Russia bombarda Kiev con 90 missili e 600 droni: usato l’Oreshnik per la terza volta

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 maggio 2026, le forze armate russe hanno lanciato uno degli attacchi più intensi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022: circa 90 missili e 600 droni hanno colpito Kiev e altre aree del Paese, causando almeno quattro morti e quasi cento feriti, secondo i dati forniti dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Le esplosioni hanno scosso la capitale a partire dall’una di notte, con ulteriori ondate tra le tre e le cinque del mattino.
Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha riferito di danni registrati in ogni quartiere della città. Tra gli edifici colpiti figura anche la sede del governo ucraino, con finestre distrutte ma senza feriti tra il personale, come comunicato dalla prima ministra Yulia Svyrydenko. Danni strutturali sono stati segnalati anche al Museo Nazionale d’Arte, uno dei più antichi del Paese, anche se la collezione di dipinti risulterebbe integra secondo quanto reso noto dal ministero della Cultura ucraino.
L’Oreshnik impiegato per la terza volta
Tra le armi utilizzate nell’attacco, il ministero della Difesa russo ha confermato l’impiego del missile balistico Oreshnik — terzo utilizzo documentato nel corso del conflitto — insieme a Iskander, Kinzhal e Zircon. Secondo Mosca, i raid hanno colpito strutture di comando militare, basi aeree e altre infrastrutture di natura militare.
L’Oreshnik è un missile balistico a medio raggio, con una gittata compresa tra i 3.000 e i 5.500 chilometri. Viaggia a una velocità di circa Mach 10, pari a 2,5-3 chilometri al secondo, e sarebbe dotato di testate multiple a traiettoria indipendente, caratteristica che renderebbe particolarmente complessa la sua intercettazione. Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato in precedenti occasioni che i moderni sistemi di difesa aerea non sarebbero in grado di abbatterlo. Marcin Andrzej Piotrowski, analista dell’Istituto Polacco per gli Affari Internazionali, ha tuttavia precisato che le testate dell’Oreshnik non effettuano manovre a velocità ipersonica, elemento che differenzierebbe il sistema dai missili ipersonici propriamente detti e che in teoria non escluderebbe del tutto la possibilità di intercettazione.
Il missile, lanciato per la prima volta contro la città ucraina di Dnipro nel novembre 2024, deriva tecnicamente dal programma RS-26 Rubezh, a sua volta sviluppato dall’RS-24 Yars, secondo il Pentagono. Può essere armato sia con testate convenzionali sia nucleari. Il comandante delle Forze missilistiche strategiche russe, Sergei Karakayev, ha affermato che il sistema è in grado di raggiungere obiettivi in tutta Europa. A dicembre, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko aveva annunciato lo schieramento del missile anche in Bielorussia, Paese confinante con il fianco orientale della NATO.
Il contesto: la rappresaglia per l’attacco a Starobilsk
Il bombardamento su Kiev segue di qualche giorno l’attacco ucraino al Collegio Pedagogico di Starobilsk, nella regione di Lugansk controllata dalla Russia, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì. Mosca ha denunciato 21 morti e 42 feriti, accusando Kiev di aver deliberatamente colpito una struttura civile con sedici droni in tre ondate successive. Putin aveva pubblicamente promesso una ritorsione, incaricando il ministero della Difesa di elaborare proposte di rappresaglia.
Kiev ha respinto la ricostruzione russa, affermando che l’obiettivo era un quartier generale dell’unità speciale “Rubicon”, formazione d’élite specializzata nell’impiego di droni. Le versioni delle due parti rimangono contrastanti e non è stato possibile verificare in modo indipendente le circostanze dell’attacco.
Il conflitto dura dall’invasione russa del febbraio 2022 e ha attraversato fasi alterne di combattimenti sul campo, negoziati abortiti e progressiva escalation armata. La guerra si combatte prevalentemente nell’est e nel sud dell’Ucraina, ma i raid missilistici russi e le operazioni con droni ucraini in profondità nel territorio russo hanno allargato il perimetro geografico delle ostilità.
Le reazioni internazionali
L’attacco ha suscitato reazioni di condanna da parte dei principali leader occidentali. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha espresso «ferma condanna» per il raid, sottolineando «il progressivo innalzamento del livello degli armamenti utilizzati» e ribadendo l’impegno italiano a lavorare per «una pace giusta e duratura» insieme ai partner europei e internazionali.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato l’attacco e l’uso dell’Oreshnik, che a suo giudizio segnerebbe «il punto morto della guerra di aggressione della Russia». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito l’impiego del missile balistico russo una «sconsiderata escalation». Kaja Kallas, alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ha parlato di «atti terroristici aberranti» diretti a colpire il maggior numero possibile di civili. Per la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, l’intensificazione degli attacchi moscerebbe la debolezza di Mosca.
Kiev ha intanto chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sul fronte diplomatico, la situazione resta tesa: Zelensky ha contestato in una lettera ai vertici dell’UE la proposta tedesca di uno status di membro associato per l’Ucraina al posto della piena adesione, mentre restano aperte questioni legate all’entità dei futuri negoziati di pace.