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Anche Finlandia e Norvegia si sfilano e iniziano a parlare con Putin. La UE di Kallas e Von Der Leyen perde i pezzi.

Finlandia e Norvegia riaprono il canale diretto con il Cremlino. Danimarca e Svezia protestano, Palazzo Chigi chiede un negoziatore unico europeo.
Byoblu·27 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

La Commissione europea «prende atto» della telefonata di oggi tra il presidente finlandese Alexander Stubb, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e Vladimir Putin. Bruxelles precisa che il colloquio si è svolto «esclusivamente su base bilaterale» e ribadisce che l’Unione resta unita nell’impegno per l’Ucraina. La conversazione è durata circa novanta minuti ed è stata chiesta da Helsinki e Oslo. È il primo contatto diretto tra leader europei e il presidente russo dal luglio 2025. Arriva a pochi giorni dai colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, fissati in via provvisoria per il 4 novembre.

Una portavoce della Commissione ha spiegato la posizione di Bruxelles: «Prendiamo atto dei colloqui, che si sono svolti esclusivamente su base bilaterale, a seguito dell’incontro tenuto a Oslo il 20 ottobre. Da parte dell’Ue siamo uniti nell’impegno non solo a porre fine a questa guerra orribile, ma anche a raggiungere una pace giusta e sostenibile». Alla domanda su chi debba negoziare per l’Europa, la risposta è rimasta generica. I negoziati, ha detto la portavoce, si svolgono «in formati, luoghi e livelli diversi», con capi di Stato e di governo, ministri, alti diplomatici e funzionari. «L’Ue vi partecipa».

Telefonata Stubb-Støre con Putin, i messaggi di Kiev al Cremlino

In una dichiarazione congiunta, Helsinki e Oslo definiscono i due Paesi confinanti con la Russia e «convinti sostenitori dell’Ucraina». Lo scopo della chiamata era recapitare a Putin «messaggi diretti sui futuri negoziati» in vista degli incontri negli Emirati. I due leader sottolineano di aver parlato a nome dei rispettivi Paesi, senza rappresentare l’Europa nel suo insieme.

«La discussione è stata franca e sostanziale», ha detto Stubb. «L’esito di questa guerra avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza e su quella europea. Porre fine al conflitto richiede discussioni dirette». Støre ha insistito sulla necessità di una de-escalation. Subito dopo, i due hanno sentito Volodymyr Zelensky.

Kiev rivendica il coordinamento. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, a Helsinki con gli omologhi finlandese e norvegese, ha definito l’iniziativa «l’approccio giusto». Ha anche spiegato che Zelensky aveva indicato i messaggi da trasmettere: un cessate il fuoco e la disponibilità a un incontro con Putin. «Siamo pronti a incontrarlo», ha detto Sybiha.

Cremlino, le condizioni di Putin per la pace in Ucraina

Il resoconto diffuso da Mosca non segnala aperture. Secondo il Cremlino, Putin ha ribadito che una pace «giusta e duratura» è possibile solo tenendo conto «pienamente e incondizionatamente» degli interessi legittimi della Russia. Il presidente russo ha poi accusato Unione europea e Nato di «politiche di confronto» che contribuirebbero a prolungare le ostilità. Mosca riferisce che i tre leader hanno accolto con favore la ripresa dei negoziati trilaterali ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre. Si è parlato anche di sicurezza nel Mar Baltico e nel Nord Europa: Stubb e Støre hanno richiamato il diritto marittimo internazionale e la libertà di navigazione.

Il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, ha aggiunto due elementi. Il primo: Putin avrebbe confermato che Zelensky può recarsi a Mosca, con tutte le garanzie di sicurezza. Un vertice tra i due avrebbe però senso solo a negoziato concluso, per firmare gli accordi. Il secondo: la questione di chi debba rappresentare l’Europa nei negoziati «non è attualmente in esame».

Più tagliente il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Dalla telefonata, ha detto, non sarebbe emerso «nulla di nuovo», se non il desiderio degli europei di «inserirsi a ogni costo» nel processo negoziale. Lavrov ha definito «masochisti» i politici europei decisi a «sconfiggere la Russia» e ha contrapposto l’atteggiamento di Washington. L’amministrazione Trump, secondo il ministro, è aperta a un dialogo da estendere al maggior numero possibile di ambiti.

Europa divisa sulla telefonata con Putin

La mossa nordica ha incrinato il fronte europeo. La premier danese Mette Frederiksen si è detta «molto scettica» e ha lamentato una chiamata «non coordinata con gli altri». Støre ha replicato che tutti i partner e gli alleati erano stati informati in anticipo. Ha aggiunto che le posizioni espresse sono in linea con la Coalizione dei volenterosi, il gruppo di oltre trenta Paesi impegnati a offrire garanzie di sicurezza a Kiev.

Da Stoccolma, il premier uscente Ulf Kristersson ha ricordato i modesti risultati dei precedenti contatti tra Putin, Germania e Francia. «Se guardo a ciò che la Russia fa ogni giorno sul terreno, non vedo nulla che indichi che voglia la pace. Vuole la sottomissione». Kristersson ha giudicato «rischioso» ogni contatto che possa dividere la voce europea. Ieri a Parigi l’Alta rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, aveva parlato di «poche speranze» di una pace imminente. Kallas ha indicato come priorità il sostegno militare a Kiev e l’aumento dei «costi per la Russia».

Più sfumata la posizione del premier polacco Donald Tusk, consultato prima della chiamata. Tusk ha definito «molto cautamente ottimisti» i giudizi di Stubb e Støre. «Non mi faccio particolari illusioni», ha detto. «Sappiamo a che gioco giocano i russi», ma resta possibile ottenere «almeno un cessate il fuoco prima dell’inverno».

Palazzo Chigi chiede un negoziatore unico per l’Europa

Roma legge la telefonata come la prova di un vuoto politico. Secondo fonti di Palazzo Chigi, la chiamata dimostra che in Europa manca ancora un accordo su chi debba rappresentare il continente nel processo di pace. Per questo l’Italia chiede di designare al più presto «una o più figure» con un mandato chiaro. «I negoziati non aspetteranno», osservano le stesse fonti. L’Europa non può continuare ad agire «in ordine sparso», con formati che cambiano di settimana in settimana, pena la perdita progressiva di influenza.

Washington e Mosca, la trattativa su diesel e sanzioni

Mentre le capitali europee discutono di formati, Stati Uniti e Russia trattano già su dossier concreti. Il 9 ottobre Trump e Putin hanno concordato di esentare dalle sanzioni il diesel russo, per frenare il caro carburante negli Stati Uniti. Le prime tre petroliere autorizzate sono attese nei porti americani tra il 7 e l’11 novembre, a ridosso delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Secondo indiscrezioni di stampa statunitense, l’amministrazione starebbe valutando anche la revoca delle sanzioni al Fondo russo per gli investimenti diretti. Il fondo è guidato da Kirill Dmitriev, uno dei negoziatori di Mosca. Sarebbero inoltre allo studio il ritorno delle compagnie americane nel petrolio russo e la ripresa delle forniture all’Europa attraverso l’oleodotto Druzhba.

Due strategie corrono così in parallelo. Washington lavora alla normalizzazione economica con Mosca, mentre la linea europea prevalente resta fondata sulla pressione militare e sul riarmo. Ushakov ha dichiarato che il rappresentante dell’Europa non è nemmeno all’ordine del giorno. In questo quadro, l’iniziativa di Helsinki e Oslo appare come la presa d’atto che l’isolamento diplomatico del Cremlino ha esaurito la sua funzione. Il resoconto russo, con le sue condizioni intatte, indica a sua volta che Mosca considera rafforzata la propria posizione al tavolo.

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