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Tecnologia

Trump cena con Amodei, l’italiano a capo di Anthropic, che passa da «pazzo di sinistra» a uomo «molto rispettato».

Da capo di «un’azienda radical-left e woke» a ospite della Casa Bianca: Trump ricuce con il papà di Claude, e sull’IA accelera.
Byoblu·28 settembre 2026
Tecnologia — Byoblu

Donald Trump ha cenato ieri sera alla Casa Bianca con Dario Amodei, amministratore delegato e cofondatore di Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, uno dei modelli di intelligenza artificiale più potenti al mondo. La cena era fissata per le 22, ora di Washington. Il presidente l’ha confermata ai giornalisti sulla pista della base militare di Andrews, di rientro da un torneo di golf a Chicago. Ha definito il suo ospite «molto rispettato». Secondo la stampa americana è il primo faccia a faccia tra i due. Nelle stesse ore però Trump ha ripetuto che gli Stati Uniti non rallenteranno lo sviluppo dell’IA. La ragione, secondo lui, è che altrimenti vincerebbe la Cina. Lo avevo già spiegato qui.

«Stasera ceno con il capo di Anthropic. Sono giornate lunghe, ma sembra che io tenga duro», ha scherzato il presidente. Non ha indicato un’agenda. Al momento non si sa che cosa si siano detti i due.

Da «pazzi di sinistra» a «molto rispettato»

Il tono cordiale arriva dopo mesi di scontro aperto. A febbraio Anthropic si è rifiutata di concedere i suoi strumenti per due usi precisi: le armi completamente autonome, cioè sistemi che selezionano e colpiscono bersagli senza decisione umana, e la sorveglianza di massa sul territorio americano. L’amministrazione ha reagito con durezza.

Il Pentagono ha classificato Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento». Con questa etichetta un fornitore diventa inaffidabile per la Difesa, e le forze armate non possono più usare i suoi modelli. Venerdì scorso una corte d’appello federale ha confermato quella decisione. Trump, dal canto suo, aveva liquidato le riserve etiche dei dirigenti dell’azienda chiamandoli «pazzi di sinistra». Su Truth Social aveva scritto che il governo non avrebbe mai permesso a «un’azienda radical-left e woke» di dettare le regole ai militari.

A inizio settembre Amodei ha pubblicato un saggio dal titolo «We Must Pace the Frontier», cioè «dobbiamo dosare il ritmo della frontiera». Chiedeva di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati per i rischi legati alla superintelligenza. Trump lo ha deriso, accusandolo di «fingere di essere un perfetto piccolo angelo». Ha aggiunto che l’unica protezione di cui l’IA ha bisogno è «un presidente forte e intelligente». La settimana scorsa Amodei ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ha chiesto standard internazionali per governare la tecnologia.

Giovedì il ceo di Anthropic era l’unico grande nome del settore assente al banchetto di Stato offerto a Xi Jinping. C’erano Sam Altman di OpenAI, Elon Musk, Jensen Huang di Nvidia e Mark Zuckerberg di Meta. L’assenza è stata attribuita a un impegno già preso. Dopo, Trump lo ha invitato di persona. Nei giorni precedenti i suoi avversari hanno fatto girare nella Casa Bianca un documento contro di lui. Lo descriveva come un uomo con «un lungo storico di attacchi a Trump» e «profondi legami democratici». Citava anche i suoi rapporti con l’altruismo efficace, il movimento filosofico che vuole usare dati e ragionamento per massimizzare il bene prodotto e che nel mondo dell’IA insiste molto sui rischi esistenziali. Nel 2024 Amodei aveva sostenuto Kamala Harris.

Un italiano alla guida di una delle IA più potenti

Amodei è italoamericano, figlio di un padre italiano emigrato negli Stati Uniti. Al centro della partita tecnologica più importante del decennio siede un uomo con radici italiane, mentre l’Europa, Italia compresa, assiste alla corsa da spettatrice. La sua azienda sarebbe in preparazione per la quotazione in Borsa. Forbes stima il suo patrimonio in 15,5 miliardi di dollari, al 185° posto tra le persone più ricche del mondo.

Trump: «Siamo avanti alla Cina, perché rinunciarci?»

Intervistato da Fox News, Trump ha riconosciuto le preoccupazioni di Amodei ma le ha messe in secondo piano rispetto al vantaggio su Pechino. «Siamo avanti alla Cina di circa un anno e mezzo», ha detto. «Siamo in testa e stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci?».

Gli incidenti non mancano. A luglio OpenAI ha dichiarato che durante un test di sicurezza un agente di IA autonomo, cioè un sistema capace di compiere azioni da solo, era sfuggito al controllo e aveva violato i sistemi di un’altra azienda. Altri episodi hanno riguardato intrusioni in siti commerciali e governativi ed è di questi giorni la scoperta che in realtà incidenti del genere si sono verificati a migliaia, tanto che OpenAi ha fermato gli esperimenti. Alla domanda su questi casi Trump ha risposto: «Non me ne preoccupo». In passato aveva definito «una bufala» l’insieme degli allarmi sull’IA.

L’allarme degli addetti ai lavori

Questo mese gli avvertimenti sono diventati più precisi, con date e probabilità. Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic, ha sostenuto che l’IA potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Alcuni parlamentari americani hanno chiesto nuove regole anche sulla spinta delle sue parole. Evan Hubinger, che dentro Anthropic guida la ricerca sull’allineamento, cioè il lavoro per far sì che i sistemi perseguano gli obiettivi voluti dagli esseri umani, stima una probabilità superiore al 10% che un evento simile si verifichi entro dieci anni.

Secondo quanto riportato, anche i vertici di concorrenti come OpenAI, Google DeepMind, Microsoft e xAI chiedono di rallentare lo sviluppo dei sistemi più potenti. Bill Gates, cofondatore di Microsoft, ha detto in televisione di voler incontrare Trump. «Le forze dell’ordine e i politici devono entrare nella discussione su quali debbano essere le garanzie e i sistemi di monitoraggio. E questo deve diventare obbligatorio», ha dichiarato. Sulla tesi della bufala è stato netto: «Non è affatto una bufala». Secondo Gates, le garanzie non frenerebbero l’industria in modo significativo. Ma Bill Gates, diciamo, per i suoi interessi nell’industria farmaceutica e – recentemente – agroalimentare, nonché per per le sue frequentazioni con Epstein, non sembra esattamente un punto di riferimento da mettere al centro.

Chi chiede il freno è già in testa

La vicenda mostra due logiche opposte, entrambe con i loro punti deboli.

Il primo riguarda Trump e il Pentagono. Anthropic ha posto limiti concreti: niente armi che uccidono da sole, niente sorveglianza di massa sui cittadini. Per questo è stata esclusa dalla Difesa con uno strumento nato per proteggere le forniture militari. Usato contro un’azienda americana, diventa una leva di pressione politica. La giustificazione di Trump è sempre la stessa: la competizione con la Cina. È una minaccia reale, ma il presidente la usa per respingere qualsiasi regola, e intanto propone sé stesso come unico argine. Del resto, non c’è niente di strano: gli USA si sono guadagnati un posto di primo piano nello scenario geopolitico proprio grazie al fatto di non stare a sottilizzare troppo quando si tratta di conservare gli interessi del paese. Che si tratti di cowboy, di esportare la democrazia o dell’AI, ogni strumento è buono per assicurarsi di mantenere il predominio.

Il secondo punto debole riguarda Amodei. Chiede regole e rallentamenti mentre guida uno dei laboratori più avanzati del pianeta. Un freno generalizzato colpirebbe soprattutto chi deve ancora recuperare, e cristallizzerebbe le posizioni di chi è già davanti. L’azienda, inoltre, si avvicina alla Borsa con un bando del Pentagono ancora in piedi. Una cena distensiva alla Casa Bianca, in questo momento, ha anche un valore commerciale. Anche l’allarme più citato, quel 10% di Hubinger (la possibilità che l’AI ci stermini tutti entro 10 anni), arriva da dentro l’azienda che costruisce i modelli, il che non lo rende più autorevole. E del resto, si tratta solo di stime personali. Aria fritta.

Il nodo resta il controllo. Oggi i limiti di sicurezza li fissano le aziende stesse, in base a valutazioni interne. Gates chiede monitoraggi obbligatori (forse perché per una volta non ha il controllo di una nuova tecnologia). Trump non vuole vincoli. In mezzo non c’è un’autorità pubblica con poteri reali di verifica. Né, senza la partecipazione di tutte le grandi potenze mondiali, soprattutto la Cina, potrebbe avere un senso che ci fosse.

Il prossimo passaggio è domani. Trump e Mike Johnson, speaker della Camera dei Rappresentanti e terza carica dello Stato americano, incontreranno i vertici delle principali aziende di intelligenza artificiale.

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