Gasolio, taglio di 17 centesimi al litro: cosa cambia alla pompa fino al 6 agosto e quanto si risparmia.

Diciassette minuti. Tanto è durata la riunione di ieri a Palazzo Chigi: apertura alle 17.48, chiusura alle 18.05, presidenza di Giorgia Meloni, segretario il sottosegretario Alfredo Mantovano. Il Consiglio dei Ministri n. 183 ha però prodotto la misura che interessa milioni di automobilisti e di autotrasportatori, anche se per pochi giorni: un decreto-legge che abbassa il prezzo del gasolio per autotrazione di 17 centesimi al litro.
Il provvedimento — proposto dalla stessa Meloni insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini — nasce, si legge nel comunicato ufficiale, da un “nuovo incremento” dei prezzi dei prodotti energetici legato a una “ulteriore crisi dei mercati internazionali”.
Quanto si risparmia davvero al distributore
Facciamo i conti, perché è quello che interessa a chi si ferma alla pompa.
Lo sconto di 17 centesimi non è un’unica voce: 14 centesimi arrivano dal taglio dell’aliquota di accisa e 3 centesimi dalla conseguente riduzione dell’IVA (l’IVA si calcola anche sull’accisa: se scende una, scende automaticamente anche l’altra).
Il periodo coperto dal decreto va dal 30 luglio al 6 agosto. Ma una riduzione analoga sarà disposta anche per il 28 e il 29 luglio con un decreto ministeriale adottato in base al meccanismo della cosiddetta “accisa mobile“, previsto dalla legge finanziaria del 2008. In pratica, lo sconto copre dieci giorni consecutivi.
Su un pieno da 50 litri il risparmio è di 8 euro e 50. Su un pieno da 60 litri si arriva a poco più di 10 euro. Per un camion che ne imbarca 300, siamo intorno ai 51 euro a rifornimento.
Attenzione a due punti che nel comunicato ci sono ma che rischiano di sfuggire.
Primo: la benzina non è toccata. Il taglio riguarda il gasolio usato come carburante e, per lo stesso periodo, i gasoli paraffinici da sintesi o idro-trattamento e il biodiesel immessi in consumo come carburanti. Chi ha un’auto a benzina, GPL o metano non vedrà cambiare nulla.
Secondo: è una misura a scadenza. Dal 7 agosto, salvo proroghe, si torna alle aliquote piene. Nessuno, nel comunicato, ha scritto una parola su cosa succederà a Ferragosto, quando le strade italiane sono più trafficate dell’anno.
Il credito d’imposta per l’autotrasporto
C’è poi una partita separata, che riguarda le imprese. Il decreto proroga a tutto il mese di luglio il credito d’imposta a favore dell’autotrasporto, calcolato sulla maggiore spesa sostenuta per l’acquisto del gasolio rispetto al prezzo di febbraio.
Il riferimento a febbraio come mese-base dice più di mille analisi: significa che da allora il prezzo è salito abbastanza da rendere necessario un ristoro. E poiché il costo del gasolio è la variabile che muove il prezzo di tutto ciò che viaggia su gomma — cioè, in Italia, quasi tutto — il tema non riguarda solo i padroncini. Riguarda gli scaffali dei supermercati.
Il punto che nessuno spiega: chi restituisce cosa
Qui serve chiamare le cose con il loro nome. Il meccanismo dell’accisa mobile funziona così: quando il prezzo dei carburanti sale, lo Stato incassa più IVA, perché l’imposta è calcolata in percentuale sul prezzo finale. Quel gettito in eccesso può essere restituito ai cittadini abbassando temporaneamente le accise.
Tradotto: non è un regalo. È una parziale restituzione di soldi che i contribuenti hanno già versato in più proprio a causa del rincaro. Un’operazione doverosa, certo. Ma raccontarla come un intervento a favore degli italiani è un’acrobazia narrativa.
Resta poi una questione. Il comunicato fa riferimento a “disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali”, ma ci si domanda: quali “ulteriore crisi dei mercati internazionali”? Inutile intervenire sempre sull’effetto — il prezzo alla pompa — e tacere sulla causa. Eppure la bolletta energetica italiana dipende in modo diretto da equilibri geopolitici sui quali Roma, negli ultimi anni, ha scelto di non intervenire con determinazione. Diciassette centesimi per dieci giorni sono un cerotto. La ferita è altrove, ed è strutturale: paghiamo l’energia più di chiunque altro in Europa e continuiamo a rincorrere le emergenze con decreti tampone invece di costruire una politica energetica e infrastrutturale degna di questo nome.
Morale, per chi domani mattina deve fare il pieno: se avete un diesel, conviene aspettare martedì. E poi segnarsi il 6 agosto sul calendario.
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