Trump rimuove la portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia

Katie Zacharia non è più la portavoce della Casa Bianca. Oggi Donald Trump l’ha rimossa a soli cinque giorni dall’insediamento, dopo una settimana segnata da due fattori: un esordio incerto in sala stampa e la scoperta che la quarantunenne, presentata come avvocata, non aveva mai superato l’esame di abilitazione. Un alto funzionario dell’amministrazione ha parlato di una portavoce «in uscita» dal ruolo. Il presidente, interpellato dai cronisti, ha negato di averla licenziata.
Trump e la portavoce Zacharia, il colloquio prima dell’addio
La sequenza della giornata racconta molto del metodo Trump. In mattinata, prima di partire per un comizio elettorale in Georgia, il presidente si è fermato con i giornalisti sul prato della Casa Bianca. Ha riferito di aver appena parlato con Zacharia e di averle consigliato di riflettere: «Onestamente, se fossi in te, ci ripenserei. Pensaci». E ancora: «Katie, ne hai bisogno? Non credo che tu ne abbia bisogno».
Trump ha attribuito le difficoltà della portavoce al trattamento ricevuto dalla stampa. «Non penso che Katie debba soffrire come sta soffrendo per mano dei media», ha detto. Alla domanda diretta sul licenziamento ha risposto: «No, no. Voglio che abbia una bella vita, è stata brutalizzata dai media». Ha aggiunto che la decisione finale spettava a lei e che ne avrebbero parlato al suo rientro dalla Georgia.
Poche ore dopo è arrivata la conferma ufficiosa della rimozione. Nel pomeriggio Zacharia non era più al fianco del presidente durante l’incontro con la stampa. Lei non ha rilasciato commenti. Trump ha poi dichiarato di non avere fretta di nominare un successore.
Secondo persone informate sui fatti, il presidente in un primo momento non aveva giudicato il debutto in sala stampa così negativo come sostenevano alcuni suoi consiglieri. A convincerlo che la situazione era diventata insostenibile sarebbero state le interviste successive, in particolare quella di giovedì sera su Fox News, e alcune conversazioni avute da Zacharia con persone vicine all’amministrazione.
Katie Zacharia e l’esame di avvocato mai superato
Il caso è esploso pochi giorni dopo la nomina, annunciata venerdì scorso. Nel comunicato pubblicato su Truth Social, Trump l’aveva definita «attorney», il termine che negli Stati Uniti indica un avvocato abilitato a rappresentare clienti. Per anni, nelle sue apparizioni come commentatrice sull’emittente conservatrice Newsmax, Zacharia era stata presentata come «lawyer».
Un’inchiesta giornalistica ha ricostruito il suo percorso. Laureata in giurisprudenza alla Pepperdine University di Malibu, ateneo di orientamento conservatore, nel 2011 aveva sostenuto l’esame dell’albo californiano senza superarlo. L’ordine degli avvocati della California ha confermato di non avere alcuna registrazione a suo nome. Dopo la laurea Zacharia aveva lavorato per uno studio legale a Pechino, poi per l’organizzazione conservatrice Fix California. Da giugno era consulente per la comunicazione di Trump Media & Technology Group, la società che controlla Truth Social.
Quando un giornalista le ha chiesto in quale Stato avesse superato l’esame, la risposta è stata «quando mi sono trasferita in Cina». Una frase che ha moltiplicato i titoli invece di chiudere la questione. Giovedì, intervistata da Sean Hannity su Fox News, ha ammesso di non aver mai ottenuto l’abilitazione. Ha spiegato di essere stata «distratta e sopraffatta» dal matrimonio e dal trasferimento in Cina, e di non aver ripetuto l’esame perché non le serviva per lavorare all’estero. Ha aggiunto che il preside della facoltà le aveva indicato di poter usare il termine «lawyer», ma non «attorney» né «esquire».
In un primo momento la Casa Bianca l’aveva difesa con un argomento semplice: era stata assunta una portavoce, non un legale. La vicenda però ha assunto anche un risvolto giudiziario. Mercoledì l’associazione Campaign for Accountability ha presentato un esposto all’ordine californiano, sostenendo che Zacharia potrebbe aver violato l’articolo 6126(a) del codice statale delle professioni. La norma punisce come reato minore chi si presenta falsamente come avvocato abilitato, con pene fino a un anno di carcere e 1.000 dollari di multa. Al momento si tratta di una denuncia, senza alcun accertamento.
Il primo briefing alla Casa Bianca: un quarto d’ora e tre domande
Il debutto di martedì nella sala stampa aveva già sollevato dubbi. Il briefing è durato circa un quarto d’ora, per oltre metà dedicato alla lettura di un testo preparato. Zacharia ha concesso domande soltanto a tre testate vicine all’amministrazione: Breitbart, Fox News e Daily Mail.
Parlando della famiglia, con il marito e i quattro figli rimasti in California, ha confuso il marito con il presidente. Ha cercato di rimediare definendo il lapsus «una buona battuta». Ha poi elencato i risultati attribuiti a Trump: lo stop al flusso di fentanyl dalla Cina, centinaia di migliaia di posti di lavoro, l’aumento del potere d’acquisto, il regime venezuelano messo in ginocchio. Sul proprio compito è stata esplicita: «Il mio obiettivo è comunicare in completo tandem con il presidente, perché è il miglior portavoce di sé stesso e decide assolutamente la rotta».
Le reazioni sono state dure. Il giornalista indipendente Aaron Rupar ha scritto su X che la nuova portavoce faceva sembrare la sua predecessora «Winston Churchill». Più misurata Sarah Matthews, ex vice portavoce di Trump, che ha parlato di una prova «piuttosto sotto la media».
Portavoce della Casa Bianca, un ruolo trasformato
La figura del portavoce presidenziale esiste ufficialmente dal 1929, quando Herbert Hoover affidò l’incarico al suo ex collaboratore elettorale George E. Akerson. Da allora chi occupa quel posto deve conciliare la lealtà verso il presidente con il diritto del pubblico a essere informato. Con Trump l’equilibrio si è spostato: il portavoce è diventato anche la prima linea dello scontro con la stampa critica.
Karoline Leavitt aveva retto quel ruolo per buona parte del secondo mandato, fino a lasciarlo il 27 agosto per dedicarsi alla famiglia. La scelta di Zacharia è stata, per ammissione dello stesso Trump, legata alle sue apparizioni televisive in difesa del presidente: «L’ho vista spesso in televisione». Il criterio ha premiato la fedeltà mediatica senza verificare il curriculum. È questo il punto più rilevante della vicenda. La lettura del presidente, che parla di accanimento dei media, trova riscontro nel tono di alcuni commenti, ma la crisi è nata da una discrepanza verificabile tra il titolo dichiarato e quello posseduto.
Il confronto con Anthony Scaramucci è inevitabile. Nel luglio 2017 il finanziere restò direttore della comunicazione per una decina di giorni, prima di essere allontanato. Dopo il debutto di Zacharia aveva scritto sui social «The clock is running». Lei non è arrivata nemmeno a metà del suo mandato.
Midterm, il costo politico per Trump
L’episodio cade in un momento delicato. Le elezioni di metà mandato del 3 novembre rinnoveranno la Camera e un terzo del Senato. L’inflazione pesa sui bilanci delle famiglie, la guerra contro l’Iran incontra opposizione e l’indice di gradimento del presidente resta basso. Kimberly Halkett, corrispondente di Al Jazeera da Washington, ha osservato che la vicenda «fa sembrare il presidente impulsivo» proprio mentre la sua campagna viene giudicata in affanno.
Per ora la Casa Bianca resta senza portavoce, e Trump ha lasciato intendere che continuerà a parlare in prima persona, come ha sempre preferito fare. In California, intanto, l’esposto contro Zacharia attende l’esame dell’ordine degli avvocati.