Un terzo delle famiglie risparmia sul cibo: i dati Istat

Nel 2025 quasi un terzo delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di cibo, bevande e prodotti per l’igiene personale. Lo rileva l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, nel suo ultimo rapporto sulle spese per consumi delle famiglie. Nel frattempo la spesa media mensile è rimasta quasi invariata rispetto all’anno precedente: 2.782 euro. Quel numero, però, è una media e tiene insieme situazioni molto distanti. Per i prossimi mesi, poi, un’indagine della Banca d’Italia diffusa ieri indica che le imprese si aspettano nuovi aumenti dei prezzi.
Dove le famiglie tagliano la spesa
I beni di prima necessità non sono la voce più sacrificata. Le riduzioni più estese riguardano scarpe e vestiti, indicati dal 43,8% delle famiglie, e viaggi e vacanze, al 40,1%.
Una famiglia su cinque ha ridotto le visite mediche. In calo anche la spesa per i carburanti.
Il rapporto non dice se i tagli dipendano da redditi più bassi, da prezzi più alti o da scelte di consumo diverse. Mostra però che la stabilità del dato medio nasconde comportamenti molto differenti da una famiglia all’altra.
Le attese delle imprese secondo Bankitalia
La Banca d’Italia interroga periodicamente le imprese sulle loro previsioni. Dall’ultima rilevazione emerge che le aziende si attendono ulteriori aumenti dei prezzi di vendita di beni e servizi nei prossimi dodici mesi.
Le attese di rincaro sono più forti nei servizi e nell’industria in senso stretto, cioè manifattura, attività estrattive ed energia, costruzioni escluse. Le costruzioni prevedono aumenti più contenuti.
La domanda complessiva rivolta alle imprese resta stabile. A sostenerla sono le vendite all’estero. La componente interna, quella che dipende dai consumi e dagli investimenti in Italia, ha invece cominciato a contrarsi.
I dati Istat si fermano al 2025. Considerata la crescita dell’inflazione nel corso di quest’anno, la situazione delle famiglie potrebbe essersi già aggravata. È un’ipotesi: i numeri sui consumi del 2026 non sono ancora disponibili.
Spesa media delle famiglie: i divari dietro la cifra
Il 20% più abbiente delle famiglie spende 4,8 volte quanto spende il 20% meno abbiente. Secondo l’Istat, anche le famiglie più ricche hanno leggermente ridotto la spesa rispetto all’anno precedente.
Pesa la geografia. Le famiglie del Nord-Est spendono quasi il 40% in più di quelle del Sud. A livello regionale la forbice si allarga: in Trentino-Alto Adige la spesa mensile media arriva a 3.444 euro, in Puglia si ferma a 1.975 euro, oltre il 70% in meno.
Pesa anche la nazionalità. Le famiglie composte da soli italiani spendono in media il 38% in più di quelle con componenti stranieri. Un anno prima la differenza era del 31,8%.
Casa e bollette, il 36% del bilancio
La voce più pesante resta l’abitazione, bollette comprese: assorbe il 36% della spesa. Per questo i 4,8 milioni di famiglie in affitto e i 3,4 milioni che pagano un mutuo hanno meno margine per tutto il resto.
Anziani, famiglie numerose, disoccupati
Conta anche il numero dei componenti. Le persone che vivono da sole spendono in proporzione di più. Tra loro gli anziani sono la fascia che nel 2025 ha registrato l’aumento maggiore.
Nelle famiglie numerose il cibo pesa di più. Le coppie senza figli destinano agli alimentari il 13% dei consumi. Chi ha tre o più figli arriva al 23,8%. Le coppie senza figli, soprattutto se giovani, hanno quindi più spazio per mobili, abbigliamento, pasti fuori casa, viaggi, sport e tempo libero.
L’istruzione segna un’altra linea di confine. L’Istat classifica le famiglie in base alla «persona di riferimento», di norma chi è indicato come intestatario della scheda familiare. Dove questa persona ha solo la licenza elementare, spesso più anziana della media, la spesa mensile scende a 1.834 euro. Tra i laureati sale a 3.714 euro. In questi bilanci compaiono quote rilevanti per ristoranti e alloggi (8%, pari a 296 euro al mese), per la protezione sociale (5,2%, 192 euro), per cultura, sport e svago.
Lo stesso vale per la professione. Spendono di più le famiglie di imprenditori e liberi professionisti, con 3.914 euro mensili, seguite da quelle di dirigenti, quadri e impiegati, con 3.429 euro. I livelli più bassi si registrano dove la persona di riferimento è disoccupata o inattiva, cioè fuori dal mercato del lavoro.
Secondo l’Istat, sono proprio queste ultime le famiglie in cui la spesa alimentare è cresciuta di più nel 2025.