Russia-USA: accordo sul tunnel dello Stretto di Bering, intitolato a Putin e Trump

«Ci sarà un tunnel», ha dichiarato Dmitriev con tono perentorio davanti ai giornalisti. «Questa sarà una delle infrastrutture più importanti tra i nostri Paesi», ha aggiunto, lasciando intendere che il progetto goda di una spinta politica ai massimi livelli.
Un’idea nata nell’ottobre scorso
L’iniziativa non è nuova: Dmitriev aveva lanciato la proposta nel corso dell’autunno 2025, avanzando anche l’ipotesi che a realizzarla potesse essere The Boring Company, la società di infrastrutture sotterranee fondata da Elon Musk. I tempi stimati erano di otto anni, con un costo complessivo attorno agli otto miliardi di dollari. L’opera, secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbe essere intitolata congiuntamente a Donald Trump e a Vladimir Putin: un atto simbolico di riconciliazione tra le due potenze nucleari, carico di significato geopolitico.
Dove si trova lo Stretto di Bering e perché conta
Lo Stretto di Bering è il braccio di mare che divide la punta orientale della Russia dalla punta occidentale dell’Alaska, separando l’Asia dal continente americano. Le due sponde distano appena pochi chilometri in alcuni punti, eppure rappresentano uno dei confini geopolitici più sorvegliati del pianeta. Storicamente, fu proprio quest’area — durante le ere glaciali — a consentire il passaggio dei primi esseri umani verso le Americhe attraverso la cosiddetta Beringia, un ponte di terra ormai sommerso.
Oggi lo stretto assume un peso strategico crescente: il progressivo scioglimento dei ghiacci artici sta aprendo nuove rotte commerciali tra Europa e Asia, rendendo l’Artico un’area di competizione geopolitica sempre più intensa. Un collegamento fisso tra Russia e Stati Uniti in questa zona ridisegnerebbe radicalmente i flussi commerciali e le dinamiche di sicurezza dell’intera regione.
Il disgelo Washington-Mosca e il grande gioco delle risorse
L’annuncio di Dmitriev va letto nel contesto più ampio di un riavvicinamento tra Trump e Putin che procede su più tavoli contemporaneamente. Non è un segreto che l’amministrazione americana abbia avviato canali diretti con il Cremlino, bypassando in più occasioni le cancellerie europee. Il tunnel dello Stretto di Bering è, sotto questo profilo, anche un messaggio politico: le due potenze sono capaci di costruire insieme, al di là della narrativa del conflitto che ha dominato l’agenda mediatica occidentale per anni.
Va ricordato, in questo quadro, che sia Russia che Stati Uniti nutrono interessi convergenti sulle risorse naturali dell’area artica e dell’ex spazio sovietico — tra cui le terre rare ucraine, già al centro di accordi commerciali tra Washington e Kiev. Il grande gioco delle materie prime e delle infrastrutture strategiche si intreccia con quello diplomatico, e il tunnel di Bering ne è l’espressione più vistosa.
L’Europa, nel frattempo, osserva da lontano: impegnata in un dibattito interno sull’aumento delle spese militari, fatica a elaborare una propria strategia autonoma in uno scenario che si ridisegna rapidamente senza che Bruxelles venga invitata al tavolo.
Prossimi sviluppi
L’accordo annunciato da Dmitriev per il 5 giugno riguarderebbe la fase di progettazione, non ancora la realizzazione concreta dell’opera. Restano aperti interrogativi cruciali: quali soggetti privati e pubblici parteciperanno? Quale sarà il quadro giuridico internazionale? E soprattutto, quale ruolo avrà eventualmente The Boring Company di Musk? Nelle prossime ore — o nei prossimi giorni — potrebbero arrivare i primi dettagli ufficiali.