Piemonte: i soldi? Finiscono a metà mese! Torino in rosso al 14° giorno

In Piemonte i soldi finiscono a metà mese. Secondo la ricerca «Il Muro del 15° Giorno», realizzata dall’Osservatorio sul debito degli Organismi di composizione della crisi (Occ) di Coesione Sociale, una famiglia piemontese esaurisce in media le disponibilità liquide tra il 15° e il 16° giorno del mese. A Torino il conto va in rosso al 14°. Per il resto del mese si va avanti con carta di credito, scoperto di conto, rate e piccoli prestiti.
Gli Occ sono strutture previste dalla legge e iscritte in un registro del Ministero della Giustizia. Assistono cittadini e famiglie in condizione di sovraindebitamento, cioè con debiti che non riescono più a sostenere con il proprio reddito. Lo studio è coordinato da Stefano Santin, componente del Comitato nazionale Edufin, l’organismo pubblico che coordina le iniziative di educazione finanziaria.
I suoi indicatori vanno letti per ciò che sono: elaborazioni di un osservatorio specializzato, distinte dalle statistiche ufficiali di Istat o Banca d’Italia. Il fenomeno che descrivono trova però diverse conferme nelle fonti istituzionali.
Piemonte, soldi finiti al 15,5° giorno: il confronto con il Nord
La media piemontese si ferma al 15,5° giorno. La Lombardia arriva al 16,5°, il Veneto al 17°, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia al 17,5°. Il Trentino-Alto Adige regge fino al 19°.
All’interno della regione le distanze sono ampie. Torino è il territorio più fragile, con un rischio che lo studio classifica come «massimo». A pesare sarebbero gli affitti, stimati in media in 650 euro, i trasporti e la precarietà del lavoro nei servizi. Alessandria e Biella si fermano al 15° giorno, Asti e Vercelli al 16°, Novara e Cuneo al 17°. Il Verbano-Cusio-Ossola arriva al 18°, sostenuto dai redditi dei frontalieri che lavorano in Svizzera.
La mappa riflette le diverse debolezze dell’economia regionale: la crisi della manifattura nell’Alessandrino, quella del tessile nel Biellese, la vulnerabilità dei nuclei monoreddito nell’Astigiano e nel Vercellese. Reggono meglio la logistica novarese e il sistema agroindustriale cuneese.
Working poor in Piemonte, un lavoratore su quattro sotto 850 euro
Secondo la ricerca, il 25% dei lavoratori piemontesi rientra tra i «working poor», persone che lavorano ma guadagnano meno di 850 euro netti al mese. Il 28% delle famiglie ricorrerebbe stabilmente allo scoperto bancario, cioè alla possibilità di spendere oltre il saldo disponibile pagando interessi alla banca.
Il reddito disponibile reale medio è calcolato in 1.547 euro, contro i 1.680 della Lombardia, i 1.722 del Veneto, i 1.735 dell’Emilia-Romagna e i 1.820 del Trentino-Alto Adige.
Per i giovani precari tra 25 e 34 anni il mese si accorcia ancora: i soldi finirebbero tra il 12° e il 13° giorno, con un reddito medio di 1.420 euro. Il 68% avrebbe un contratto a tempo determinato, un altro 22% lavorerebbe con partita Iva per un solo committente.
Nelle famiglie monoreddito di tre persone, pagati affitto e utenze, resterebbero circa 780 euro al mese. Il 42% avrebbe più cessioni del quinto sovrapposte, prestiti rimborsati con una trattenuta diretta fino a un quinto dello stipendio o della pensione. Lo studio individua anche la figura degli «anziani aiutanti»: pensionati che destinano quote crescenti del proprio reddito a figli e nipoti, fino a indebitarsi a loro volta.
Il dato più significativo riguarda questa fascia di popolazione. La fragilità descritta tocca persone con un lavoro o una pensione, che percepiscono un reddito e tuttavia non riescono a coprire le spese del mese.
Prestiti per pagare debiti, il «finanziamento a catena»
Secondo la ricerca, il 41% dei nuovi finanziamenti concessi in Piemonte nel biennio 2024-2025 sarebbe servito a estinguere debiti precedenti, contro il 32% in Lombardia. Gli autori lo definiscono «finanziamento a catena»: il credito smette di finanziare un acquisto o un investimento e serve a coprire un altro debito.
Banca d’Italia offre un quadro meno severo. Nel 2025 il rapporto tra debiti e reddito disponibile delle famiglie piemontesi è rimasto stabile e inferiore alla media italiana e a quella del Nord, e la capacità complessiva di rimborso è rimasta elevata. È però cresciuto, in misura lieve, il ritardo nel pagamento delle rate del credito al consumo. Le due letture sono compatibili: la prima misura la condizione media della popolazione, la seconda si concentra sulla fascia più esposta.
Povertà in Piemonte, vent’anni di salari fermi
Il problema ha radici lunghe. Nel suo ultimo rapporto regionale, Banca d’Italia rileva che nel 2025 redditi e consumi piemontesi sono cresciuti poco in termini reali, l’occupazione ha rallentato, i lavoratori dell’industria sono diminuiti e la disoccupazione è salita al livello medio nazionale. Il tutto, si legge, in «un contesto di più lungo periodo di contrazione delle retribuzioni reali medie per dipendente».
L’Ires Piemonte, l’istituto di ricerca economica e sociale della Regione, calcola che tra il 2003 e il 2023 il reddito reale delle famiglie sia cresciuto in media dello 0,08% l’anno. Lo studio degli Occ stima per il periodo 2004-2024 un calo del 3,5% del potere d’acquisto, a fronte di una crescita dell’8,2% in Lombardia e del 22% in Europa. Le cause indicate sono la stagnazione salariale, l’indebolimento della manifattura tradizionale e la scarsità di investimenti ad alto valore aggiunto.
Anche i dati Caritas sul Piemonte vanno nella stessa direzione: gli assistiti sono aumentati del 19% in due anni e le persone senza casa sarebbero circa tremila. La tendenza riguarda anche altre aree del Paese. Nella provincia di Viterbo le famiglie che si rivolgono alla Caritas sono cresciute del 48% in dieci anni, con un ulteriore aumento dell’1,7% nell’ultimo anno. Anche lì, tra chi chiede aiuto, compaiono lavoratori con contratti part-time o stipendi troppo bassi, e la voce che pesa di più resta la casa.
Sovraindebitamento, gli strumenti previsti dalla legge
Gli Occ ricordano le procedure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, riservate a chi si trova in una reale condizione di sovraindebitamento. La ristrutturazione dei debiti del consumatore consente, in presenza dei requisiti, di proporre un piano sostenibile anche con una riduzione dell’esposizione. Quando il reddito non basta si può ricorrere alla liquidazione controllata. Per il debitore incapiente, privo di beni e di reddito sufficiente, il Codice prevede a determinate condizioni l’esdebitazione, cioè la cancellazione dei debiti residui. Esistono anche procedure familiari, per le crisi che coinvolgono più componenti dello stesso nucleo.
«Dietro ogni percentuale c’è una storia umana», osserva Santin. Sono il precario in attesa del rinnovo del contratto, la famiglia che deve scegliere tra la rata e la spesa, il pensionato che firma un prestito per aiutare un figlio.
Il quadro che emerge va oltre l’emergenza contingente. In una regione del Nord industriale, una parte crescente della popolazione lavora e resta comunque esposta: il debito copre la quota di salario che manca. Gli Occ stimano per i prossimi mesi un aumento del 12% delle istanze di sovraindebitamento.