— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Esteri

Trump-Putin, 55 minuti al telefono: Ucraina, Iran e Mondiali. L’UE? Assente

Nel giorno degli 80 anni di Trump, Putin e Zelensky chiamano il presidente USA. Von der Leyen, no. Il segnale di un’Europa irrilevante nei grandi dossier globali.
Byoblu·14 giugno 2026
Esteri — Byoblu
🔊 Ascolta l’articolo

Il 14 giugno 2026, mentre Washington si preparava a festeggiare gli ottant’anni di Donald Trump con un evento di arti marziali miste nel giardino della Casa Bianca, il presidente americano ha ricevuto due telefonate che pesano quanto qualsiasi summit ufficiale. Prima Volodymyr Zelensky, poi Vladimir Putin: cinquantacinque minuti di colloquio con il leader del Cremlino, stando a quanto riferito dall’agenzia russa TASS e confermato dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov. Una conversazione che ha toccato i dossier più scottanti del momento: la guerra in Ucraina, la crisi israelo-iraniana, persino i Mondiali di calcio.

Cosa si sono detti Putin e Trump

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump su Truth Social e riportato da più fonti internazionali, Putin avrebbe chiamato per porgere gli auguri, ma il colloquio si sarebbe rapidamente spostato su questioni ben più urgenti. “Il presidente Putin mi ha chiamato stamattina per augurare un buon compleanno, ma soprattutto per parlare dell’Iran”, ha scritto Trump, precisando che i due leader condividono la posizione secondo cui il conflitto Israele-Iran “dovrebbe finire”.

Trump avrebbe a sua volta ribadito a Putin che anche la guerra in Ucraina deve cessare. Il consigliere Ushakov ha riferito ai giornalisti che Putin ha condannato l’operazione militare israeliana contro l’Iran, esprimendo “seria preoccupazione per una possibile escalation” con “conseguenze imprevedibili per l’intero Medio Oriente”. Entrambi i leader non escluderebbero un ritorno al negoziato sul programma nucleare iraniano, sempre secondo Ushakov.

Per quanto riguarda l’Ucraina, Trump ha ammesso che il tema è stato trattato in modo meno approfondito rispetto all’Iran, rinviandolo “alla settimana prossima”. Gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, secondo Adnkronos, sarebbero attesi a breve a Mosca.

Anche Zelensky ha chiamato Trump. Il consigliere ucraino per le comunicazioni Dmytro Lytvyn ha definito la conversazione “piuttosto significativa”, spaziando dagli auguri di compleanno alla diplomazia, fino al tema guerra e pace.

L’assenza che pesa: dove era Von der Leyen?

Qui emerge il punto più scomodo. Nel giorno in cui i due capi di stato che si combattono per procura in Ucraina hanno entrambi ritenuto prioritario parlare direttamente con Trump, nessuna fonte — né americana, né europea, né di altra provenienza — ha riportato una telefonata tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti.

Eppure l’Unione Europea è formalmente uno degli attori centrali nella crisi ucraina: ha imposto undici pacchetti di sanzioni alla Russia, ha finanziato l’Ucraina con decine di miliardi di euro, ha costruito la propria narrativa attorno al sostegno a Kiev. Ma quando si tratta di diplomazia diretta al massimo livello, il quadro che emerge dalle fonti disponibili è quello di un’Europa sostanzialmente esclusa dalle conversazioni che contano.

Non si tratta di un caso isolato. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, i principali negoziati — sulla tregua in Ucraina, sull’accordo con l’Iran, sui dazi commerciali — sono stati condotti in modo bilaterale dagli Stati Uniti, spesso scavalcando o ignorando le posizioni di Bruxelles. L’Unione Europea non è stata consultata sugli attacchi israeliani all’Iran, non è presente al tavolo dei negoziati per il cessate il fuoco ucraino, e non risulta aver avuto colloqui diretti con Trump in occasione di uno dei giorni diplomaticamente più densi degli ultimi mesi.

Un’Europa che parla ma non viene ascoltata

La domanda che resta aperta è se questa marginalizzazione sia il risultato di una scelta americana, di una debolezza strutturale europea, o di entrambe le cose. L’Unione Europea continua a emettere comunicati, a convocare vertici di emergenza, a costruire “posizioni comuni” che però non trovano interlocuzione nei luoghi dove le decisioni vengono davvero prese: una telefonata tra due presidenti, un volo di Witkoff verso Mosca, un post su Truth Social.

Nel frattempo, Trump festeggia gli ottant’anni con un incontro di MMA nel giardino della Casa Bianca, annuncia un accordo con l’Iran — le cui modalità e tempistiche restano da verificare — e gestisce in modo informale, diretto e mediatico quella che è a tutti gli effetti la diplomazia globale del momento. Un metodo che può piacere o meno, ma che produce effetti concreti. Al contrario, la voce di Bruxelles — almeno in questo frangente — non sembra aver lasciato traccia nei resoconti di nessuna delle cancellerie coinvolte.

📻 RADIO Caricamento…