Trump insulta Netanyahu in una telefonata: “Sei pazzo, tutti odiano Israele”

Una conversazione telefonica tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, avvenuta lunedì 2 giugno, sarebbe degenerata in un duro scontro verbale, con Trump che avrebbe rivolto insulti espliciti al leader israeliano e chiesto l’immediata moderazione delle operazioni militari in Libano. A riportare la notizia è il sito americano Axios, che cita due funzionari statunitensi e una terza fonte direttamente informata sulla conversazione.
Le parole di Trump, secondo le fonti
Secondo un funzionario statunitense citato da Axios, Trump avrebbe rivolto a Netanyahu parole durissime: «Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando la pelle. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo». Un’altra fonte informata sulla telefonata ha riferito alla testata americana che il presidente era «furioso» e che a un certo punto avrebbe urlato: «Che cosa stai facendo?». Due fonti hanno inoltre dichiarato che Trump avrebbe accusato Netanyahu di ingratitudine, richiamando esplicitamente il proprio sostegno al premier israeliano durante il processo per corruzione tuttora in corso a suo carico.
Axios ha descritto la telefonata come «piena di parolacce» e l’ha definita, secondo un funzionario americano, «una delle peggiori» avute tra i due leader da quando Trump è tornato alla Casa Bianca all’inizio del 2025.
Il nodo Libano e i timori per i negoziati con l’Iran
La rabbia di Trump si inserirebbe in un quadro geopolitico particolarmente delicato. Stando a quanto riportato da Axios, nella stessa giornata di lunedì l’Iran aveva minacciato di abbandonare i negoziati nucleari con Washington, adducendo come motivazione proprio le operazioni militari israeliane in corso nel sud del Libano e nei dintorni di Beirut. I funzionari americani citati dalla testata riferiscono che Trump riconosceva il diritto di Israele a rispondere agli attacchi di Hezbollah, ma riteneva che le forze israeliane stessero reagendo in maniera sproporzionata negli ultimi giorni.
Tra le preoccupazioni specifiche della Casa Bianca, secondo Axios, vi sarebbero state l’espansione delle operazioni terrestri nel Libano meridionale, l’elevato numero di vittime civili e, in particolare, la prassi israeliana di demolire interi edifici per neutralizzare singoli comandanti di Hezbollah. Sempre secondo le fonti americane, il memorandum oggetto dei negoziati con Teheran includerebbe una clausola che richiede la cessazione dei combattimenti in Libano, rendendo l’escalation militare israeliana direttamente incompatibile con gli obiettivi diplomatici di Washington.
Il piano su Beirut e l’esito della telefonata
Uno degli elementi più significativi emersi dalla ricostruzione di Axios riguarda un presunto piano israeliano per colpire obiettivi di Hezbollah nella capitale libanese, che sarebbe stato bloccato proprio in seguito alla telefonata. Un funzionario israeliano sentito dalla testata ha confermato che Israele avrebbe poi rinunciato all’ipotesi di attaccare Beirut. Sulla versione dell’esito della conversazione, però, le fonti divergono: un funzionario statunitense ha sostenuto che Trump avrebbe imposto la propria linea a Netanyahu, riportando le parole del premier come «OK, OK, assicurati solo che tutto sia a posto»; Netanyahu, dal canto suo, ha confermato di aver parlato con Trump ma ha ribadito la posizione del suo governo, dichiarando di aver spiegato al presidente americano che Israele avrebbe colpito obiettivi a Beirut qualora Hezbollah non avesse cessato gli attacchi. «La nostra posizione rimane invariata», ha scritto il premier in una nota successiva alla chiamata. L’ufficio di Netanyahu non ha risposto alle richieste di commento di Axios.
La versione pubblica di Trump
Nella sua comunicazione ufficiale, Trump ha adottato toni ben diversi da quelli descritti dalle fonti. Sulla piattaforma Truth Social, il presidente americano ha definito quella con Netanyahu «una telefonata molto produttiva», aggiungendo che «non ci saranno truppe che vanno a Beirut» e che quelle che si stavano dirigendo verso la capitale libanese «sono già tornate indietro». Trump ha poi scritto di aver avuto anche «un’ottima telefonata con Hezbollah», riferendo che la milizia sciita «ha accettato di cessare ogni tipo di scontro a fuoco», e ha assicurato che i colloqui con l’Iran stanno «procedendo a ritmo serrato».
Sviluppi sul terreno e accordo di cessate il fuoco
Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, i media libanesi hanno segnalato nella notte tra lunedì e martedì nuovi attacchi israeliani nel sud del Paese, tra cui uno contro un’auto nella città di Toul, vicino a Nabatieh, non confermato dalle forze di difesa israeliane. Israele ha a sua volta dichiarato di aver intercettato due proiettili provenienti dal Libano nelle prime ore della mattina.
L’accordo di cessate il fuoco, secondo quanto riferisce ItaliaOggi, sarebbe stato accettato da Hezbollah sulla base di una proposta americana: la milizia avrebbe acconsentito a sospendere gli attacchi contro Israele in cambio dell’interruzione dei bombardamenti israeliani sulla periferia meridionale di Beirut, nota come Dahiyeh. La presidenza libanese ha diffuso una dichiarazione in tal senso tramite la propria ambasciata a Washington.
Sullo sfondo rimane la minaccia dei Pasdaran iraniani, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, che di fronte all’offensiva israeliana in Libano hanno evocato la possibilità di aprire nuovi fronti nel conflitto, con riferimento anche ai Paesi del Golfo Persico. I negoziati tra delegazioni libanese e israeliana erano attesi per la giornata di martedì a Washington, in un contesto che resta ad alto rischio di escalation.
Il contesto delle relazioni Trump-Netanyahu
Axios ricorda che Trump e Netanyahu hanno già avuto in passato conversazioni tese, pur mantenendo uno stretto coordinamento strategico sui principali dossier regionali, a partire dall’Iran. La telefonata di lunedì si collocherebbe tuttavia a un livello di conflittualità inusuale, tanto da essere definita da un funzionario americano «una delle peggiori» da quando Trump è tornato alla presidenza. Il tema del processo per corruzione a carico di Netanyahu, evocato secondo le fonti nel corso della chiamata, introduce un elemento personale che rende la dinamica tra i due leader ancora più complessa da leggere in chiave esclusivamente geopolitica.