Torre Milano, tutti assolti gli otto imputati: «Agirono in buona fede»

Il Tribunale di Milano ha assolto tutti e otto gli imputati nel processo per abuso edilizio e lottizzazione abusiva legato alla costruzione del grattacielo Torre Milano di via Stresa. La sentenza è stata pronunciata nella mattinata del 16 giugno 2026 dalla giudice Paola Braggion della settima sezione penale. La formula scelta è «il fatto non costituisce reato». Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
Si tratta della prima pronuncia che arriva dall’ampio ventaglio di inchieste avviate dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città, un filone che dura ormai da quasi quattro anni e che in alcuni casi si è allargato anche a ipotesi di corruzione.
L’accusa e le richieste della Procura
La pubblico ministero Marina Petruzzella aveva chiesto, lo scorso aprile, otto condanne e la confisca dell’intero edificio. Nel dettaglio, erano stati sollecitati 2 anni e 4 mesi di arresto e 50.000 euro di ammenda ciascuno per Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune), per i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, per Franco Zinna (ex dirigente della Direzione Urbanistica) e per l’architetto progettista Gianni Maria Beretta. Pene inferiori erano state chieste per Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia.
Secondo l’accusa, la Torre — alta oltre 87 metri e sviluppata su 24 piani — era stata realizzata attraverso una semplice Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) con atto d’obbligo, uno strumento normalmente riservato agli interventi di ristrutturazione, anziché attraverso un permesso di costruire accompagnato da un piano attuativo, che sarebbe stato necessario per una nuova costruzione. In altri termini, i pm contestavano che un edificio del tutto nuovo fosse stato classificato come ristrutturazione per aggirare procedure più complesse e garantistiche sotto il profilo urbanistico.
Ai funzionari comunali veniva imputato di aver contribuito — chi con dolo, chi per colpa — a rilasciare un titolo edilizio illegittimo e di aver redatto una delibera dirigenziale in contrasto con norme statali.
Le ragioni dell’assoluzione
Il presidente del Tribunale Fabio Roia ha illustrato in una nota le ragioni che stanno alla base della decisione, in attesa del deposito formale delle motivazioni. Il punto centrale è l’assenza dell’elemento soggettivo del reato, tanto nella forma dolosa quanto in quella colposa.
«Solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione», si legge nella nota. In sostanza, al momento in cui costruttori, progettisti e funzionari operarono, la prassi vigente era diversa da quella affermatasi successivamente: il Comune di Milano applicava da anni — con l’avallo dell’Avvocatura comunale fin dal 2002 e fino alla circolare numero 1 del 2023 — un’interpretazione che rendeva legittimo l’utilizzo della Scia per interventi come quello di Torre Milano. Tale interpretazione era inoltre sostenuta dalla giurisprudenza amministrativa di TAR e Consiglio di Stato.
Lo stesso asseveratore del progetto, chiamato a rispondere di falsa attestazione, è stato assolto perché nella sua relazione ha certificato ciò che, stando alle norme e alla giurisprudenza dell’epoca, riteneva corretto: non era in condizione di sapere che interpretazioni successive avrebbero qualificato diversamente quell’intervento.
La reazione del sindaco Sala
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha commentato la sentenza con una dichiarazione articolata, esprimendo al tempo stesso soddisfazione e amarezza. «Ovviamente siamo soddisfatti, è chiaro che c’è anche tanta amarezza», ha detto Sala. Il primo cittadino ha indicato due motivi di rammarico: aver visto «colpite persone di cui sono certissimo dell’onestà», citando esplicitamente l’ex assessore Tancredi, e il tono delle accuse. «La cosa che mi ha molto amareggiato è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse», ha affermato, criticando quello che ha definito un «continuo uso di aggettivi» finalizzato, a suo dire, a screditare persone e istituzioni.
Sala si è spinto oltre, rivolgendosi implicitamente al procuratore Viola: «Sono curioso di capire come vede la situazione» e gli ha chiesto «che giudizio dà dell’operato del suo team». Ha poi precisato di riconoscere che i magistrati lavorano «in un contesto di incertezza normativa» e che la loro buona fede non è in discussione, parlando piuttosto di «esagerazione nei toni».
Uno degli avvocati difensori ha definito la pronuncia «un raggio di luce nella notte che ha avvolto la città per tre anni», aggiungendo che la sentenza «riconosce la piena innocenza di chi ha seguito le regole che Milano si era data».
Il contesto e i prossimi sviluppi
Il Comune di Milano, pur indicato dalla Procura come parte offesa, non si era costituito parte civile contro gli imputati. La sentenza di oggi rappresenta il primo esito giudiziale di una stagione di inchieste che ha coinvolto numerosi cantieri e operatori del settore immobiliare milanese. Restano aperti diversi altri procedimenti, alcuni dei quali riguardano ipotesi di reato simili — la distinzione tra ristrutturazione e nuova costruzione — altri invece focalizzati su episodi di presunta corruzione. Il verdetto odierno potrebbe influenzare l’esito di quei procedimenti, sebbene ogni caso presenti circostanze proprie.