“Sarà un bagno di sangue”, Bruno Rodriguez: ministro degli esteri cubano. Intanto, USA e Cuba si incontrano a Guantanamo.

Si tratta, stando a quanto riferito da fonti militari statunitensi citate dall’agenzia Reuters, del primo incontro di questo tipo che si ricordi tra un comandante del Southern Command e rappresentanti delle forze armate cubane.
I contenuti del colloquio
Da parte americana, il generale Donovan avrebbe discusso con la controparte cubana questioni legate alla sicurezza operativa nella zona perimetrale della base, alla protezione del personale militare e dei loro familiari, nonché allo stato di prontezza operativa dell’installazione. Il comunicato del Southern Command specifica che Donovan ha anche condotto un’ispezione delle misure di sicurezza lungo il perimetro.
La delegazione cubana era guidata dal generale Roberto Legra Sotolongo, primo vice ministro e capo di stato maggiore delle forze armate dell’isola. Secondo quanto dichiarato dalle forze armate cubane su Facebook, il vertice si è svolto su base consensuale e ha prodotto un accordo a mantenere aperte le linee di comunicazione tra i due comandi. Entrambe le parti avrebbero valutato positivamente l’incontro, affermando che sono stati affrontati temi legati alla sicurezza attorno al perimetro dell’enclave militare.
Il contesto: pressioni crescenti sull’isola
L’incontro avviene in un momento di forti tensioni tra i due paesi. L’amministrazione Trump ha progressivamente intensificato la pressione su Cuba su più fronti. Lo scorso 20 maggio, gli Stati Uniti hanno formalmente incriminato l’ex presidente Raúl Castro per quattro capi d’imputazione legati all’abbattimento di aerei civili avvenuto nel 1996. A inizio maggio, il direttore della CIA John Ratcliffe aveva compiuto una visita a L’Avana, anch’essa insolita per i tempi recenti.
Secondo quanto riportato da Defense News, il presidente Trump ha più volte indicato Cuba tra le priorità di politica estera del suo secondo mandato, e avrebbe lasciato intendere che l’isola potrebbe diventare un obiettivo prioritario una volta concluso il conflitto con l’Iran. Il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di emigrati cubani, ha pubblicamente definito Cuba un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Washington avrebbe inoltre imposto di fatto un embargo sui carburanti, minacciando dazi verso i paesi che riforniscono l’isola, con conseguenti interruzioni prolungate dell’energia elettrica che si aggiungono alle difficoltà economiche già esistenti.
Le reazioni e i rischi
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ha avvertito che qualsiasi azione militare potrebbe causare un “bagno di sangue” con vittime sia cubane che americane. Analisti citati da Reuters segnalano che una destabilizzazione di Cuba potrebbe innescare una nuova crisi migratoria nella regione.
I prossimi sviluppi diplomatici e militari restano incerti. L’accordo a “mantenere la comunicazione” sembra per ora costituire l’unico terreno comune tra le due parti.
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