Salvini vuole militarizzare le stazioni: «Troppa gentaglia, controllo metro per metro»

Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è attivamente al lavoro per intensificare la presenza di forze dell’ordine e personale in divisa nelle principali stazioni ferroviarie italiane. «C’è ancora troppa gentaglia in giro, serve un controllo metro per metro», ha dichiarato il leader della Lega, fissando l’obiettivo con parole nette e senza giri di parole.
Secondo quanto comunicato nella giornata del 24 giugno 2026, il piano prevede di portare l’organico di FS Security dalle attuali 1.348 unità a 1.700, con un sensibile incremento del numero di donne e uomini in uniforme negli scali ferroviari. La spinta arriva all’indomani di una riunione con i vertici di Ferrovie dello Stato, dalla quale sono emersi dati incoraggianti ma, nell’ottica del ministro, ancora insufficienti.
I numeri del 2026: miglioramenti reali, ma non abbastanza
I risultati ottenuti finora sono tutt’altro che trascurabili. Stando ai dati resi noti, nel 2026 rispetto al 2025 si è registrato un calo del 47% nelle aggressioni al personale FS e del 46% nei furti nelle stazioni. Cifre che testimoniano l’efficacia delle misure già adottate, ma che per Salvini rappresentano soltanto un punto di partenza. L’obiettivo dichiarato è “liberare” le principali stazioni italiane dal degrado e dalla criminalità.
Questa visione non è nuova per il ministro. Già nel gennaio 2026, intervistato su Retequattro, Salvini aveva auspicato la “militarizzazione delle stazioni” con uomini «su tutti i treni», in risposta alle cronache di aggressioni quotidiane negli hub ferroviari. Il caso di Roma Termini era diventato, in quel periodo, il simbolo di un problema diffuso: secondo un report di FS Security pubblicato a luglio 2025, in ambito ferroviario si verificava mediamente più di un’aggressione al giorno.
Il protocollo Viminale-FS e le sette stazioni pilota
La strategia di sicurezza ferroviaria si inserisce in un quadro istituzionale già avviato. Il Ministero dell’Interno e Ferrovie dello Stato hanno firmato un protocollo — alla presenza sia di Salvini che del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — per rafforzare la sicurezza negli scali e nelle aree circostanti. L’accordo è stato sottoscritto dall’amministratore delegato di FS Italiane, Stefano Antonio Donnarumma, e dal capo di gabinetto del Viminale, Maria Teresa Sempreviva.
Sette le stazioni individuate come prioritarie: Milano Centrale, Torino Porta Nuova, Venezia Santa Lucia, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini, Napoli Centrale e Napoli Piazza Garibaldi. In questi scali si prevede un aumento della presenza delle forze di polizia, maggiori controlli a bordo dei treni, il rafforzamento della Polizia Ferroviaria e l’impiego di contingenti militari dell’Operazione Strade Sicure. È previsto inoltre il potenziamento dei tornelli e delle barriere fisiche per limitare l’accesso alle banchine ai soli passeggeri muniti di biglietto, insieme all’ampliamento dei sistemi di videosorveglianza.
«Il Viminale si impegna a rafforzare la presenza delle forze di polizia nelle aree interne e limitrofe delle stazioni», ha dichiarato Piantedosi, descrivendo l’iniziativa come «una azione concreta per offrire una più efficace risposta in zone dove la percezione di insicurezza è diffusa».
Il nodo Strade Sicure e la sicurezza nei quartieri
Il progetto di Salvini si aggancia direttamente all’Operazione Strade Sicure, attiva dal 2008 e attualmente impegnata con circa 6.635 militari in 58 città italiane, a presidio di circa 1.000 siti sensibili. La Lega ha storicamente difeso e anzi chiesto di potenziare l’operazione, anche in contrasto con la posizione di Fratelli d’Italia che preferisce aumentare il personale di polizia senza ricorrere alle forze armate.
Ma la questione, secondo molti osservatori, va ben oltre le stazioni. Il degrado e la microcriminalità non si fermano agli ingressi degli scali: quartieri periferici, parchi, trasporto pubblico locale e aree urbane di molte città italiane soffrono di problemi analoghi. La domanda che in molti si pongono è se le risorse destinate alla sicurezza — umane ed economiche — siano adeguatamente distribuite su tutto il territorio nazionale, e non concentrate soltanto in alcuni nodi strategici.
In questo contesto, emerge con forza il tema delle priorità: mentre il dibattito politico si confronta con le spese per gli armamenti destinati a conflitti esteri, una parte crescente dell’opinione pubblica chiede che la sicurezza dei cittadini italiani venga messa al primo posto, qui, nelle città dove vivono ogni giorno.
Nei prossimi mesi staremo a vedere se il piano di Salvini si tradurrà in misure concrete e se le risorse necessarie troveranno copertura nell’ambito dei provvedimenti legislativi in discussione, oppure se si tratta di propaganda in vista delle elezioni politiche del 2027.