i dati dell’OMS, quasi 750 casi sospetti e 177 decessi sospetti, con 82 casi confermati e 7 morti accertati. L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale di secondo livello. La federazione congolese avrebbe annullato il ritiro in patria, trasferendo i giocatori in Belgio per gli allenamenti.

Zampolli ha dichiarato che «l’epidemia è talmente grave che non si può correre il rischio di far arrivare negli States i giocatori della Repubblica Democratica del Congo» e che, in caso di loro esclusione, «sarebbe davvero difficile non pensare come prima idea alla nazionale italiana». La FIFA, stando a quanto riferito da LaPresse, starebbe monitorando la situazione, dichiarando prioritaria la salute di tutti i partecipanti.

Ma cosa dicono davvero quelli che contano?

Qui emerge la contraddizione più evidente. Zampolli è un personaggio con accesso privilegiato alla Casa Bianca, ma non ha potere decisionale né sulla FIFA né sulle federazioni nazionali. E le voci che contano raccontano una storia diversa.

Trump stesso, interpellato nello Studio Ovale sulla possibilità di rimpiazzare l’Iran con l’Italia, ha risposto: «Non ci penso troppo… Non vogliamo penalizzare gli atleti». Il segretario di Stato Marco Rubio è stato ancora più netto: «Non so da dove venga fuori tutto questo. Nessuna comunicazione proveniente dagli USA ha detto agli iraniani che non possono venire». Rubio ha chiarito che il problema non riguarda i calciatori, ma eventuali dirigenti legati alle Guardie Rivoluzionarie.

Infantino ha poi definitivamente smorzato le speculazioni al Congresso FIFA di Vancouver, ribadendo che nessuna federazione è sospesa e che l’Iran parteciperà.

L’Italia se lo meriterebbe davvero?

Al di là delle dinamiche geopolitiche, vale la pena interrogarsi su un punto che il dibattito mediatico ha quasi sistematicamente eluso: l’Italia avrebbe i titoli sportivi per essere ripescata?

Gli Azzurri sono stati eliminati in marzo nella finale dei playoff europei dalla Bosnia Erzegovina. Una sconfitta netta, che ha sancito — per la terza volta in meno di un decennio, dopo Russia 2018 e Qatar 2022 — l’esclusione della Nazionale da una Coppa del Mondo. Una tendenza strutturale, non una sfortuna episodica. Al momento della stesura di questo articolo, la Nazionale è persino sprovvista di un commissario tecnico.

Il regolamento FIFA non prevede alcun automatismo: in caso di forfait di una squadra qualificata, la federazione internazionale valuterebbe criteri propri per individuare l’eventuale sostituta, senza che l’Italia abbia alcun diritto acquisito. L’unico argomento sportivo spendibile sarebbe la storica reputazione del calcio italiano — quattro titoli mondiali — ma la reputazione passata non compensa le carenze attuali.

Ripescare l’Italia in virtù di pressioni politiche esercitate da un emissario presidenziale, bypassando le graduatorie UEFA dei playoff o qualsiasi altro criterio meritocratico, sarebbe un precedente inquietante per il calcio mondiale. E probabilmente lo sanno anche Infantino e Trump, che non a caso hanno risposto con il silenzio o con il diniego ogni volta che la questione è stata posta in termini concreti.

Prospettive

Il Mondiale inizia l’11 giugno. Nelle prossime settimane si capirà se Iran e Congo riusciranno a superare rispettivamente gli ostacoli diplomatici e sanitari che ne minacciano la partecipazione. In entrambi i casi, la FIFA dovrà eventualmente esprimersi su procedure e criteri di sostituzione. Per ora, il ripescaggio dell’Italia resta quello che è sempre stato: un sogno tenuto in vita da chi, con tutto il rispetto, non ha i titoli per realizzarlo.

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